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Cronologia Dei Fatti - Venti Anni di Macchinazioni Vaticane
Cronologia Dei Fatti
Venti Anni di Macchinazioni Vaticane

fatimaLe difficoltà di padre Gruner con gli alti funzionari del Vaticano, cominciarono durante l’ultima metà degli anni settanta, quando l’allora Segretario di Stato del Vaticano, cardinale Agostino Casaroli, ora defunto, divenne l’architetto principale della “Ostpolitik”, o politica dell’est, della Chiesa. Questa politica era una conseguenza del famigerato Accordo Mosca-Vaticano, che cercava di moderare il trattamento dei cattolici all’interno del blocco comunista, ammorbidendo l’opposizione della Chiesa al comunismo. Insieme a molti altri cattolici, padre Gruner trovò tale atteggiamento politico moralmente ripugnante, e dichiarò apertamente e vigorosamente la sua opposizione ad esso. L’opposizione al comunismo, inteso come male morale, è stata sempre una parte fondamentale della Crociata di Fatima. Come proponente principale dell’accordo con Mosca, il cardinale Casaroli fu infastidito dalle critiche persistenti di padre Gruner, e cercò un modo per costringerlo al silenzio.

fatimaIn mancanza di una qualsiasi base ufficiale per prendere misure contro il “prete di Fatima”, il cardinale Casaroli scelse un corso d’azione indiretto. L’arcivescovo Angelo Palmas, stretto collaboratore dell cardinale Casaroli nella formulazionee dell’ “Ostpolitik”, ricopriva nel 1981 la carica di Pro-Nunzio ad Ottawa. Sotto ordine del cardinale Casaroli, il Pro-Nunzio Palmas si incontrò con l’allora Prefetto della Congregazione per il Clero, cardinale Silvio Oddi, per lamentarsi di padre Gruner. Egli insinuò che padre Gruner era un prete rinnegato e sostenne che nessun vescovo canadese lo avrebbe incardinato. Queste accuse infondate piantarono i semi, che sarebbero poi cresciuti fino a diventare l’attuale minaccia di sospenzione fatta dalla Segnatura Apostolica.

fatimaTuttavia, a quell’epoca il cardinale Oddi non fu pronto ad accettare il consiglio del Pro-Nunzio, e la Congregazione non fece niente riguardo alla faccenda. Il resto degli anni ottanta passò, prima che il seme avvelenato del cardinale Casaroli cominciasse a dar frutti. Nel frattempo, il movimento di Fatima continuò a crescere, e padre Gruner continuò la sua campagna instancabile per la Consacrazione della Russia, secondo le istruzioni di Nostra Signora di Fatima. Egli continuò anche a denunciare gli errori dell’Accordo Mosca-Vaticano.

fatima Nel 1989, c'éra iniziatoun nuovo e molto più palese tentativo per costringere padre Gruner al silenzio. La prima mossa fu una lettera del vescovo di Avellino, Gerardo Pierro. Il vescovo Pierro era il successore del vescovo Pasquale Venezia, dal quale, nel 1976, padre Gruner aveva ricevuto i sacri ordini, e che aveva dato a padre Gruner il permesso scritto di lavorare fuori dalla diocesi. Ora il vescovo Pierro minacciava di revocare quel permesso. Dicendo che stava rispondendo ai timori espressi dal Segretario di Stato del Vaticano, il vescovo Pierro scrisse sia a Padre Gruner che Thomas Fulton, vescovo di St. Catharines, in Ontario, diocesi dove padre Gruner abitava. Le lettere dichiaravano che padre Gruner avrebbe potuto essere incardinato dal vescovo Fulton, solo a condizione che egli abbandonasse il suo apostolato di Fatima. Altrimenti, la minaccia sottintesa era che egli sarebbe dovuto ritornare ad Avellino immediatamente.

Il Vaticano rivela le sue vere intenzioni: Smetti di parlare di Fatima, o peggio per te!

fatimaFacendo questa proposta quid-pro-quo, attraverso i vescovi Pierro e Fulton, l’ufficio del Segretario di Stato rivelò le sue vere intenzioni. Esso non stava semplicemente cercando di arrangiare l’incardinazione di padre Gruner in una diocesi canadese. Quello si sarebbe potuto facilmente realizzare senza l’aggiunta di altri termini o condizioni. Nè l’idea di rimandare padre Gruner ad Avellino poteva servire a qualche scopo utile in quella città. Nell’insieme dell’offerta, il ritorno ad Avellino non era affatto un’alternativa utile: al contrario, esso era una punizione virtuale per aver mancato di ubbidire al vero scopo, vale a dire, che padre Gruner abbandonasse l’apostolato di Fatima. Questo, indubbiamente, era l’editto finale: smettila di parlare di Fatima, o peggio per te!

fatimaCredendo che la faccenda si potesse risolvere con un incontro di persona, padre Gruner organizò una visita al vescovo Pierro ad Avellino, due mesi dopo. In quell’occasione, egli si fece accompagnare da padre Paul Kramer, un collega che parlava italiano. Durante il loro colloquio, il vescovo Pierro ammise che padre Gruner seguitava ad avere il permesso di lavorare fuori della diocesi, cosa che egli confermò più tardi anche per iscritto. Di fronte ai due preti, il Vescovo ammise anche un’altra cosa straordinaria. Egli disse loro che, se il Vaticano gli avesse ordinato di sospendere padre Gruner, egli lo avrebbe fatto, benchè in cuor suo credesse che questo fosse un peccato mortale! Lo sviluppo degli eventi risparmiò al vescovo Pierro il dover prendere questa angosciosa decisione.

Il braccio lungo dell’ufficialità vaticanense arriva a Toronto.

fatimaQualche mese dopo, il lungo braccio dell’ufficialità vaticanense apparve in una nuova località, l’arcidiocesi di Toronto. L’allora cancelliere dell’arcidiocese, Monsignor Allan McCormack, inviò ad ogni prete un memorando “consultivo”, dove diceva che lo stato sacerdotale di padre Gruner era “irregolare”, e gli consigliava a non appoggiare il movimento di Fatima, che aveva la sua sede principale nella vicina città di Fort Erie. Storie apparse nei giornali cattolici canadesi e statunitensi, fondate sul comunicato del Monsignore, suggerivano che padre Gruner fosse un “vagus”, un prete rinnegato - facendo eco alle accuse iniziali, completamente false e infondate, fatte dal Pro-Nunzio Palmas nel 1981. Dopo essere stato ripetutamente frustrato nei suoi tentativi per incontrarsi con il superiore di Monsignor McCormack, l’arcivescovo di Toronto Aloysious Ambrozic, padre Gruner scelse l’unica via d’azione rimastagli, e sporse causa civile per calunnia di fronte ad un tribunale di Toronto, causa che è ancora pendente.

fatima Ben presto, seguirono altri tipi di interferenza, velata e manifesta, nel lavoro dell’apostolato di Fatima. Quando nell’autunno del 1992, padre Gruner organizzò a Fatima una delle più grandi conferenze private di vescovi cattolici mai tenutasi prima d’allora, potenti funzionari vaticanensi manifestarono in numerose maniere la loro opposizione all’evento. Prima ancora che la conferenza avesse luogo, L’Osservatore Romano pubblicò un annuncio che dichiarava in effetti che la conferenza non era ufficialmente autorizzata, benchè per tali eventi non sia nè richiesta nè data alcuna autorizzazione. Ovviamente appoggiati da certi alti funzionari del Vaticano, sia il vescovo di Fatima che il Direttore del Santuario di Fatima denunciarono apertamente la conferenza. Padre Gruner riuscì a rabbonire questi prelati locali, incorporando l’evento di Fatima ad una conferenza più piccola che essi avevano organizzato, ma questa pace fu di breve durata. Alcuni giorni dopo, nello stesso Santuario di Fatima, padre Gruner fu attaccato e fisicamente malmenato da due uomini. Uno dei due, interrogato immediatamente dopo l’incidente, ammise di essere al servizio del Rettore del Santuario, Monsignor Luciano Guerra. L’unico commento di Monsignor Guerra alle domande, fu quello di suggerire che padre Gruner stesso aveva iscenato l’attacco per farsi pubblicità.

Il Vaticano ordina al nuovo vescovo di Avellino di bloccare la scardinazione.

fatimaDopo meno di un anno, nell’estate del 1993, padre Gruner ottenne un’offerta di incardinazione dal vescovo Gilbert Rego della diocesi di Simla e Chandigarh, in India, da lui conosciuto alla conferenza di Fatima. Sembrava ora che padre Gruner stesse finalmente per ottenere l’incardinazione fuori da Avellino, come il vescovo Pierro gli aveva consigliato di fare. Ma il vescovo Pierro non era più ad Avellino. Così, padre Gruner scrisse al successore di questi, il vescovo Antonio Forte, chiedendogli la scardinazione dalla sua diocesi, normalmente una semplice formalità.

fatima Dopo tre mesi, egli non aveva ancora ricevuto una risposta dal vescovo Forte. Finalmente un collega, padre Paul Trinchard, riuscì ad incontrarsi con il vescovo ad Avellino. Una breve conversazione in quella sede risultò in una lettera del vescovo a padre Gruner, lettera che venne recapitata alcune settimane dopo. Con grande meraviglia di padre Gruner, questa lettera dichiarava che il vescovo Forte si rifiutava di prendere una decisione sulla scardinazione. Come giustificazione per questa insolita azione ( o inazione), egli adduceva un ordine diretto proveniente dall’arcivescovo del Vaticano, Crescenzio Sepe. Come l’arcivescovo Palmas, anche l’arcivescovo Sepe aveva collaborato strettamente con il cardinale Casaroli alla “Ostpolitik”, e condivideva la sua antipatia per tutti coloro che si opponevano ad una linea di politica conciliatoria verso il comunismo.

Dal 1993, l’arcivescovo Sepe era diventato il capo di fatto della Congregazione per il Clero. I suoi ordini al vescovo Forte di rifiutare la scardinazione erano completamente fuori della giurisdizione della sua carica, e non avevano alcuna validità legale. Malgrado ciò, il vescovo Forte ubbidì a quegli ordini, e si rifiutò di agire.

fatima All’inizio del 1994, padre Gruner ritornò ancora una volta ad Avellino, e si incontrò con il vescovo Forte, in un ennesimo tentativo di risolvere la faccenda. Il vescovo confermò che a quel punto padre Gruner era ancora un prete in regola, e gli consigliò di ritornare in Canada. Egli assicurò padre Gruner che lo avrebbe tenuto informato, tramite lettera, di qualsiasi ulteriore sviluppo.

Minacce contrarie al Diritto Canonico, abusi illegali sono ordinati invece di essere prevenuti.

fatimaQuando tre settimane dopo arrivò, la lettera promessa causò un profondo shock. Essa conteneva l’ ordine diretto del vescovo Forte: abbandonare l’apostolato di Fatima e ritornare ad Avellino, o affrontare la sospensione delle facoltà sacerdotali. Padre Gruner si definisce semplicemente “scandalizzato” nel constatare che un vescovo potesse scrivere una tale lettera, minacciando azioni chiaramente contrarie al diritto canonico.

fatima“Per sospendere un prete” spiega padre Gruner, “ deve essere stato commesso un reato, che deve diventare oggetto di una causa in un tribunale, e ci deve essere un’udienza. Nessuna di queste cose è avvenuta. Tuttavia essi minacciano di imporre la condanna comunque. La lettera minaccia la sospensione, come se questa fosse semplicemente un’arma nelle loro mani, arma che essi possono usare in qualunque momento vogliano, senza addurre alcun articolo o punto nel Diritto Canonico che la giustifichi.” Padre Gruner rispose al vescovo Forte con una difesa dettagliata della sua posizione, preparata attentamente consultandosi con numerosi avvocati di Diritto Canonico. Essendo passati 30 giorni, senza che ci fosse una risposta da parte del vescovo Forte, padre Gruner fu costretto a presentare un appello formale contro l’ordine, secondo i dettami del Diritto Canonico. La presentazione questo appello sospendeva gli effetti dell’ordine del vescovo, fino a quando l’appello non fosse esaminato, permettendo a padre Gruner di continuare nel frattempo il suo lavoro di apostolato.

fatima Sfortunatamente, le ingerenze del Vaticano nel suo lavoro continuarono anch’esse. Quando una nuova conferenza di Fatima per i vescovi venne organizzata in Messico per l’autunno del 1994, essa venne immediatamente attaccata dai burocrati. Questa volta, l’attacco venne direttamente dal Segretario di Stato del Vaticano, per mezzo della rete di Nunzi nelle capitali in tutto il mondo. I Nunzi inviarono a tutti i vescovi cattolici lettere che dichiaravano che la conferenza di Fatima non era approvata dal Vaticano, e che scoraggiavano la partecipazione. L’effetto di questa lettera sulla partecipazione fu sostanziale, ma infuriò alcuni di quelli che non si erano lasciati intimorire.

fatimaNel frattempo l’arcivescovo Sepe continuava ad abusare la sua autorità nel Vaticano, bloccando una seconda offerta di incardinazione ricevuta da padre Gruner. In una lettera del maggio 1994, il vescovo Manoel Pestana di Anapolis in Brasile, si offrì ufficialmente di incardinarlo in quella diocesi, effettivo dal 16 giugno. Però, tre giorni prima che questo potesse avvenire, padre Gruner ricevette un’altra lettera dal vescovo Pestana. In essa il vescovo dichiarava che egli ritirava la sua offerta d’incardinazione. Il vescovo Pestana spiegò che la sua azione era il risultato dell’intervento dell’arcivescovo Sepe della Congregazione per il Clero.

Denuncia di abusi ufficiali, ma il Santo Padre ignora un appello.

fatimaIn un tentativo di portare all’attenzione del Santo Padre gli intrighi di questi alti funzionari, nel- l’estate del 1995 una lettera aperta al Papa venne pubblicata nel più diffuso quotidiano di Roma, Il Messaggero. La lettera si appellava al Papa, noto per essere un credente di Fatima, affinchè mettesse fine a questa ingerenza e all’ingiustizia burocratica. Inoltre, essa invitava Sua Santità a partecipare ad una terza conferenza di Fatima, da tenersi nella stessa Roma durante il 1996. La lettera suscitò considerevoli commenti nei media italiani, ma il Vaticano non rilasciò alcun commento ufficiale.

Verso la fine del 1995, padre Gruner ricevette una terza offerta di incardinazione , e questa volta il Vaticano sembrò incapace di bloccarla. Il 4 novembre 1995, padre Gruner ricevette un decreto ufficiale d’incardinazione, presentatogli dall’arcivescovo Saminini Arulappa di Hyderabad, in India. Non era necessario ottenere dall’attuale vescovo di Avellino alcun altro documento di scardinazione, dato che una lettera, scritta nel 1989 dal suo predecessore, aveva già dato permesso a padre Gruner di accettare l’incardinazione altrove.

fatimaSecondo il Diritto Canonico, padre Gruner era ora incardinato a Hyderabad, e non più ad Avellino, ed aveva l’espresso permesso del suo vescovo di continuare il suo apostolato di Fatima, situato a Fort Erie, in Ontario.

fatimaNel frattempo, l’arcivescovo Sepe volse la sua attenzione al modo di sabottare la conferenza di Fatima, progettata per Roma. Nel gennaio 1996, egli inviò una lettera a tutti i vescovi dalla Congregazione per il Clero, descrivendo le attività di padre Gruner come “dannose”, chiamando la sua difesa dell’ apostolato di Fatima una “situazione deplorevole” , e urgendo i vescovi “a non peggiorare la situazione ulteriormente”, partecipando alla conferenza.

L’incardinazione contestata su basi inventate.

fatimaAnche la Congregazione per il Clero si mosse a contestare la nuova incardinazione di padre Gruner, asserendo che l’attuale vescovo di Avellino aveva revocato il consenso alla scardinazione concesso dal vescovo precedente . Non esiste alcun documento che appoggi questa asserzione. Per giustificare la sua posizione, la Congregazione offrì il ragionamento contorto che il nuovo vescovo di Avellino avesse già avuto intenzione di revocare la scardinazione di padre Gruner in una lettera scritta nel 1994, anche se nella lettera in questione questo non viene assolutamente menzionato. Per credere al ragionamento della Congregazione, bisogna anche credere che il vescovo Forte di Avellino, non sappia quello che intenda dire fino a quando non gli venga detto, dopo il fatto, quello che la Congregazione desidera che lui intenda dire! Basandosi su questo ragionamento inventato, la Congregazione emise un giudizio che dichiarava l’incardinazione di padre Gruner a Hyderabad “tamquam non existans,” intendendo che il suo stato era quello di non-esistente. Naturalmente, padre Gruner fece appello contro questo giudizio, e fino a quando l’appello non sarà risolto egli è incardinato ufficialmente ad Hyderabad.

fatimaNell’autunno del 1996, gli opponenti vaticanensi di padre Gruner fecero un secondo tentativo per mandare a vuoto la programmata conferenza di Fatima a Roma. Questa volta, la Congregazione per i Vescovi, un gruppo molto autorevole, inviò una lettera a tutti i vescovi cattolici, li esortando a non partecipare ad un “evento assolutamente non autorizzato”. La lettera era firmata dal cardinale Bernardin Gantin, attualmente membro del pannello di giudici della Segnatura, che sta giudicando il caso di padre Gruner.

fatimaL’esito di queste macchinazioni sempre più complesse è ancora incerto. Le numerose irregolarità nel modo in cui gli alti funzionari del Vaticano hanno agito contro padre Gruner, hanno creato basi solide per giustificare un appello al supremo tribunale della Chiesa, la Segnatura Apostolica. Sfortunatamente, esistono tutte le prove che il sistema di giustizia del Vaticano è difettoso, sia agli alti che ai bassi livelli.

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Il Messaggero di Maria

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