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L’Apostolato: Commento - Chi Salvaguardia i Diritti dei Preti?

Commento
Chi Salvaguardia i Diritti dei Preti?


Invece di agire da freno prudente al potere episcopale, la Segnatura Apostolica sembra completamente dedicata a rafforzare quel potere. Invece di patrocinare i diritti del clero ordinario, quando questi vengono infranti, essa approva gli abusi, e li appoggia perfino. Questo ha non solo immediate conseguenze disastrose per padre Gruner e il suo apostolato, ma anche implicazioni molto più vaste per la Chiesa in generale. Ogni prete cattolico nel mondo si può ora chiedere: Se questo può succedere a padre Gruner, potrebbe succedere anche a me?

Ci sono poche ragioni per credere che qualsiasi altro prete che domani si appelli alla Segnatura possa avere miglior fortuna di padre Gruner nel far sì che il suo caso venga giudicato imparzialmente, e senza pregiudizio. É ovvio che il sistema penda pesantemente in favore degli alti funzionari del Vaticano che lo controllano, e che non contenga nessuna effettiva salvaguardia contro il problema a cui padre Gruner si trova di fronte, problema che include pregiudizio sistematico, grossa incompetenza professionale, rifiuto del debito processo di legge, e giudizio fondato su errori e bugie.

La maggior parte delle corti cercano di rafforzare il loro obbligo verso la giustizia, conducendo le procedure in pubblico, dove tutti possono assistere all’amministrazione della giustizia. Molti tribunali garantiscono all’accusato anche il diritto ad avere un difensore indipendente, ad avere l’opportunità di venire faccia a faccia con i suoi accusatori, e a sottoporre a controinterrogatorio i testimoni ostili. La Segnatura non fa nessuna di queste cose. Conduce tutti i suoi procedimenti riguardanti casi amministrativi- contenziosi che siano- a porte chiuse, ed emette i suoi verdetti senza nemmeno concedere agli appellanti un’udienza a quattr’occhi, e ancor meno un controinterrogatorio dei testimoni. Nel mondo secolare, tribunali di questo tipo sono comunemente soprannominati “camere degli attori” o “tribunali illegali”.

Il Vaticano istituì il tribunale della Segnatura durante il Medioevo, in un mondo di monarchi investiti dal diritto divino, baroni-ladri, servi della gleba e schiavi. In quell’epoca, forse sembrò adeguato ai suoi scopi. Ma, secondo i modelli di oggi, è un’istituzione dolorosamente difettosa, che ha un bisogno urgente di riforme. É arrivato veramente il momento per le suore e i preti cattolici, di chiedere che la Segnatura Apostolica sia portata al passo con le nozioni odierne di imparzialità, di equità e di diritti umani fondamentali. Nel condurre le proprie faccende, l’istituzione dovrebbe essere almeno obbligata ad attenersi alle sue proprie leggi.

Una Chiesa che esorta tutto il mondo al rispetto dei diritti umani, non può permettersi di essere colta nell’atto di violarli.

CATTIVA AMMINISTRAZIONE DEL CLERO

Indulgenza Imprudente per i Criminali Convitti , Severità Ingiustificata per il “Prete di Fatima”

Circa mezzo milione di membri del clero cattolico, in tutto il mondo, forma la spina dorsale del Corpo mistico che è l’intera Chiesa, con le sue centinaia di milioni di fedeli. La maggior parte di questi clerici sono preti e vescovi, direttamente impegnati nell’insegnamento dei bambini e nell’officio alle congregazioni. Negli ultimi decenni, l’amministrazione di questa vasta organizzazione, diffusa per tutto il mondo, è diventata per il Vaticano, una cosa sempre più problematica.

Una carenza mondiale di vocazioni ha severamente assottigliato i ranghi del clero cattolico, anche se le congregazioni sono aumentate in alcune aree. Questo ha costretto numerose piccole parrocchie scarse di personale, a ricorrere ad arrangiamenti “turafalle”, facendo ruotare alla domenica pochi preti, di luogo in luogo, per celebrare la messa, ascoltare confessioni e amministrare gli altri sacramenti.

Ancora più preoccupante della scarsità di preti è una serie, apparentemente interminabile, di scandali che coinvolgono il clero, con reati che vanno dal furto e appropriazione indebita, alle violenze fisiche e alle molestie sessuali. Nei Stati Uniti solamente, si calcola che la Chiesa abbia dovuto sborsare quasi 700 milioni di dollari in spese legali e spese di risarcimento, pagate alle vittime di reati commessi da oltre 800 preti durante gli ultimi 15 anni.

Misfatti occasionali all’interno del clero sono comprensibili; dopotutto preti e vescovi sono solo esseri umani. Quello che è più difficile da comprendere è il modo ineguale in cui le autorità ecclesiastiche trattano i membri del sacerdozio colpevoli di un errore.

Alcuni esempi illustrano la vastità del problema:

* All’inizio di aprile di quest’anno, i vescovi austriaci hanno preso la misura inaudita di fare appello pubblicamente a Papa Giovanni Paolo II, chiedendogli di agire contro il più alto cardinale di quella nazione ( già arcivescovo di Vienna), Hans Hermann Groer, accusato di aver molestato sessualmente alcuni ragazzi. Questo appello urgente rifletteva la loro estrema frustrazione di fronte all’apparente indifferenza del Vaticano, per quella che il presidente della conferenza dei vescovi austriaci ha definito “ una situazione concernente la credibilità della Chiesa in Austria”.

* In un discorso tenuto meno di un mese prima, il Segretario di Stato del Vaticano, cardinale Angelo Sodano, sorprese molti cattolici, riversando i suoi elogi su padre Hans Kung, un teologo che ha proposto revisioni negli insegnamenti della Chiesa riguardanti argomenti come l’infallibilità del Papa, il controllo delle nascite, il celibato dei sacerdoti, e le donne nel sacerdozio. Malgrado egli abbia espresso convinzioni che in tempi anteriori gli avrebbero guadagnato una sospensione- se non addirittura la scomunica-, il Vaticano non ha mai imposto nessuna misura disciplinaria contro padre Kung. Gli è stato solo chiesto di smettere di chiamarsi un “teologo cattolico”.

* Malgrado tanti esempi di estrema indulgenza, i funzionari del Vaticano sono ora ad un passo dall’imporre la terribile punizione della sospensione contro padre Gruner, direttore di un movimento Mariano devoto a credenze cattoliche tradizionali e completamente ortodosse. Padre Gruner non è stato mai accusato di alcun tipo di reato, nè il Vaticano ha mai messo in dubbio la verità, o la correttezza teologica di ciò che egli predica.

La smania del Vaticano di processare padre Gruner con la massima severità, è in netto contrasto con la sua riluttanza ad agire contro preti colpevoli di offese gravi. Durante le ultime due decadi, centinaia di membri del clero cattolico in tutto il mondo sono stati condannati per gravi reati finanziari e sessuali, ma un numero sorprendente di essi non è stato mai sospeso a conseguenza di questo, e molti continuano ancora oggi a ricoprire il ruolo di cappellani, insegnanti e pastori.

In alcuni casi, la riluttanza da parte della Chiesa ad agire, malgrado l’evidenza di reati, ammonta a negligenza criminale. Negli Stati Uniti, in numerosi casi decisivi, i tribunali hanno giudicato la Chiesa responsabile per i danni causati alle vittime, perchè i funzionari della dioscesi hanno mancato di agire nel modo appropriato, dopo che l’evidenza di abuso era venuta alla luce. Invece di toglierli dal servizio attivo, le autorità semplicemente hanno trasferito i preti colpevoli in nuove località, assegnandoli a doveri simili, e dove essi sono potuti ritornare a caccia di nuove vittime. A Dallas, un caso di questo genere, ora in appello, ha a che fare con un verdetto sbalorditivo di 120 milioni di dollari a favore di undici vittime, per l’abuso perpetrato da un prete notorio, padre Rudy Kos. Recentemente, la diocesi di Bridgeport, in Connecticut, ha tentato di evitare un simile verdetto, dichiarando di non essere responsabile per i reati commessi dal clero, dato che i suoi preti erano “ imprenditori indipendenti”. La giuria ha dimesso questo argomento, ordinando alla diocesi di pagare ad una singola vittima dell’abuso la somma di 750.000 dollari per danni.

Casi di preti condannati per reati seri, che tuttavia sono riusciti ad evitare la sospensione per anni - se non permanentemente- sono luogo comune:

* L’ex arcivescovo di Albuquerque, Robert Sanchez, dette le dimissioni in disgrazia, dopo che erano venute alla luce rivelazioni riguardanti le sue relazioni sessuali con alcune donne, ma egli è ancora un prete in piena regola, e lo scorso ottobre ha diretto un ritiro per preti a Tucson, in Arizona.

* Padre Leo Daniel Wright di Brisbane in Australia, sta ora servendo una sentenza in carcere per una serie di reati, per aver molestato sessualmente alcuni bambini, durante il 1968 e il 1976. Nel 1972, egli aveva confessato per la prima volta ad un vescovo le sue attività sessuali, ma questi non aveva fatto altro che trasferirlo. Padre Wright continuò a commettere ancora altri reati, incluso un attacco contro una bambina di 12 anni dopo la messa, nella comunità aborigena dove serviva come prete parrocchiale.

* Padre John Brosnann di County Kerry in Irlanda, che sta scontando in carcere una sentenza di 4 anni, per 13 capi d’accusa di molestie sessuali contro 4 ragazze e un ragazzo, mentre serviva come cappellano scolastico tra il 1977 e il 1985. Una delle sue vittime si lamentò con il vescovo Dairmuid O’Suilleabhain, ora defunto, superiore di padre Brosnan, che non fece nulla. Il suo successore, il vescovo William Murray, sospese finalmente padre Brosnan nel 1997.

* Padre James Chaning-Pierce di Preston in Inghilterra, rimane ancora oggi un prete gesuita in regola, malgrado il fatto che sia stato registrato nel registro dei pedofili inglesi, e stia attualmente scontando in prigione una sentenza di cinque anni, per aver molestato quattro adolescenti mentre era un insegnante a Stonyhurst College. Lamentele contro padre Chaning-Pierce erano cominciate anni prima, quando egli aveva occupato un posto di insegnante a Harare in Zimbabwe, ma gli ufficiali gesuiti di quel luogo avevano mancato di avvertire i loro colleghi in Inghilterra delle sue attività.

* L’anno scorso, il quotidiano Ottawa Sun ha rintracciato 32 preti canadesi che erano stati accusati o convitti in casi di reati sessuali risalenti alla metà degli anni ottanta. Almeno 6 dei 25 convitti non furono mai sospesi, e stanno ancora oggi servendo come preti. Uno, condannato per aver assalito un ragazzo adolescente a Ottawa in Canada, ora lavora in un seminario per giovani ragazzi in Haiti.

* Padre Brendan Smythe, soprannominato “l’uomo più malvagio d’Irlanda,” è morto recentemente, dopo essere stato condannato a 12 anni di carcere per 74 episodi di molestie sessuali contro 20 giovani, durate un periodo di 36 anni. Prima della sua più recente condanna, egli aveva scontato già 4 anni, per simili reati, in una prigione dell’Irlanda del nord. Le autorità ecclesiastiche si sono scusate per aver mancato ripetutatemente di correggere la situazione, malgrado i genitori dei ragazzi si fossero ripetutamente lamentati. Invece, le autorità ecclesiastiche avevano trasferito padre Smythe da parrocchia in parrocchia, sperando che si ravvedesse.

Non dobbiamo biasimare la Chiesa per cercare di riabilitare preti che hanno mancato; e quelli che sinceramente si pentono, meritano il perdono. Ma gli sforzi per riabilitare i colpevoli non dovrebbero mai permettere che bambini innocenti siano messi nel rischio di diventare nuove vittime. Queste opere di dissimulazione rendono il reato originale ancora più grave, e rendono le autorità ecclesiastiche complici consapevoli di ulteriori reati.

Mentre l’indulgenza eccessiva è chiaramente un problema molto diffuso, qualche vescovo mostra l’atteggiamento opposto, emettendo sentenze affrettate che dimostrano una completa noncuranza per i diritti di quei preti che hanno avuto la sfortuna di diventare bersagli di accuse infondate. Monsignor Michael Higgings, capo di un’organizzazione in San Diego dedicata alla protezione dei diritti canonici dei preti, cita uno scandaloso caso di questo tipo. Quando un singolo individuo accusò un prete di scorrettezze sessuali, il prete fu immediatamente sospeso dal suo vescovo, un’azione completamente irregolare ed illegale. L’accusa non venne investigata affatto, ed il prete accusato non fu mai interrogato da un funzionario della diocesi. Tuttavia, la sospensione, che violava chiaramente le regole del diritto canonico, danneggiò gravemente la reputazione del prete e lo privò dei suoi mezzi di sussistenza. Più tardi, l’accusatore confessò che le accuse erano completamente false. Malgrado questo, la diocesi si rifiutò di sistemare la faccenda, fino a quando fu costretta ad agire sotto la minaccia di una causa civile.

Tutti i cattolici hanno il diritto, e il dovere, di chiedere alla Chiesa di giustificare questa grossolana amministrazione ineguale della giustizia. Particolarmente, essi possono chiedere in che modo la Chiesa concili il suo trattamento moderato ed indulgente verso molestatori convitti di bambini, quando lo si compara alla punizione severa, inflitta su altri preti, innocenti di tali reati. Se la sospenzione è una punizione troppo pesante anche per quelli convitti per atti criminali, come può essa essere imposta, senza un debito processo di legge, su qualcuno accusato falsamente, o come nel caso di padre Gruner, su qualcuno la cui sola offesa è una presunta “ disobbedienza amministrativa”?

Nella galleria di criminali popolata da preti erranti, che, durante le ultime decine di anni, hanno causato un così grave imbarazzo alla Chiesa, padre Gruner sembra stranamente fuori posto. Con il suo trattamento del “Prete di Fatima”, il Vaticano causa imbarazzo a se stesso, non per indulgenza eccessiva, ma per la sua ingiustificata severità.

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