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Due Pesi e Due Misure di Giustizia
Rispettate i Diritti Umani, dice il Vaticano al Mondo, ma il Suo Stesso Tribunale Stabilisce delle Norme molto più Basse.
La Segnatura Apostolica è il tribunale supremo della Chiesa Cattolica. Il suo mandato dice che
“ [la Segnatura] deve assicurare che la giustizia nella Chiesa venga amministrata correttamente.” Nel decidere controversie amministrative tra i vescovi e il clero, essa ha sia il potere di annullare atti ritenuti contrari a qualche legge, che quello di ordinare ammende richieste dalla parte civile . Per le suore ed i preti cattolici, il tribunale della Segnatura è l’ultima risorsa contro abusi latenti del potere episcopale. Come tale, è la garante finale dei diritti umani fondamentali di tutti i membri del clero cattolico.
Sfortunatamente, nel suo stato presente, la Segnatura non raggiunge gli alti standard di diritti umani che il Vaticano propone ai governi civili di tutto il mondo. Oggi, nel mondo, ci sono circa 400.000 preti cattolici, e quasi un milione di suore, che possono aver bisogno di questo tribunale. Per rappresentarli, la Segnatura ha ufficialmente qualificato a comparire davanti al suo tribunale solo 16 avvocati, una condizione ovviamente inadeguata a far fronte ad un così grande numero di possibili appellanti. In più, il fatto che gli appellanti possano essere rappresentati solo da avvocati selezionati dalla Segnatura stessa, dà a tutti i suoi procedimenti l’apparenza di un pregiudizio sistematico.
La porta stretta e pregiudicante, attraverso la quale ognuno deve passare per ottenere accesso alla Segnatura, suggerisce che il tribunale si consideri guardiano dell’ufficialità, invece che il protettore del clero ordinario, che ad esso si appella. Nel caso di padre Gruner, questa apparenza di pregiudizio è diventata ben presto realtà.
LA NECESSITA’ D’ IMPARZIALITA’, “NON PREVISTA”
Prelati che Giudicano le Loro Stesse Azioni, Avvocati di Diritto Canonico che Trascurano i Loro Doveri più Fondamentali.
Anche prima che il suo caso arrivasse davanti alla Segnatura Apostolica, padre Gruner aveva buone ragioni per aspettarsi che i procedimenti sarebbero stati seriamente difettosi. In un tribunale minore,quello della Congregazione per il Clero, egli aveva già ricevuto un assaggio della giustizia del Vaticano, quando il Prefetto della Congregazione era il cardinale Jose Sanchez, e il suo Segretario era l’arcivescovo Crescenzio Sepe. Entrambi questi prelati si erano personalmente dati da fare nell’orchestrare e mettere in moto la campagna contro padre Gruner, scrivendo lettere illegali ai vescovi, mettendo in dubbio il suo stato di sacerdote, e emanando da dietro le quinte, ordini ad altri prelati per frustrare ogni tentativo fatto da padre Gruner per ottenere l’incardinazione presso un nuovo vescovo. Ma, quando il caso di padre Gruner arrivò davanti alla Congregazione per il Clero, questi stessi due sedettero in giudizio contro di lui. Quando padre Gruner protestò contro questa flagrante mancanza d’imparzialità, egli rimase stupito nel sentirsi dire per iscritto dall’arcivescovo Sepe e dal cardinal Sanchez che il diritto ad un giudizio imparziale, “non era previsto nella legislatura”. per quanto riguardava procedure nella Chiesa! In un documento recentemente registrato presso un tribunale più alto, padre Gruner chiede come mai Papa Giovanni Paolo II, nel promulgare nel 1983 il più recente Codice di Diritto Canonico, abbia potuto mancare di prevedere il bisogno di assicurare alla parte civile il diritto naturale ad un giudizio imparziale.
Adesso padre Gruner stava per scoprire che, lo stesso atteggiamento cavalleresco verso l’imparzialità dei giudici, prevaleva anche al livello della Segnatura. Qui di nuovo, due membri del pannello di giudici erano attivamente immischiati nella campagna denigratoria contro padre Gruner e il suo apostolato di Fatima.

Cardinal Jose Sanchez Cardinal Gilberto Agustoni
Uno di questi era il prefetto della Segnatura, cardinale Gilberto Agustoni. Egli aveva personalmente sviluppato il piano per costringere padre Gruner al silenzio, dettagliandolo in una lettera inviata all’allora vescovo di Avellino, Gerardo Pierro, lettera che era poi venuta a cadere nelle mani di padre Gruner. Un altro membro, il cardinale Bernardin Gantin, era l’autore di una lettera inviata a tutti i vescovi cattolici, lettera nella quale egli si opponeva ad una delle conferenze di Fatima organizzate da padre Gruner. Entrambi questi prelati chiaramente mancavano dell’imparzialità per giudicare questo caso secondo il diritto canonico.
Come tutti i tribunali, anche la Segnatura rende possibile ai suoi membri di esonerarsi ( ufficialmente chiamato “recusarsi”) dal giudicare quei casi nei qual essi sono personalmente coinvolti. Malgrado ciò, il cardinal Agustoni continuò a presiedere quando, il 15 maggio 1995, la Segnatura rese un giudizio contro padre Gruner.
Nel tentativo disperato di ottenere un’udienza imparziale, padre Gruner riuscì a far recapitare da un intermediario un appello direttamente al Papa. Pur non ricevendo alcuna risposta ufficiale, l’appello sembrò ottenere l’effetto desiderato. Per la prima volta nella storia della Chiesa, il Cardinale-Prefetto si esonerò dal caso, poco tempo dopo che l’appello era stato messo nelle mani del Papa. Questo tolse al cardinale Agustoni la possibilità di un ulteriore coinvolgimento pregiudicante, ma il cardinal Gantin rimase al suo posto. (Quando la Segnatura giudicherà il suo appello finale, padre Gruner chiederà la recusa anche di costui.)
Nel frattempo, le esperienze di padre Gruner con gli avvocati di diritto canonico, che dovevano rappresentarlo davanti alla Segnatura, aggiungevano un nuovo livello di preoccupazioni. Tra i 16 approvati dal tribunale, il primo avvocato assunto da padre Gruner, fu Carlo Tricerri, un uomo di età avanzata e di salute cagionevole ( da allora egli ha sofferto un colpo apoplettico). A causa delle sue infermità, il signor Tricerri fu incapace di analizzare attentamente tutti i documenti rilevanti del caso, e presentò di fronte alla Segnatura una difesa che conteneva errori e omissioni cruciali. Quando la Segnatura inviò al signor Tricerri il suo giudizio, concedendo solo 10 giorni per presentare un appello, il documento fu semplicemente archiviato e apparentemente dimenticato. Nessuna copia fu spedita a padre Gruner, e per molti mesi egli non venne a sapere nemmeno dell’esistenza del documento. Finalmente, quando una copia ufficiale lo raggiunse, erano già passati 17 mesi, e i tentativi di padre Gruner per assicurarsi il diritto di appello furono invano.
Avendo licenziato questo primo- e chiaramente incapace- avvocato, padre Gruner ne cercò uno nuovo tra i 15 rimasti, per lanciare il suo secondo appello. Dopo aver ricevuto un accordo provvisorio da due avvocati, a difendere il suo caso, se li vide dimettersi dopo pochi giorni, e venne poi a sapere la ragione della loro riluttanza. L’arcivescovo Zenon Grocholewski, al secondo posto nella gerarchia dei funzionari della Segnatura, li aveva ammoniti in privato di non prendere il caso di padre Gruner. Nel mondo laico, questo ammonta ad un’interferenza di un giudice della corte Suprema nel diritto di un accusato a scegliere il suo proprio avvocato in un caso davanti a quel tribunale. Nella maggior parte delle giurisdizioni, tale interferenza risulterebbe nella immediata rimozione del giudice colpevole dal caso, se non addirittura dal tribunale stesso. Ma l’arcivescovo Grocholewski è stato ora designato a prendere il posto del recusante Cardinal Agustoni come giudice del tribunale, rimanendo perciò prominentemente coinvolto nel caso di padre Gruner. La rimozione del cardinale Agustoni è stata in questo modo annullata, dato che ora è ovvio che il suo sostituto è egualmente pregiudicante.
Spiegando la sua decisione di ritirarsi, uno dei due riluttanti avvocati, Francesco Ligi, riferì un’ ammissione molto significativa fattagli dall’arcivescovo Grocholewski. Il signor Ligi disse che l’arcivescovo gli aveva consigliato di ritirarsi perchè “questo caso non ha a che fare con l’incardinazione di padre Gruner, ma con quello che padre Gruner dice.” Comunque, l’arcivescovo Grocholeski- o altri nel Vaticano- non hanno mai messo in dubbio la verità di quello che padre Gruner dice. Il commento dell’arcivescovo ammonta perciò ad una ammissione che “il problema” dell’incardinazione era semplicemente usato per dare l’apparenza di legittimità ad una azione designata ad ottenere un altro- e decisamente illegale- scopo.
Continuando a cercare un nuovo difensore, padre Gruner non ricevette risposta da sei altri avvocati accreditati. Finalmente, nel 1997, tra quelli rimasti nel gruppo sempre più ridotto, egli riuscì a persuadere Sandro Gherro, ad accettare il suo caso. Premonito ora sulla condotta discutibile degli avvocati approvati dalla Segnatura, padre Gruner prese la precauzione di assumere un secondo avvocato di diritto canonico, Angela Racanicchi (non accreditata presso la Segnatura), come partner del signor Gherro, per assisterlo nel caso. Come ulteriore precauzione, padre Gruner dette al signor Gherro anche un mandato legalizzato che obbligava quest’ultimo a “....rappresentarmi, difendermi.... ed informarmi su quello che accade o su ciò che viene fatto a nome mio...”
Questo impegno legale sembra non aver avuto alcun effetto sul signor Gherro. Egli continuò invece a rifare, con incredibile accuratezza, gli errori e le omissioni fatti dal signor Tricerri. Quando il signor Gherro ricevette dalla Segnatura un documento che enunciava un presunto ( e sostanzialmente erroneo) elenco dei fatti, e che dava a padre Gruner 10 giorni per rispondere, egli semplicemente lo archiviò, e lasciò scadere il tempo assegnato. Egli non rivelò l’esistenza di quel documento nemmeno all’altro avvocato di diritto canonico, assunto come suo partner. Nel frattempo, non avendo ricevuto niente da padre Gruner durante il tempo assegnato, la Segnatura adottò ufficialmente come fatti la sua propria versione di eventi. Dopodichè, basandosi su questi “fatti”, il 20 gennaio 1998, il tribunale emanò un secondo giudizio contro padre Gruner.
Dopo circa un mese, padre Gruner ottenne finalmente una copia delle quattordici pagine del documento in questione, zeppe di bugie, errori e distorzioni, che avrebbero potuto essere facilmente corrette o confutate, se padre Gruner avesse avuto l’opportunità di farlo.Ma nè il signor Gherro, nè la Segnatura, sembrarono preoccuparsi in alcun modo del rifiuto dei diritti fondamentali di padre Gruner in questa procedura. La Segnatura rese il suo verdetto, senza ricevere da padre Gruner una parola in sua difesa, come se questo fosse per un appellante un comportamento normale. In quanto al signor Gherro, lungi dall’ammettere la sua grave negligenza, egli chiese invece un benestare scritto che dichiarasse soddisfacente la sua prestazione!
AUna lettera ricevuta da padre Gruner nei primi di marzo di quest’anno, lo informava che il signor Gherro non avrebbe continuato a rappresentarlo, a meno che questi non avesse ricevuto (insieme a un onorario supplementare!) una dichiarazione scritta in cui padre Gruner si dichiarasse soddisfatto per il modo come il suo caso era stato condotto fino ad ora. In un’ennesima svolta bizzarra, la lettera chiedeva anche a padre Gruner di approvare in anticipo il verdetto della corte, qualunque esso fosse stato!
Sembra che il signor Gherro, forse cosciente della sua vulnerabilità nell’eventualità di una causa per negligenza professionale, stesse cercando di liberarsi da qualsiasi responsabilità legale, qualora gli fosse stato permesso di continuare ad occuparsi in modo così maldestro del caso.
Ancora una volta, padre Gruner si trovò costretto a dimettere un avvocato i cui servizi si erano rivelati chiaramente inefficaci e inaccettabili. Questo lo mise di nuovo nella posizione di dover cercare un nuovo difensore accreditato, tra i pochi avvocati rimasti.
Tale avvocato è stato ora trovato nella persona di Alan R. Kershaw, che si dà il caso sia l’unico americano nell’elenco di avvocati accreditati presso la Sacra Rota. Il signor Kershaw rappresenta un cambiamento incoraggiante rispetto ai suoi predecessori, in quanto egli sta attivamente partecipando nello sviluppo e nel rafforzamento della difesa di padre Gruner. Egli ha già presentato due nuovi documenti, chiedendo riparazione per ulteriori irregolarità commesse nelle procedure del tribunale.
Prima di emettere un giudizio finale, la Segnatura ora deve affrontare queste nuove questioni ( oltre alle numerose altre ancora pendenti). Dato che non esiste una scadenza precisa per azioni su queste faccende, il caso potrebbe trascinarsi ancora per molti mesi, rimanendo come una nuvola nera sul capo di padre Gruner e il suo apostolato di Fatima.
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Il Messaggero di Maria
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