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Una legge per un solo uomo

di Christopher A. Ferrara

Nella Summa Theologica San Tommaso d'Aquino insegna che la legge umana è inutile e iniqua, se non fornisce un criterio comune su cui tutti i membri di una comunità facciano affidamento nel governare la loro condotta: "Perché se vi fossero così tante regole o provvedimenti quante sono le cose da regolamentare o per le quali prendere provvedimenti, essi cesserebbero di essere utili, giacché la loro utilità consiste proprio nell'essere applicabili a molte cose. Pertanto, la legge sarebbe inutile se non si estendesse oltre il singolo atto".

A dimostrare la verità di quanto insegnato da San Tommaso a proposito della legge umana, basti questo esempio pratico: immaginate un'autostrada sulla quale vige un limite di velocità di 120 km orari. Un automobilista, mentre sta guidando a 100 km all'ora, viene fermato da un agente della polizia stradale che gli fa la multa. "Ma, agente, io stavo andando solo a 100", protesta l'automobilista. "Sì, lo so", risponde il poliziotto, "ma ho deciso che per lei il limite di velocità è di 90 km orari". Un limite di velocità applicato a un unico automobilista, ovviamente, non sarebbe una legge, ma un abuso di autorità sotto forma di legge; e qualsiasi tribunale che emetta una sentenza di condanna per avere infranto il limite di velocità agirebbe illegalmente.

La legge, per essere legge, deve essere applicata a tutti. Dio stesso è vincolato a questo principio di giustizia: il Giorno del Giudizio il Signore non annuncerà a una povera anima di non aver rispettato l'undicesimo comandamento, mai rivelato prima e non applicato al resto dell'umanità.

Eppure, negli ultimi cinque anni, Padre Gruner si è trovato nell'equivalente ecclesiastico della situazione affrontata dall'ipotetico automobilista. Migliaia di altri sacerdoti hanno potuto vivere e operare al di fuori delle diocesi in cui erano stati incardinati in perfetta conformità con il Codice di Diritto Canonico, ma non Padre Gruner. Nel suo caso, permessi e disposizioni assolutamente scontati per i sacerdoti di ogni continente, sono stati ritenuti illegali. Per lui, e per lui solo, il limite di velocità è fissato a 100 km, e non a 120 km.

Fort Erie, Canada, 14 ottobre 1998. Padre Gruner apprende dal suo avvocato Alan Kershaw, che il processo di formulazione di una legge per un solo uomo è tuttora in corso. Un nuovo Promotore di Giustizia, Frans Daneels, O. Praem, era stato assegnato al caso e, appena pochi giorni prima, aveva emesso un documento di quaranta pagine in cui si adducevano ulteriori fatti per giustificare le azioni intraprese contro Padre Gruner.

Il "Promotore di Giustizia" aveva impiegato quasi cinque mesi per preparare il suo "votum", un sunto apparentemente imparziale del caso di Padre Gruner. Kershaw, tuttavia, si accorse in breve tempo che il documento e il suo autore, non erano affatto imparziali, e che Daneels agiva per conto degli avversari di Padre Gruner.

Un altro documento, lungo dodici pagine e scritto in latino, era stato preparato da Carlo Martino, incaricato dalla Segnatura, come avvocato e "patrocinatore", di difendere le posizioni assunte dalla Congregazione. Kershaw informò Padre Gruner che nei due documenti era stata inserita una clausola molto curiosa: Padre Gruner non avrebbe potuto ottenerne copia se non avesse giurato per iscritto di mantenerli segreti! Inizialmente Padre Gruner stentò a credere che la Segnatura facesse sul serio, ma la richiesta di segretezza venne confermata in una lettera proveniente dalla Congregazione, firmata proprio dal Promotore Daneels, che agiva, inoltre, in qualità di segretario della Segnatura! Il Promotore di Giustizia avrebbe dovuto restare neutrale, eppure firmava lettere per conto del tribunale. E' come se un pubblico accusatore di un tribunale criminale avesse contemporaneamente le mansioni di impiegato legale del giudice. In qualsiasi tribunale laico un conflitto di interessi così evidente sarebbe proibito, ma nei tribunali vaticani è soltanto un'altra pratica burocratica.

Daneels aveva persino trascritto il giuramento che Padre Gruner avrebbe dovuto firmare, che includeva la seguente promessa: "Non renderò note in alcun modo dette informazioni a terze parti". Padre Gruner rifiutò immediatamente di firmarlo, riflettendo in particolare sul fatto che la Segnatura aveva già acconsentito alla pubblicazione sulla rivista Soul del decreto del 1995 contro Padre Gruner, rendendolo noto al mondo intero. Perché la segretezza doveva essere una strada a senso unico? Cosa cercavano di nascondere Daneels e la Segnatura? Neanche un tribunale criminale laico avrebbe richiesto all'accusato la segretezza, prima di poter esaminare la denuncia a suo carico.

La Segnatura difficilmente poteva affermare che la richiesta di segretezza serviva a tutelare Padre Gruner, dato che il decreto precedente era stato reso pubblico in tutto il mondo. L'inevitabile conclusione, dunque, era che la Segnatura stava soltanto cercando di proteggere se stessa, e che in quei documenti era contenuto qualcosa di estremamente imbarazzante per il tribunale. Padre Gruner avrebbe appreso rapidamente che la Segnatura aveva delle buoni ragioni per temere questa situazione.

Non volendo firmare un giuramento che sarebbe stato vincolante per lui e non per la Segnatura, Padre Gruner fu costretto a leggere i documenti in presenza del suo avvocato, senza poterne avere una copia. Ciò significava che Kershaw avrebbe viaggiato da Roma al Canada per circa 10.000 km, mostrare i documenti a Padre Gruner abbasta a lungo da permettergli di prenderne nota, e quindi riportarli velocemente in Italia dove, presumibilmente, sono stati messi sotto chiave. Anche se Kershaw avesse potuto sistemare i suoi affari e recarsi in Canada, sarebbero rimasti solo pochi giorni per tradurre, assimilare e rispondere alle cinquanta pagine di testo scritto in latino da Daneels e Martino.

Il documento di Martino presentava un piccolo problema, poiché esso si riduceva a dodici pagine di invettive non confermate da alcuna prova e ai limiti dell'isteria, compresa la seguente affermazione: "Tutti i vescovi che sono a conoscenza delle operazioni di Padre Gruner affermano all'unisono che Padre Gruner dovrebbe essere estromesso dal sacerdozio cattolico! Tutti i vescovi? All'unisono? E per quanto riguarda i tre vescovi che avevano offerto a Padre Gruner l'incardinazione nelle loro diocesi, compreso l'Arcivescovo di Hyderabad, che aveva detto a proposito dell'opera di Padre Gruner: "Le forze del male hanno cospirato per distruggere la tua opera d'amore ... le forze burocratiche non possono fermare l'opera di Dio"? Contrariamente alla denuncia di Martino, i vescovi che conoscevano meglio le "operazioni" di Padre Gruner erano esattamente coloro che desideravano incardinarlo.

Mantenendo il tenore generale dei procedimenti contro Padre Gruner, Martino non si preoccupava di stabilire esattamente la ragione per cui Padre Gruner sarebbe dovuto essere "estromesso". Allo stesso tempo, "il sacerdozio" ospitava innumerevoli eretici dichiarati, omosessuali e molestatori di bambini, che non solo non erano mai stati "estromessi", ma neppure ammoniti per i loro crimini.

E questo per quanto riguarda Martino. Ma perché la Segnatura aveva consentito la messa agli atti di un documento in difesa della "autorità ecclesiastica" così inopportuno e imbarazzante? Ciò, probabilmente, si spiega con il fatto che Martino non era altri che il fratello dell'Arcivescovo Renato Martino, osservatore del Segretariato di Stato vaticano presso le Nazioni Unite. Nel 1989, dal Segretario di Stato erano giunti "segnali di preoccupazione" (e pressioni dal Cardinal Innocenti e dal Cardinal Agustoni), che fin dall'inizio avevano indotto il Vescovo di Avellino a esercitare pressioni su Padre Gruner. Da allora, nel corso degli anni, Padre Gruner e l'apostolato avevano costantemente denunciato i danni provocati dal Nuovo Ordine Mondiale che stava affermandosi sotto gli auspici delle Nazioni Uniti, e di cui faceva parte il Tribunale Criminale Internazionale (ICC, International Criminal Court), creato proprio con l'aiuto del Segretario di Stato vaticano.

Fu proprio l'Arcivescovo Martino a lodare pubblicamente il nuovo supertribunale come istituzione che segnava un grande progresso nell'affermazione dei diritti umani, nonostante avesse il potere di arrestare e processare i cattolici di qualsiasi nazione per reati indeterminati prima ancora che il suo statuto fosse ben delineato. Già dal ritorno in Canada di Padre Gruner, in seguito agli incontri con Kershaw, i compilatori dello statuto dell'ICC avevano proposto di costringere i sacerdoti a violare il segreto del confessionale nel corso delle indagini sui "crimini contro l'umanità". Era stato annunciato, inoltre, che l'ICC sarebbe stato diretto da Mary Robinson, "alto Commissario per i diritti umani" delle Nazioni Unite, e già presidente abortista dell'Irlanda. Lo ICC non si stava affatto sviluppando come un'ente in difesa dei diritti umani celebrati dall'Arcivescovo Martino.

Tali allarmanti sviluppi avevano indotto l'apostolato a biasimare la partecipazione del Vaticano alle Nazioni Unite. Era inevitabile che questa critica si incentrasse sul Segretario di Stato vaticano e sul lavoro dell'Arcivescovo Martino presso le Nazioni Unite. L'assegnazione del fratello dell'Arcivescovo Martino alla difesa della "autorità ecclesiastica", dunque, non sembra essere una coincidenza.

Sarebbe stato di gran lunga più difficile rispondere al documento del Promotore Daneels, se non altro a causa della sua lunghezza. Daneels era riuscito a scrivere quaranta pagine di ragionamenti farneticanti e involuti in latino, saltando in maniera quasi insensata da un argomento all'altro, per poi tornare di nuovo al punto di partenza. Questo documento rappresenta il primo tentativo da parte della "autorità ecclesiastica" di esprimere delle motivazioni concrete contro Padre Gruner. A un esame approfondito, comunque, il "caso" era costituito da una vasta raccolta di banalità e dicerie completamente infondate, insieme a degli assoluti errori di fatto. Daneels insinuava, per esempio, che Padre Gruner avesse pubblicato in modo illecito sulla sua rivista un certificato di buona reputazione fornito dal Vescovo di Avellino, quando già sapeva che il Vescovo (sotto le pressioni della Congregazione) aveva richiesto il ritiro del certificato. In verità, l'articolo sulla rivista in questione era stato pubblicato prima che il vescovo chiedesse il ritiro del certificato, e prima che Padre Gruner ricevesse per posta la richiesta del Vescovo. Inoltre, non era stata fornita alcuna motivazione per la richiesta del ritiro del certificato, eccetto la pubblicazione da parte di Padre Gruner per dimostrare la propria buona reputazione.

In un altro esempio, il Promotore riferiva di una richiesta inoltrata dal Nunzio Papale ai vescovi canadesi per ottenere "informazioni" su Padre Gruner insinuando, perciò, che i vescovi avevano la prova di atti illeciti. E queste "informazioni" sono state fornite? Evidentemente no, poiché il documento del Promotore non ne faceva menzione. Il Promotore affermava, comunque, che i vescovi avevano chiesto a Padre Gruner di interrompere le "sue attività dissennate e pericolose". Non deve sorprendere che il Promotore non abbia specificato cosa vi fosse di "dissennato e pericoloso" nell'opera dell'apostolato. D'altra parte, i vescovi canadesi dovevano fronteggiare nelle proprie diocesi una quantità di situazioni realmente dissennate e pericolose, come gli scandali sui sacerdoti pedofili che scoppiavano con regolarità quasi cronometrica.

Il documento del Promotore conteneva due importanti ammissioni: la prima era che il precedente Promotore di Giustizia aveva avuto torto ad accusare Padre Gruner di "frode" nei confronti dell'Arcivescovo Arulappa per aver esibito il decreto del 1978 del Vescovo Venezia al momento della sua incardinazione a Hyderabad. Nel documento si ammetteva ora che questa "frode" non si era mai verificata, perché Padre Gruner non aveva modo di sapere che la Congregazione avrebbe revocato il documento prima dell'incardinazione a Hyderabad. Oltretutto, Padre Gruner non aveva mai mostrato il documento all'Arcivescovo.

Il Promotore aveva ammesso un fatto ancora più importante: nel tentativo di rafforzare le sue argomentazioni, aveva identificato almeno dieci interventi privati da parte della Congregazione e di altri funzionari vaticani, condotti senza che Padre Gruner ne fosse informato e avesse diritto di appello. Questi interventi comportavano anche alcune direttive segrete per ostacolare l'incardinazione di Padre Gruner, al quale era stato richiesto di rinunciare al suo apostolato (e, in particolare, alla rivista The Fatima Crusader), prima che un altro vescovo potutesse accettarlo. Nel documento si menzionava anche una "decisione" presa segretamente insieme a un'altra congregazione vaticana, decisione mai comunicata a Padre Gruner, né divulgata ufficialmente nei verbali ecclesiastici. Il Promotore non specificava l'esatta natura di questa "decisione" misteriosa. Menzionava inoltre, per la prima volta, una lettera inviata dalla Congregazione al Nunzio del Canada il 3 gennaio 1989, contenente l'incredibile accusa (non corroborata da alcun fatto), che Padre Gruner aveva "estorto l'ordinazione al sacro sacerdozio".

Come rivelato dal Promotore, la trama di decisioni e denunce segrete era anche più estesa di quanto Padre Gruner sospettasse. Egli scrisse immediatamente alla Segnatura e alla Congregazione, richiedendo copie delle varie lettere e degli altri documenti menzionati dal Promotore che, tuttavia, non vennero mai forniti.

Complessivamente, la raccolta sconclusionata di inesattezze trascurava il fatto più semplice ed evidente: l'inaudita ingerenza nel diritto sacerdotale di Padre Gruner a unirsi a un vescovo benevolente, e (come qualsiasi altro membro della Chiesa) di partecipare a un apostolato privato senza l'approvazione formale episcopale. In quattro anni di procedimenti che erano poco più di un raggiro per creare l'apparenza di un normale processo, la "autorità ecclesiastica" non aveva fornito una sola ragione concreta del perché Padre Gruner non potesse fare ciò che gli altri sacerdoti fanno abitualmente in tutto il mondo. E non lo aveva fatto neanche il Promotore. Nondimeno, Daneels doveva ricevere una risposta, affinché non si dicesse che Padre Gruner aveva confermato le sue dichiarazioni.

Lavorando giorno e notte per quasi due settimane, Padre Gruner e due dattilografi furono in grado di preparare un documento di 100 pagine per rispondere al Promotore, e lo trasmisero a Kershaw, a Roma, che lo registrò il 10 dicembre 1998, esattamente trenta minuti prima della scadenza per la consegna.

La risposta di Padre Gruner confutava meticolosamente ciascuna dichiarazione del Promotore (e anche quelle che aveva citato e che provenivano da altre persone), e sottolineava il fatto che il Promotore non era riuscito a formulare una sola vera accusa contro Padre Gruner nella dovuta forma canonica, specificando quale legge della Chiesa fosse stata violata da Padre Gruner. Questa risposta dimostrava ampiamente che il documento del Promotore era di fatto infondato e legalmente insignificante.

Dal momento in cui la risposta di Padre Gruner venne consegnata, il documento del Promotore Daneels non sarebbe più stato citato dalla Segnatura. Benché questa avesse chiesto a Padre Gruner di dare una risposta immediata, avrebbe impiegato quasi nove mesi per preparare la dichiarazione successiva.

§

Nove mesi dopo la messa agli atti della risposta di Padre Gruner a Daneels, l'apostolato aveva quasi ultimato i preparativi della quarta conferenza internazionale dei vescovi, che si sarebbe tenuta a Hamilton, nell'Ontario, dall'undici al diciassette ottobre 1999. Entro pochi giorni arcivescovi, vescovi, sacerdoti e laici di tutto il mondo si sarebbero riuniti per riflettere sul Messaggio di Fatima in relazione a un mondo il cui processo di decomposizione era sempre più veloce da quando, nel 1996, si era svolta a Roma la terza conferenza di Fatima.

Nell'autunno del 1999, a Timor Est, i cattolici sono stati trucidati dai fanatici musulmani, in India i missionari sono stati assassinati dai nazionalisti indù, e la Russia non solo non ha dato alcun cenno di volersi convertire, ma ha proseguito il suo veloce declino spirituale (mentre il suo esercito continua a crescere). Dal 1996 è divenuto ancora più evidente che la "civiltà dell'amore" promossa dai funzionari vaticani non era altro che la stessa utopia panreligiosa che San Pio X aveva condannato, in Notre Charge Apostolique, come un'illusione che mina l'integrità della Fede cattolica. Eppure il Vaticano ha in progetto, per la fine di ottobre, un'altra Giornata Mondiale di Preghiera per la Pace con i "rappresentanti delle maggiori religioni del mondo". Questa volta l'incontro di preghiera si svolgerà nello stesso Vaticano, e sarà seguito da una carovana panreligiosa di pullman alla volta di Assisi, luogo devastato dal terremoto e sede della prima Giornata Mondiale di Preghiera per la Pace.

Il 1° ottobre, due settimane prima della conferenza dei vescovi a Hamilton, a Roma il Sinodo dei Vescovi europei ha dato inizio ai preparativi per pubblicare un "documento operativo". Le esplicite ammissioni del Sinodo sarebbero state condannate come funeste e come "un attacco ai vescovi", come essi avevano affermato in un articolo sul Fatima Crusader. Il Sinodo riconosceva che gli eventi apparentemente positivi in seguito alla "caduta del comunismo", compresa la demolizione del Muro di Berlino, si erano rivelati soltanto "tenui speranze e delusioni". Come ha osservato un commentatore, il Sinodo affrontava ora la realtà che la coscienza morale dell'Europa postcomunista si era "sgretolata a Est come a Ovest, cedendo il passo al consumismo, alla violenza, alla perdita di valori ... mentre la Chiesa diventava sempre più esitante, astratta e sentimentale nelle parole e nella testimonianza" [articolo dell'Agenzia Zenit, 3-9-99].

Ma la soluzione proposta dal Sinodo per questa crisi ammessa tardivamente, era sempre della qualità astratta e sentimentale denunciata dallo stesso Sinodo: "Per superare il crescente divario tra coscienza privata e valori pubblici, che sta svuotando l'esistenza dell'individuo europeo e la testimonianza della Chiesa, il documento operativo propone l'insegnamento sociale della Chiesa ... il personalismo, nella sua relazione con la comunità; la famiglia, la gioventù, la solidarietà".

Personalismo, solidarietà? Cosa ne è stato dell'antica cura contro il declino sociale, conosciuta come Fede Cattolica? Cosa ne è stato della semplice verità che la principale causa dell'estremo declino dell'Europa è la violazione della legge di Dio attraverso il peccato mortale personale, e non la mancanza di "solidarietà"? Cosa ne è stato della restaurazione del Cristianesimo? Cosa ne è stato di Fatima?

Il Sinodo europeo ha dimostrato unicamente la ragione per cui era necessario indire una conferenza su Fatima a Hamilton, e conferenze come questa in tutto il mondo: la Chiesa sta perdendo la sua testimonianza perché troppi prelati hanno dimenticato il vero vocabolario della Fede. Questo è stato esattamente il motivo che ha condotto Nostra Signora a Fatima come guida celeste.

Naturalmente era del tutto prevedibile che soltanto pochi giorni prima della conferenza di Hamilton, Padre Gruner ricevesse per posta quanto compariva nell'ultimo decreto della Segnatura sul suo caso. Né sorprende leggere, ancora una volta, il rifiuto di discutere il caso da parte di tutti i giudici del tribunale. Alla fine del documento appariva la stessa squalificante frase latina che era ricorsa in tutti i decreti della Segnatura: manifeste quolibet caret fundamento. Evidentemente privo di qualsiasi fondamento. Stranamente, alla Segnatura erano occorse ventisei pagine di complicato latino per spiegare perché le richieste di Padre Gruner fossero assolutamente prive di valore.

Il decreto era stato firmato da cinque prelati, tra cui l'Arcivescovo Zenon Grochelewski, che aveva sostituito il Cardinal Agustoni nella carica di Prefetto della Segnatura. Costui era lo stesso Arcivescovo Grochelewski che due anni prima, con grande sfacciataggine, aveva informato il canonista Franco Ligi che il caso di Padre Gruner non aveva nulla a che fare con la sua incardinazione in questa o quella diocesi, ma piuttosto con "ciò che egli dice; egli provoca il disaccordo". In altre parole, il Prefetto di quello stesso tribunale che stava esaminando il caso di Padre Gruner aveva già ammesso che i procedimenti erano soltanto un pretesto per ottenere il risultato desiderato: il silenzio di un sacerdote che non poteva essere messo a tacere in altro modo. Che importanza potevano avere le circostanze e i fatti specifici se l'intero caso era un semplice pretesto? Padre Gruner stava per essere rimandato ad Avellino per metterlo a tacere, e questo è tutto. Non era necessaria un'udienza presso il tribunale al completo, perché quell'udienza non avrebbe modificato il risultato prestabilito.

E' sorprendente come in quest'ultimo decreto la Segnatura abbia ammesso spontaneamente la sua indifferenza per i fatti e anche per le ragioni apparenti su cui dovevano essere basate le decisioni contro Padre Gruner:

"E' necessario operare un'attenta distinzione tra le decisioni impugnate e le ragioni addotte. Anche se vi dovessero essere errori nell'esposizione dei fatti o dei motivi [ragioni], la decisione, nondimeno, può essere giusta e legittima".

In altre parole, le decisioni contro Padre Gruner erano "giuste e legittime" anche se basate su errorifattuali e di ragionamento! Ciò che importava era il risultato. Così dichiaravano i cinque membri della Segnatura che "davanti agli occhi avevano unicamente Dio", come era scritto sul decreto proprio sopra le loro firme.

Questa affermazione comportava l'ammissione implicita che i fatti citati dalla Congregazione erano errati, come Padre Gruner aveva dimostrato nei suoi vari ricorsi. Ora la Segnatura dichiarava che le decisioni sussistevano nonostante questi errori perché, in effetti, non erano i fatti ad avere importanza, ma unicamente il risultato.

Ma una decisione può essere giusta e legittima se non è basata su fatti reali? L'applicazione della legge dipende sempre dalla corretta determinazione fattuale; se un giudice sbaglia nella ricerca dei fatti, seguirà necessariamente una decisione errata. La dichiarazione della Segnatura è simile all'affermare che una sentenza di colpevolezza per guidare a 100 km orari è "giusta e legittima" anche se l'evidenza dimostra che l'automobilista giudicato colpevole stava viaggiando soltanto a 80 km orari.

Inoltre, se l'amministrazione della giustizia nella Chiesa non dipendesse dai fatti reali inerenti a un processo, sussisterebbe, allora, la necessità di avere tribunali? Un prelato potrebbe semplicemente emettere un decreto basandosi sulla sua percezione di ciò che dovrebbe essere un risultato "giusto e legittimo", senza alcun collegamento con i fatti. Questo è esattamente ciò che è accaduto a Padre Gruner, benché finora si sia preteso di aver compiuto un'adeguata valutazione e riflessione sui fatti.

Poiché la Segnatura non era più interessata ad appurare i fatti relativi al processo di Padre Gruner, si esentava anche da qualsiasi riflessione sulle argomentazioni sollevate dal Promotore di Giustizia:

"Questo decreto definitivo affronta deliberatamente soltanto questioni strettamente pertinenti all'argomento in oggetto. Ad rem. riguardo a questioni che non vengono affrontate in questo decreto, non si deve seguire l'opinione di Padre Gruner, secondo cui le questioni tralasciate sono confermate dal silenzio".

Qui la Segnatura si riferiva indirettamente alle cento pagine della risposta di Padre Gruner a Daneeels. Il tribunale aveva improvvisamente deciso che gli argomenti contenuti nella risposta non erano "strettamente pertinenti" al processo. Se così fosse stato, allora perché la Segnatura aveva incaricato Daneels di scrivere quaranta pagine in latino esattamente sugli stessi argomenti?

Era chiaro che la Segnatura non voleva impantanarsi in un tentativo di difesa del documento di Daneels. Eppure il tribunale rifiutava di ammettere che Padre Gruner aveva smentito Daneels: " ... non si deve seguire l'opinione di Padre Gruner, secondo cui le questioni tralasciate sono confermate dal silenzio". Per non affrontare le questioni sollevate dal Promotore di Giustizia, che sarebbero state duramente smentite, la Segnatura era ricorsa alla traballante posizione secondo la quale Padre Gruner poteva avere qualche ragione. In un tribunale laico tutto ciò sarebbe stato considerato come il risultato di una giustizia notevolmente lenta, ma nel più alto tribunale della Chiesa cattolica, che professa di avere unicamente Dio davanti agli occhi, è imperdonabile.

Essendosi dispensata da qualsiasi reale analisi dei fatti, la Segnatura propose ora una versione minimalista del processo contro Padre Gruner: dopo un'assenza approvata di sedici anni, l'unica ragione che giustificasse un rientro di Padre Gruner ad Avellino, era quella di correggere la sua "condicio irregularis", una solenne frase latina che significa "condizione irregolare". Questa "condizione irregolare" consiste nel fatto che Padre Gruner risiede fuori della diocesi in cui è stato incardinato e dirige un apostolato, accordo non diverso da quello di cui godono sacerdoti di tutto il mondo.

Dopo anni di procedimenti, e migliaia di ore perse, questa affermazione di "condizione irregolare" era tutto ciò che restava del processo contro Padre Gruner. Le affermazioni di Daneels, completamente screditate, vennero abbandonate, così come vennero abbandonate le affermazioni vaghe e mai specificate di "scandali" e "offese" su cui il Vescovo di Avellino aveva basato il suo decreto originale del 31 gennaio 1994, che ordinava per la prima volta a Padre Gruner di rientrare ad Avellino. La Segnatura, adesso, riconosceva tacitamente che la "autorità ecclesiastica" non aveva mai avuto alcuna prova di "scandali e offese". L'accusa non era altro che un vuoto pretesto per richiamare Padre Gruner ad Avellino.

Cosa ne è stato, allora, della addotta "condotta irregolare", qualunque cosa significasse?

In primo luogo, la legge della Chiesa non contiene alcun riferimento all'ipotetica offesa implicita in una "condizione irregolare". La frase non compare in nessuno dei canoni che governano i diritti e i doveri dello stato clericale. Benché possa accadere che un sacerdote incorra in una particolare irregolarità per gravi offese provate contro la fede e la morale, per esempio se il sacerdote in questione tentasse di sposarsi dopo aver preso gli ordini, nessuna offesa può essere messa a carico di Padre Gruner, la cui probità morale e dottrinale non è mai stata messa in questione. Un sacerdote o è colpevole di una particolare offesa contro la Chiesa o non lo è. La frase "condizione irregolare", da un punto di vista canonico, è priva di significato. Non ha più senso di aprire un procedimento contro un automobilista per "guida irregolare" quando egli non ha violato il codice della strada.

La domanda corretta da porsi riguardo al processo di Padre Gruner, dunque, non era se la sua "condizione" fosse "irregolare", ma se egli avesse effettivamente violato la legge della Chiesa risiedendo in Canada e dirigendo un apostolato. Nell'ambito delle leggi applicate a qualsiasi altro sacerdote all'interno della Chiesa cattolica, la risposta è negativa.

Prima di tutto, il Codice di Diritto Canonico promulgato nel 1983 da Papa Giovanni Paolo II chiarisce che i sacerdoti possono risiedere fuori delle diocesi in cui sono stati incardinati finché hanno il permesso del loro vescovo:

Canone 283 § 1: "Gli ecclesiastici ... non devono assentarsi dalle loro diocesi per un lungo periodo di tempo, da definire per mezzo di una legge particolare, senza il permesso del loro vescovo".

Padre Gruner non solo aveva il permesso del suo vescovo di risiedere al di fuori della Diocesi di Avellino, ma anche il formale permesso scritto sancito dal decreto del 1978 del Vescovo Venezia. Infatti, il Vescovo di Avellino aveva negato a Padre Gruner qualsiasi missione canonica parrocchiale perché egli non parlava l'oscuro dialetto italiano del luogo. A causa della barriera linguistica, non gli era consentito ascoltare le confessioni e neanche dire messa senza che essa fosse scritta e approvata in anticipo. L'unica ragione per cui Padre Gruner aveva ricevuto gli ordini ad Avellino era stata quella di poter entrare nella comunità francescana di lingua inglese di Frigento, in Italia. Quando si accorse che questa comunità era diversa da ciò che si era aspettato, nonostante una ricerca approfondita egli non fu in grado di trovare una comunità francescana di lingua inglese in grado di permettersi un apostolato Mariano. Tra gli altri problemi in cui si era imbattuto, vi era il fatto che nessuna comunità francescana poteva assicurargli che non sarebbe stato costretto ad amministrare il Santissimo Sacramento in mano, pratica che la sua coscienza gli faceva considerare sacrilega.

In queste circostanze, il Vescovo Venezia era stato molto felice di permettere a Padre Gruner di risiedere al di fuori della Diocesi di Avellino, anche perché questo non comportava alcun danno per la diocesi. Padre Gruner, perciò, non aveva violato il Canone 283 risiedendo in Canada; al contrario, il Canone stesso consentiva questa sistemazione.

E a proposito dell'attività di Padre Gruner nell'apostolato? Era irregolare? Assolutamente no. In base al Codice di Diritto Canonico di Giovanni Paolo II è chiaro che tutti i membri della fede hanno diritto naturale, cioè un diritto concesso da Dio, a formare, insieme ad altri cattolici, associazioni private per varie attività apostoliche:

Canone 299

Canone 299 § Per mezzo di accordi privati, i fedeli cristiani hanno diritto a costituire associazioni ai fini menzionati nel canone 298 ...

Canone 298

§1 ... In queste associazioni, i fedeli cristiani, che siano ecclesiastici o laici, oppure ecclesiastici e laici insieme, si battono nello sforzo comune di ... promuovere il servizio religioso pubblico o l'insegnamento cristiano (sic). Essi possono anche dedicarsi alle altre attività dell'apostolato, quali le iniziative per l'evangelizzazione, le attività di devozione e carità, e quelle che stimolano l'ordine temporale e lo spirito cristiano (sic).

Queste associazioni private di fedeli, inoltre, possono essere approvate dall'autorità ecclesiastica, ma tale approvazione, tuttavia, non è necessaria, a causa del diritto naturale ad associarsi ad altri proveniente da Dio, e non dal permesso dei vescovi:

Canone 299 §2. Associazioni di questo genere, anche se possono essere elogiate dall'autorità ecclesiastica, vengono definite associazioni private

I sacerdoti hanno lo stesso diritto dei laici a partecipare alle associazioni private? Il Codice di Diritto Canonico non ha dubbi:

Canone 278

I sacerdoti secolari hanno diritto ad associarsi ad altri per il raggiungimento di scopi confacenti allo stato ecclesiastico.

Un "sacerdote secolare" significa un sacerdote di una diocesi, o un sacerdote che vive nel mondo, che non è legato a un particolare voto di obbedienza a un ordine religioso, quali, ad esempio, i Domenicani o i Francescani (ai quali Padre Gruner aveva legittimamente rifiutato di unirsi). I sacerdoti che appartengono agli ordini abbandonano volontariamente il diritto naturale ad associarsi a gruppi esterni all'ordine, altrimenti dovranno ricevere uno speciale permesso per partecipare a tali associazioni. Ma Padre Gruner non appartiene a nessun ordine religioso. Egli era indiscutibilmente un "sacerdote secolare", che conservava gli stessi diritti di qualsiasi altro sacerdote secolare, compreso il diritto naturale a fondare o a unirsi ad associazioni private di fedeli.

Oltretutto, la partecipazione di Padre Gruner all'apostolato era dovuta alla raccomandazione di un vescovo cattolico di rito orientale, che era il consigliere spirituale dell'apostolato e che aveva suggerito al Comitato Direttivo la necessità della presenza di un sacerdote al Comitato Direttivo. In effetti, in occasione della sua elezione in quest'organo, Padre Gruner ricevette le congratulazioni scritte e una benedizione addirittura dal segretario personale di Papa Giovanni Paolo II. A ciò erano seguite due benedizioni apostoliche (nel 1990 e nel 1993) del Papa stesso! La Segnatura le avrebbe accantonate come vuoti convenevoli.

E' evidente, perciò, che legalmente non vi era niente di "irregolare" nella "condizione" di Padre Gruner: egli possedeva il permesso del suo vescovo di risiedere in Canada ed aveva il diritto naturale di partecipare a un'associazione privata di fedeli senza l'approvazione episcopale. Dal punto di vista dei fatti e della legge, l'accusa della Segnatura di "condotta irregolare" era, per usare la stessa fraseologia della Segnatura, evidentemente priva di qualsiasi fondamento.

Ma ciò voleva dire supporre che la Segnatura accettasse i fatti e la legge. Nell'ultimo decreto della Segnatura, comunque, i fatti e la legge sono stati modificati per adattarli a un risultato prestabilito.

Riferendosi al permesso di Padre Gruner di risiedere fuori della Diocesi di Avellino, la Segnatura aveva deciso, per la prima volta dall'inizio dell'intera vicenda, che il decreto del 1978 del Vescovo Venezia "non dichiarava in alcun modo che [Padre Gruner] era stato accordato il permesso di risiedere al di fuori della Diocesi di Avellino, riguardo al quale il vescovo non intendeva nulla eccetto ad experimentum o ricevere un ordine di incardinazione". In altre parole, la Segnatura affermava ora che il vescovo aveva dato a Padre Gruner il permesso di risiedere in Canada unicamente se un altro vescovo lo avesse prima accettato ad experimentum (come esperimento) o lo avesse incardinato formalmente.

Questa incredibile affermazione non era mai venuta in mente allo stesso Vescovo Venezia, o, in quanto a ciò, a nessun altro durante i ventuno anni trascorsi dalla formulazione del decreto. Nemmeno la Congregazione per il Clero, nella sua implacabile caccia a Padre Gruner, aveva assunto questa posizione. Ora, nel decreto definitivo, cui non sarebbe potuto seguire un ulteriore appello, la Segnatura aveva opportunamente adottato una posizione del tutto nuova alla quale Padre Gruner non sarebbe stato in grado di rispondere. Un esame del decreto del Vescovo Venezia dimostrava come la nuova interpretazione da parte della Segnatura di questo documento fosse pura invenzione:

“Se il Vescovo Paul Reding non avesse la possibilità di acconsentire alla sua richiesta[per l'incardinazione nella Diocesi di Hamilton] può sempre presentare la mia lettera a un altro vescovo che, secondo il Codice di Diritto Canonico, può accettarla nella propria diocesi ... Spero che questa mia decisione incontri il suo gradimento e possa risolvere definitivamente la sua situazione nella diocesi di Avellino

Il decreto non suggerisce neanche lontanamente che il permesso di Padre Gruner di vivere al di fuori della Diocesi di Avellino dipendesse dall'accettazione da parte di un vescovo. Al contrario, il decreto ammette chiaramente che il Vescovo Reding non aveva accettato Padre Gruner e forse non lo avrebbe mai accettato, ma che in futuro avrebbe potuto farlo un altro vescovo. Nel frattempo, Padre Gruner poteva "sempre" usare il decreto per ottenere l'incardinazione e, allo stesso tempo, egli poteva ovviamente restare in Canada, dove il decreto gli era stato spedito da Avellino. Un altro fatto minore, ma significativo, emerge chiaramente dalla lettura del decreto del 1978: benché il Vescovo Reding fosse il Vescovo di Hamilton, nell'Ontario, il decreto era stato spedito a Padre Gruner a Montreal, nel Quebec, dove Padre Gruner aveva avuto il permesso di recarsi. Questo fatto da solo è sufficiente a smentire l'affermazione che Padre Gruner avrebbe avuto il permesso di risiedere soltanto in una diocesi il cui vescovo lo avesse già accettato.

Poiché la Segnatura si era esentata dalla necessità di stabilire i fatti prima di emettere un giudizio, l'ultimo decreto non riportava (tra gli altri fatti decisivi) una lettera a Padre Gruner da parte del successore del Vescovo Venezia, il Vescovo Pierro, datata 11 novembre 1989. Questa lettera si riferisce al "permesso di soggiornare in Canada che il mio predecessore, Mons. Pasquale Venezia le aveva accordato" e minaccia di revocare il permesso a meno che Padre Gruner non trovasse un altro vescovo, proprio quella direttiva alla quale la Congregazione per il Clero aveva impedito a Padre Gruner di obbedire, servendosi di pressioni segrete ai vescovi benevolenti per far ritrattare loro le offerte di incardinazione.

Il "permesso di soggiornare in Canada", riconosciuto dal Vescovo Pierro, era evidente anche nei sedici anni di corrispondenza e di conversazioni personali intercorse tra Padre Gruner e il Vescovo di Avellino, nessuna delle quali è stata menzionata nell'ultimo decreto della Segnatura.

Quindi, mentre nel 1989 il Vescovo di Avellino si riferiva espressamente al permesso di soggiornare in Canada per un lungo periodo di tempo, nel 1999 la Segnatura affermava improvvisamente che il Vescovo non aveva mai dato tale permesso. Agendo in questa maniera, la Segnatura non solo negava l'evidenza, ma anche quanto aveva essa stessa stabilito precedentemente. Nel suo decreto del 21 giugno 1997, rifiutando il ricorso di Padre Gruner contro il primo ordine di rientro ad Avellino, la Segnatura ammetteva che Padre Gruner aveva il permesso di risiedere in Canada dal 1978, ma affermava che il permesso era stato revocato nel novembre 1989, "rinnovato" nell'aprile del 1990, e infine nuovamente revocato a luglio dello stesso anno. Questa scoperta, nonostante fosse falsa (il permesso non è stato revocato fino al 31 gennaio 1994) confermava il fatto che il permesso di risiedere in Canada non solo esisteva , ma esisteva da più di dieci anni.

La Segnatura aveva affermato una cosa nel 1999, mentre il 1997 ne aveva affermata un'altra. Il "decreto definitivo" era davvero "definitivo"?

Studiando attentamente il caso ci si accorgerebbe che in questa contraddizione c'è un elemento molto sospetto: se la Segnatura avesse semplicemente continuato a confermare che il permesso di Padre Gruner di risiedere in Canada era stato "revocato" nel 1990, allora il suo decreto del 1999 sarebbe stato coerente con il decreto del 1997. Perché si è spinta fino all'ultimo decreto, affermando che, innanzitutto non vi era mai stato alcun permesso? La risposta a questa domanda è evidente soltanto per chi è a conoscenza dei recenti sviluppi di una certa controversia avvenuta in Canada.

Nel giugno del 1990, il Vice Cancelliere dell'Arcidiocesi di Toronto, Mons. A. McCormack, pubblicò sul bollettino dell'Arcidiocesi una "chiarificazione" che affermava, tra le altre cose, che "lo stato di Padre Gruner è irregolare", frase notevolmente simile a quella usata ora dalla Segnatura, e che nessun cattolico avrebbe dovuto fare donazioni all'apostolato. Eppure, soltanto due mesi prima, il Vescovo di Avellino aveva spedito a Padre Gruner, in Canada, un certificato attestante la sua buona reputazione di sacerdote. L'accusa di McCormack di "stato irregolare" era quindi evidentemente falsa. I sacerdoti "irregolari" non ricevono certificati di buona reputazione da parte dei loro vescovi. La "chiarificazione" di McCormack era circolata nella stampa laica di tutta l'America settentrionale, scuotendo la fiducia dei donatori e provocando gravi danni all'apostolato. Quando McCormack rifiutò di ritrattare le sue affermazioni così clamorosamente false, i direttori dell'apostolato autorizzarono una causa per diffamazione al fine di proteggere il buon nome dell'apostolato, azione pienamente consentita dalla teologia morale cattolica nel caso in cui un calunniatore rifiuti di ritrattare.

Nell'agosto del 1999 Padre Gruner testimoniò sotto giuramento in una deposizione nel corso del processo. Da allora, McCormack è stato ricompensato con una promozione in Vaticano. Padre Gruner testimoniò che nel giugno del 1990 (data della "chiarificazione" di McCormack) il suo stato non poteva assolutamente essere "irregolare" perché aveva il permesso di risiedere in Canada del Vescovo Venezia, e il suo successore gli aveva dato un certificato di buona reputazione sacerdotale nell'aprile del 1990. Dopo la deposizione di Padre Gruner fu chiaro che McCormack rischiava seriamente una sentenza sfavorevole per diffamazione.

Da questi fatti, alcune conclusioni sembrano estremamente probabili: McCormack (o qualcun altro in Vaticano), avendo letto la copia della deposizione di Padre Gruner, aveva compreso che la sentenza gli sarebbe stata favorevole. Quindi, per proteggere McCormack, divenuto nel frattempo un funzionario vaticano, lo stato di Padre Gruner nel 1990 in un modo o nell'altro doveva essere dichiarato "irregolare" dalla Segnatura. Questo poteva essere ottenuto decidendo che Padre Gruner non aveva mai avuto realmente il permesso di vivere in Canada, cosicché la sua presenza in quel paese era "irregolare" sin dall'inizio. Quindi McCormack poteva affermare, nove anni dopo il fatto, che la sua accusa calunniosa di "stato irregolare" nel 1990 fosse "vera", dopo tutto, perché il più alto tribunale ecclesiastico aveva stabilito così.

Ciò spiegherebbe la comparsa del concetto insolito e, da un punto di vista canonico, privo di significato di "condizione irregolare" nell'ultimo decreto della Segnatura; il linguaggio scimmiottava la frase di McCormack, "stato irregolare". E spiegherebbe anche il motivo per cui il decreto recava la data di luglio, pur non essendo stato emesso fino a settembre: se il decreto avesse recato la data di settembre, sarebbe stato del tutto evidente che era stato scritto per aiutare McCormack a superare la deposizione di Padre Gruner di agosto. Quindi il decreto era retrodatato a luglio, quando la deposizione non era ancora avvenuta.

Non si vuole insinuare che tutti e cinque i prelati firmatari del decreto fossero consapevoli di essere coinvolti in tale sotterfugio. E' possibile che essi abbiano firmato un decreto, preparato per loro da qualcun altro (forse Grochelewski), senza leggerlo attentamente, in base al principio appena enunciato dalla Segnatura, secondo cui stabilire i fatti con precisione non ha importanza se il risultato è "giusto e legittimo".

Avendo modificato i fatti per eliminare il permesso di Padre Gruner del 1978 di risiedere in Canada, a questo punto cosa avrebbe detto la Segnatura della sua attività nell'apostolato?

Pur non negando che il Canone 278 garantiva il diritto naturale dei sacerdoti secolari come Padre Gruner ad associarsi ad altre persone in apostolati privati, la Segnatura ha citato il Canone 278, ß3, il quale afferma che "Gli ecclesiastici devono astenersi da fondare o unirsi ad associazioni il cui scopo o la cui attività non può conciliarsi con gli obblighi dovuti allo stato ecclesiastico". Come potrebbe un apostolato devoto a Nostra Signora di Fatima essere inconciliabile con gli obblighi del sacerdozio? La Segnatura non ha presentato alcuna spiegazione. Al contrario, per la prima volta nel corso dell'intero processo, la Segnatura, in realtà, ha ammesso che l'apostolato stesso è legittimo:

“Per motivi di chiarezza è necessario sottolineare che, in questa sede, non ci stiamo occupando della legittimità dell'associazione privata (per le quali la Chiesa non cerca il permesso), ma stiamo considerando unicamente la condizione dello stesso Reverendo Gruner".

Se la legittimità dell'apostolato veniva riconosciuta, se veniva riconosciuto che la Chiesa non richiede il permesso per parteciparvi, allora come poteva l'attività di Padre Gruner nell'apostolato non essere coerente con la stato sacerdotale? In altre parole: come potrebbe la legittima opera apostolica di un sacerdote costituire una "condizione irregolare"?

Su questo punto la Segnatura si è espressa con un'ulteriore ambiguità: "Il Concilio Vaticano Secondo insegna che i sacerdoti ... sono collaboratori del vescovo nel servizio di Cristo ... Dal Concilio Vaticano Secondo l'incardinazione è intesa particolarmente come l'incorporazione in una particolare chiesa (diocesi), e il suo presbiterio (sacerdozio) con il servizio della chiesa stessa sotto la guida del suo pastore ... ". Ah sì, e allora? Tutto ciò era vero anche prima del Concilio, ma era anche vero che i sacerdoti avevano il diritto naturale di impegnarsi negli apostolati senza il permesso episcopale, e che la Segnatura non ha neppure messo in questione la legittimità dell'apostolato di Padre Gruner.

La Segnatura ha evitato queste ovvie obiezioni, restando sulla posizione di un semplice ipse dixit, secondo la quale un apostolato riconosciuto come legittimo è in qualche modo incoerente con l'incardinazione "dal Concilio Vaticano Secondo". Eppure era il Papa, e non la Segnatura, ad avere l'autorità di interpretare e mettere in atto il presunto insegnamento sull'incardinazione del Vaticano Secondo. Il Papa aveva esercitato questa autorità promulgando il Canone 278, che garantisce il diritto dei sacerdoti secolari di fondare e unirsi ad associazioni private di fedeli, tanto più ad associazioni riconosciute legittime!

Come se ciò non fosse bastasse a rafforzare la posizione di Padre Gruner, tre vescovi diversi si erano offerti di incardinare Padre Gruner accordandogli il permesso di continuare il suo lavoro in Canada, proprio perché ritenevano che fosse utile per le loro chiese. In effetti, Padre Gruner era già utile alla "chiesa" di Hyderabad, poiché stava costruendo un orfanatrofio e nutrendo gli orfani con le risorse dell'apostolato, e guidava i pellegrinaggi Mariani che richiamavano decine di migliaia di indù, potenzialmente soggetti a conversione, attratti dalla devozione alla Vergine Maria e incoraggiati dalla statua della Vergine Pellegrina dell'apostolato benedetta dal Papa. Queste sono state solo alcune delle ragioni che avevano indotto l'Arcivescovo Arulappa a emettere un decreto di incardinazione per Padre Gruner in modo da continuare ciò che lo stesso Arcivescovo aveva chiamato "opera di Dio". Lo stesso Arcivescovo era stato il primo firmatario della Lettera Aperta al Santo Padre, una protesta contro i maltrattamenti subiti da Padre Gruner. E' evidente che l'Arcivescovo Arulappa aveva riconosciuto in Padre Gruner proprio il genere di "collaboratore" necessario alla sua diocesi, in conformità con "l'insegnamento del Vaticano Secondo" sull'incardinazione.

Se almeno tre vescovi consideravano l'apostolato coerente con gli obblighi sacerdotali di Padre Gruner, su quale base la Segnatura poteva affermare il contrario? Eppure ecco un'altra risposta ambigua: "Tralasciando la questione per cui un vescovo in India o in Brasile poteva accordare a un sacerdote l'incardinazione nella sua diocesi per poi permettergli di risiedere in Canada ed essere attivo in un apostolato privato", tralasciando, cioè, proprio il punto cruciale della questione! "E' chiaro che, da un punto di vista ipotetico, questo non avrebbe modificato in alcun modo la condizione del Reverendo Gruner". E perché? Se la Segnatura non metteva in dubbio la legittimità dell'apostolato, se l'apostolato stava già compiendo le principali opere materiali e spirituali dell'Arcidiocesi di Hyderabad, se l'Arcivescovo di Hyderabad considerava questa "opera di Dio", se tutto ciò era vero, allora perché l'incardinazione a Hyderabad non avrebbe modificato la presunta "condizione irregolare" di Padre Gruner?

Questi fatti non hanno impressionato la Segnatura. Evidentemente i membri del tribunale avevano concluso, avendo unicamente Dio davanti agli occhi, che la costruzione di orfanatrofi e il nutrimento degli orfani in una diocesi del Terzo Mondo, messa a dura prova dalla povertà, non costituiva un servizio per la chiesa locale. No, era tutto molto "irregolare". Come la Segnatura avrebbe affermato, Padre Gruner aveva lavori molto più importanti da compiere nella Diocesi di Avellino: per esempio tacere sul Messaggio di Fatima e, naturalmente, porre rimedio alla sua "condizione irregolare" restando ad Avellino per il resto della sua vita senza fare nulla. Gli orfani si sarebbero trovati un altro benefattore.

Nel corso del dibattito sullo stato di Padre Gruner, la Segnatura aveva completamente ignorato una norma essenziale dell'interpretazione canonica, espressa di recente nel Canone 17 del Codice del 1983:favorabilia amplianda, odios restrigenda, diritti e privilegi sono interpretati in maniera generica, mentre le restrizioni sui diritti e privilegi sono meticolosamente interpretati. In altre parole, si suppone che la legge canonica sia a favore di una giusta libertà e contro un'eccessiva limitazione della libertà. Nel processo di Padre Gruner, invece, la Segnatura aveva dato l'interpretazione più limitativa possibile alla libertà di Padre Gruner di impegnarsi in un apostolato secondo il Canone 278 ß1, e l'interpretazione più generica della frase restrittiva "non può conciliarsi con gli obblighi dello stato ecclesiastico" del Canone 278 ß2. Cioè, la Segnatura aveva rivoltato la legge, assumendo una posizione limitativa sui diritti e una visione generica delle restrizioni del Codice.

La Segnatura ha mantenuto la stessa visione capovolta della legge rivolgendosi al problema relativo all'inaudito ordine dato dalla Congregazione al Vescovo di Avellino per fargli negare l'escardinazione a Padre Gruner, in modo che la sua incardinazione nell'Arcidiocesi di Hyderabad potesse essere bloccata.

Il Canone 270 afferma che:

L'escardinazione può essere legalmente accordata unicamente per una giusta causa, quale il vantaggio della Chiesa o il benessere dell'ecclesiastico. Essa non può comunque essere rifiutata, a meno che non sussistano gravi ragioni.

Questo canone afferma che quando un sacerdote viene incardinato in una particolare diocesi, non diventa un impiegato del suo vescovo sotto contratto a vita, ma invece ha il diritto di trasferirsi in un'altra diocesi, dove il suo talento e il particolare carisma sacerdotale verrebbero impiegati in modo migliore, non soltanto per il bene della Chiesa, ma anche per il suo bene personale. In breve, i sacerdoti non sono degli schiavi, ma degli esseri umani come chiunque altro. Questo è il motivo per cui il canone 278 stabilisce che a un sacerdote non possa venire rifiutata l'escardinazione a un'altra diocesi senza "gravi ragioni".

Quali sarebbero state le "gravi ragioni" per negare a Padre Gruner l'escardinazione da Avellino, dove egli non era in grado di parlare il dialetto e dove non gli era mai stata affidata una missione ecclesiastica? L'unica ragione addotta dalla Segnatura era la "condizione irregolare" di Padre Gruner. Ma la "condizione irregolare" non era altro che l'impegno proprio in quell'apostolato che l'Arcivescovo di Hyderabad (tacendo degli altri due vescovi) era lieto di patrocinare. Era stato soltanto l'intervento della Congregazione, non una "grave ragione" a impedire l'incardinazione di Padre Gruner a Hyderabad, che altrimenti sarebbe stata considerata ordinaria amministrazione. La Segnatura non ha mai negato l'ammissione fatta a Padre Gruner dal Vescovo di Avellino che egli stesso non aveva alcun motivo di rifiutare l'escardinazione.

In breve, non vi era alcuna grave ragione per negare l'escardinazione. In effetti, non vi era una ragione di alcun tipo, oltre alla decisione della Congregazione e della Segnatura che Padre Gruner venisse confinato per sempre nella Diocesi di Avellino.

Ma questo travisamento sarebbe diventato sempre più grave. La Segnatura ancora doveva dedicarsi all'argomento della deliberata ingerenza della Congregazione nelle offerte di incardinazione da parte di ben tre vescovi, come pure nella richiesta di escardinazione da Avellino.

Finora, durante il processo, la Congregazione per il Clero e la Segnatura hanno sostenuto che la Congregazione stava semplicemente suggerendo ai vescovi cosa fare, e stava semplicemente sostenendo i decreti del Vescovo di Avellino contro Padre Gruner. Nell'ultimo decreto, comunque, la Segnatura aveva infine abbandonato questo pretesto. Adesso asseriva che, fin dal principio, la Congregazione aveva agito direttamente contro Padre Gruner "in nome del Supremo Pontefice con potere vicario esecutivo ordinario ... come superiore gerarchico dei vescovi". Ciò potrebbe spiegare perché il Promotore di Giustizia aveva svelato l'esistenza di numerosi interventi scritti e orali della Congregazione contro Padre Gruner, con i vescovi di Anapolis, di Simla-Changidarh e di Hyderabad. Questi interventi non dovevano venire più nascosti, perché secondo la nuova teoria del processo essi erano soltanto normali esercizi dell'autorità vicaria papale della Congregazione come "superiore gerarchico" di tutti vescovi cattolici del mondo.

Il problema di questa sbalorditiva affermazione è che la Congregazione stessa non l'ha mai menzionata. Tutti i suoi precedenti decreti erano interamente nei termini di puro sostegno ai decreti del Vescovo di Avellino. In effetti, la Congregazione ha passato sotto silenzio le obiezioni di Padre Gruner all'ingerenza nella sua escardinazione e incardinazione, non affermando mai di avere il diritto di interferire in nome del Papa.

A ciò la Segnatura replicava che, nel luglio 1989, la Congregazione aveva davvero affermato apertamente la sua presunta autorità di vicario papale, quando il Cardinal Innocenti (allora Prefetto della Congregazione per il Clero) emise la lettera che ordinava a Padre Gruner di fare ritorno alla Diocesi di Avellino dal 30 settembre 1989, qualora egli non avesse trovato un altro vescovo. Ma la Segnatura non menzionava il fatto che Padre Gruner era immediatamente ricorso contro quest'ordine, sia presso la Congregazione che presso il Papa stesso, con la motivazione di essere chiaramente estraneo all'autorità della Congregazione, poiché il Vescovo di Avellino non aveva mai dato tale ordine e la Congregazione non aveva il diritto di intervenire nella sua diocesi. La Segnatura non diceva, inoltre, che dopo l'appello di Padre Gruner alla Congregazione e al Papa, né Innocenti né la stessa Congregazione avevano più menzionato l'ordine del 1989, né c'è un solo riferimento a esso nei successivi decreti e dichiarazioni della Congregazione contro Padre Gruner nei dieci anni che seguirono. Il silenzio della Congregazione è molto eloquente.

A questo la Segnatura poteva replicare soltanto che "l'argomento del silenzio non prova nulla". Al contrario, esso prova tutto. Perché se l'intervento del Cardinal Innocenti fosse stato un legittimo esercizio della presunta autorità della Congregazione di vicario papale, la Congregazione avrebbe certamente fatto affidamento su di esso nel dichiarare "disobbediente" alla "autorità ecclesiastica", cioè la autorità vicaria del Papa stesso! Ma la Congregazione, fino a oggi, non ha detto nulla del decreto del 21 agosto 1989. Né ha mai risposto al ricorso del 1989 di Padre Gruner contro il decreto. Poiché la Congregazione aveva ricevuto il ricorso, i dieci anni di silenzio potevano significare una cosa sola: il tacito consenso a quanto affermato da Padre Gruner, vale a dire che la Congregazione aveva agito al di fuori della sua autorità.

Il completo abbandono da parte della Congregazione dell'intervento del 1989, dimostrava (più di qualsiasi argomento) che la Congregazione sapeva di non essere il "superiore gerarchico" del Vescovo di Avellino (o, quanto a questo, di qualsiasi altro vescovo) e non aveva alcun diritto di dare ordini a Padre Gruner senza l'approvazione del vescovo. Questo è l'esatto motivo per cui, nella successiva lettera del 28 ottobre 1989, il Cardinal Agustoni (con il Cardinal Innocenti come cofirmatario), sollecitava il Vescovo di Avellino a richiamare Padre Gruner nella sua diocesi, fingendo che fosse un'idea del Vescovo. Nel frattempo, essendo stato costretto a ritrattare in seguito al ricorso di Padre Gruner al Papa, il Cardinal Innocenti faceva sapere che il nome di Padre Gruner non era mai stato menzionato in sua presenza, non proprio il comportamento che ci si aspetta da un uomo che pensa di agire con l'autorità papale.

Non occorre una profonda conoscenza dell'insegnamento cattolico per riconoscere che la visione della Segnatura dell'autorità della Congregazione potrebbe causare la distruzione della divina costituzione della Chiesa. Come il Concilio Vaticano Primo ha solennemente chiarito, la supremazia di Pietro non toglie in alcun modo "quel potere di giurisdizione episcopale ordinaria e diretta con cui i vescovi, che sono stati posti dallo Spirito Santo, subentrano in luogo degli Apostoli come veri pastori, nutrendo e guidando i greggi di individui che sono stati assegnati loro". Come il Concilio ha inoltre dichiarato, la sovranità locale dei vescovi " ... è sostenuta, confermata e difesa dal pastore universale ... ". E che ne è di Pastor bonus, la costituzione apostolica di Giovanni Paolo II che definisce l'autorità della Congregazione per il Clero, e afferma che la Congregazione è stata costituita "senza pregiudizio per il diritto dei vescovi ..."?

Anche se il Papa può (e, certamente, deve) delegare alcune funzioni alle congregazioni che formano la Curia Romana al fine di governare una Chiesa così vasta, persino lui deve respettare la "giurisdizione episcopale ordinaria e diretta" dei vescovi locali in quanto successori degli Apostoli, come il Concilio Vaticano Primo insegna solennemente. Con quale diritto, allora, la Congregazione per il Clero può imporre al Vescovo di Avellino chi deve escardinare, o all'Arcivescovo di Hyderabad chi deve incardinare? E soprattutto dal momento che non vi era ragione per un intervento della Congregazione se non i "preoccupati segnali" dal Segretario di Stato vaticano?

Nel momento in cui ha ricevuto gli ordini di sacerdote, Padre Gruner ha promesso obbedienza al suo vescovo, non alla Congregazione per il Clero. Eppure adesso la Segnatura ha effettivamente dichiarato che la Congregazione agisce come un super vescovo o un papa minore, esercitando la giurisdizione papale su tutti i sacerdoti del mondo, anche se ciò non era mai accaduto prima. E ciò perché, secondo la recente teoria della Segnatura, la Congregazione ha il diritto di "ordinare" nel 1989 il ritorno ad Avellino di Padre Gruner, anche se il Vescovo di Avellino non aveva mai dato tale ordine.

Se la Congregazione per il Clero potesse emettere ordini diretti ai sacerdoti su questioni quali il luogo di residenza e quali apostolati è consentito loro dirigere, e i sacerdoti non avessero scelta se non obbedire a questi ordini, cosa rimarrebbe del potere ordinario della giurisdizione episcopale sulle diocesi? E' ovvio che esso diverrebbe una vuota formalità. I vescovi di ciascuna diocesi sarebbero dei semplici sorveglianti dei rispettivi territori, i cui giudizi potrebbero essere annullati dalla Congregazione ogni volta che essa lo ritenga opportuno.

La Segnatura ha sostenuto che la sua ampia interpretazione del potere della Congregazione "non significa che i vescovi siano semplici rappresentanti della Congregazione o che la Congregazione possa agire in maniera arbitraria". Dal momento che la Segnatura aveva riconosciuto che la Congregazione non poteva agire in maniera arbitraria, come poteva la Segnatura approvare la seguente serie di azioni: (1) ordinare a un sacerdote di trovare un altro vescovo per incardinarlo, quindi (2) ordinare a ogni vescovo interessato di non incardinare il sacerdote, e poi (4) dichiarare che il sacerdote "disubbidisce" perché non è riuscito a trovare un altro vescovo. La presunta "autorità vicaria papale" della Congregazione comportava anche il diritto di impegnarsi in tali manovre vergognosamente tiranniche? Se tali azioni non sono arbitrarie, allora cosa sono?

Sembrerebbe, perciò, che persino la divina costituzione della Chiesa sia stata messa a punto per consentire l'eliminazione di Padre Nicholas Gruner. Naturalmente, la Segnatura ha concluso che la Congregazione "ha effettuato in modo corretto l'incarico commissionatogli dal Supremo Pontefice" quando esso impiegava interventi segreti, scagliava accuse false e tiranneggiava vescovi al fine di impedire l'incardinazione di Padre Gruner in qualsiasi diocesi al mondo che non fosse quella di Avellino. E perché era necessario questo turbine di attività universale per impedire l'incardinazione di un sacerdote, evento altrimenti consueto? Perché i vescovi non avrebbero acconsentito a confermare "la sua [di Padre Gruner] condizione irregolarede facto". In una Chiesa sconvolta da crisi e scandali in quasi tutte le diocesi del mondo, una cosa che i vescovi non potevano permettersi di fare era confermare la "sua condizione irregolarede facto". La Congregazione, in questa emergenza, doveva semplicemente agire! In nome del Papa, naturalmente.

La frase "condizione irregolare de facto" era ancora un'altra novità che sembrava essere stata coniata appositamente per il processo di Padre Gruner. In giurisprudenza vi è una distinzione tra materia de factoe materia de jure. La materia de facto sono gli argomenti concreti; la materia de jure sono la materia di legge. La violazione della legge è materia de jure, non de facto. Per esempio, non si può essere un guidatore a velocità eccessiva de facto. O si viola il limite di velocità o no. Perciò affermare che Padre Gruner era colpevole di una "condizione irregolare de facto" equivale ad ammettere che egli non ha realmente violato la legge della Chiesa. L'accusa non ha più senso di un mandato di comparizione per aver infranto de facto il limite di velocità.

In breve, la Congregazione per il Clero ha passato dieci anni, nel corso dei quali si sono succeduti tre Cardinali, a impegnarsi e a sostenere interventi assolutamente senza precedenti, per occuparsi di un sacerdote la cui situazione non era, innanzitutto, illegale, al fine di fermare un apostolato la cui legittimità non è neppure stata negata. Questo dovrebbe essere classificato come uno dei maggiori enigmi negli annali del diritto canonico. O piuttosto, non era affatto un enigma: l'apostolato costituiva, naturalmente, il nocciolo del problema, ma la Segnatura non l'avrebbe mai ammesso. Né la Congregazione. Perché come si poteva ammettere che tutti questi stratagemmi fattuali e legali erano finalizzati a distruggere la diffusione del Messaggio di Fatima intervenendo sull'unico sacerdote che lo stava realmente facendo su base mondiale? Questa ammissione avrebbe dischiuso la porta a un'udienza sul vero significato del caso: il contrasto di fondo tra il Messaggio di Fatima e gli attuali progetti della burocrazia vaticana, che discendono direttamente dall'accordo Vaticano-Mosca e dall'intera "apertura al mondo" postconciliare, impresa il cui fallimento sarebbe a dir poco catastrofico.

Non rimaneva più nulla da fare. C'era il fatto che Padre Gruner non era un cittadino italiano. Come ci si poteva aspettare che egli prendesse la residenza in Italia dopo un'assenza di più di vent'anni? L'ordine di rientro del vescovo era legalmente impossibile da rispettare. Gli stranieri clandestini vengono espulsi dall'Italia esattamente come avviene in Canada o negli Stati Uniti.

Senza scoraggiarsi di fronte alla realtà della legge, la Segnatura ha osservato semplicemente che molti sacerdoti stranieri vivono e lavorano in Italia, senza menzionare che questi sacerdoti hanno un regolare permesso di soggiorno e non possono essere espulsi. Dal 1994 il Vescovo di Avellino non ha fatto nulla per ottenere un permesso di soggiorno per Padre Gruner, per il quale sarebbero state necessarie delle garanzie scritte dal vescovo e inviate al consolato italiano in Canada, per il sostegno economico e la copertura medica di Padre Gruner. Agendo con la coercizione della Congregazione, il vescovo ha semplicemente emesso gli ordini di ritorno senza curarsi affatto delle questioni legali che ciò avrebbe implicato.

Ma se la Segnatura non manifestava alcun interesse per il permesso di soggiorno di Padre Gruner, il suo precedente decreto del 1997 citava presunte difficoltà con la legge sull'immigrazione indiana come valida ragione per negare l'incardinazione nella Diocesi di Hyderabad. Quindi, per quanto riguardava l'incardinazione di Padre Gruner a Hyderabad, le leggi sull'immigrazione erano il principale impedimento, ma per quanto riguardava l'incardinazione ad Avellino (dopo un'assenza di più di vent'anni), le leggi sull'immigrazione non erano affatto un problema. Nel tentativo di raggiungere il risultato prestabilito, la Segnatura si è contraddetta di nuovo.

Ma restava il fatto che senza le garanzie del Vescovo di Avellino di sostegno economico e di copertura medica, Padre Gruner non poteva ottenere il visto necessario per un ritorno definitivo in Italia. Eppure, ed è incredibile, la Segnatura ha dichiarato nello stesso decreto che Padre Gruner non aveva diritto proprio a questo: "Le condizioni secondo le quali Padre Gruner avrebbe meritato un compenso per il suo ministero pastorale o assistenza sociale in caso di infermità o di vecchiaia, non si sono verificate". Quindi, secondo la Segnatura, Padre Gruner avrebbe dovuto fare immediatamente ritorno in Italia senza permesso di soggiorno, senza stipendio, senza copertura medica e senza una pensione per la vecchiaia. A quanto pare Padre Gruner, a un'età di quasi sessanta anni, avrebbe dovuto passare circa cinque anni nella Diocesi di Avellino come straniero clandestino ospitato dal vescovo (un periodo abbastanza lungo per assicurare la totale distruzione dell'apostolato, senza parlare dello stato personale di Padre Gruner), dopo di che non aveva importanza che egli venisse arrestato dalla polizia italiana e deportato in Canada in una condizione di indigenza.

La Segnatura, infine, rivolse l'attenzione all'obiezione di Padre Gruner secondo la quale egli non aveva mai ottenuto un'udienza davanti a un tribunale imparziale, perché gli stessi membri della Congregazione che stavano bloccando la sua escardinazione a un'altra diocesi, agivano in qualità di giudici nel suo ricorso contro il rifiuto di escardinazione. Portando ancora una volta la questione su un terreno diverso, la Segnatura annunciò che Padre Gruner non aveva diritto a un giudice imparziale nella Congregazione perché la Congregazione non è un tribunale. Essa era, invece, il "superiore gerarchico" di tutti i vescovi e i sacerdoti della Chiesa cattolica.

Ma la Congregazione stessa non aveva mai negato di agire come un tribunale nel processo di Padre Gruner, né aveva affermato di agire in qualità di suo superiore gerarchico. Aveva dichiarato, invece, che il diritto a un giudice imparziale nelle "procedure amministrative" della Congregazione, non era "previsto per legge", e la Segnatura aveva confermato questa posizione in uno dei suoi precedenti decreti. La Segnatura si era contraddetta ancora una volta.

Per concludere questo punto, la Segnatura dichiarava che, in qualsiasi caso, Padre Gruner aveva ottenuto un'udienza davanti a un tribunale imparziale, non altri che la Segnatura Apostolica! Ma la Segnatura non aveva ancora accordato un'udienza a Padre Gruner, avendo deciso in ogni frangente nel corso dei procedimenti, che il caso di Padre Gruner non meritava discussione, era "evidentemente privo di qualsiasi fondamento". E' evidente come il decreto finale contro Padre Gruner dimostri la vergognosa ingiustizia dell'intero procedimento a suo carico:

1. Anche se la legge della Chiesa (come la legge naturale) bilisce che i sacerdoti possono impegnarsi in apostolati privati senza l'approvazione del vescovo, Padre Gruner non poteva farlo neppure con l'approvazione episcopale (non meno di tre vescovi), nonostante l'ammissione della legittimità del suo apostolato, nonostante questo sostenesse gli orfani, e fosse considerato opera di Dio da un Arcivescovo con una reputazione più che ventennale.

2. Mentre l'escardinazione può essere negata soltanto per una grave ragione, l'escardinazione di Padre Gruner è stata negata senza ragione alcuna, oltre a un'accusa di "condizione irregolare", cioè una condizione che il Codice di Diritto Canonico non solo non proibisce, ma permette in modo chiaro.

3. Nonostante la legge italiana sull'immigrazione proibisca a Padre Gruner il soggiorno permanente in Italia, Padre Gruner deve comunque farvi ritorno dopo un'assenza di vent'anni, senza un regolare permesso, senza stipendio, senza assistenza medica, senza pensione per la vecchiaia (questo è quanto ci si aspetta da lui, anche se, secondo il Codice di Diritto Canonico (Can. 22), la Chiesa accetta di essere vincolata dalla legge italiana sull'immigrazione, e anche se Padre Gruner potrebbe essere arrestato e imprigionato come straniero clandestino sul suolo italiano).

4. Mentre si afferma che Padre Gruner ha ottenuto un'udienza "imparziale" alla Segnatura, Grochelewski ha rifiutato di consentire che il caso venisse discusso dai giudici di quello stesso tribunale. L'ultimo decreto della Segnatura ha chiarito come per Padre Gruner una "condizione irregolare" significava qualsiasi condizione nella quale egli fosse in grado di impegnarsi nel suo apostolato, mentre una "condizione" regolare significava soltanto una cosa: il confino permanente ad Avellivo come indigente virtuale e schiavo del vescovo, senza alcuna prospettiva di escardinazione per un'altra diocesi. E questa visione assurdamente restrittiva di incardinazione è stata presentata in tutta serietà come null'altro che l'insegnamento del Vaticano Secondo, il Concilio più liberale della storia della Chiesa! Per Padre Gruner soltanto, il Vaticano Secondo e il Codice di Diritto Canonico hanno creato una una camicia di forza che non viene fatta indossare a nessun altro ecclesiastico della Chiesa cattolica. Nel frattempo, i sacerdoti che hanno davvero bisogno di una camicia di forza vagano per la Chiesa senza controllo, domandando, e ottenendo, libertà per qualunque tipo di impresa privata, molte delle quali apertamente ostili all'insegnamento della Chiesa sulla fede e sulla morale. I cattolici più accorti ben conoscono il caso di sacerdoti (e suore) dissidenti e giramondo, ai quali si consente di infliggere danni incalcolabili alla Chiesa per anni e persino per decenni, senza che nei loro confronti si intraprenda, da parte del Vaticano, la minima azione disciplinaria : i Boff, i Kung, i Fox e i Curran della Chiesa postconciliare hanno avuto a disposizione il mondo intero, compresi i mass media, per diffondere il loro veleno. Nessuno di loro è mai stato minacciato di sospensione dal sacerdozio, punizione che, invece, sta per essere imposta a un sacerdote canadese la cui unica offesa è stata quella di guidare, in modo troppo efficace per il Segretario di Stato vaticano, un legittimo apostolato di Fatima.

Nell'estate del 1999, momento della preparazione del decreto finale contro Padre Gruner, il presunto "scioglimento" del caso di Padre Robert Nugent e Suor Jeannine Gramick fornisce un ottimo esempio dell'odioso criterio di due pesi e due misure che vige nel caso di Padre Gruner.

Dal 1977 Nugent e Gramick hanno viaggiato per il mondo sotto gli auspici del loro cosiddetto apostolato, New Ways Ministry, in aperta contraddizione con l'insegnamento della Chiesa sulla natura essenzialmente malata della condizione omosessuale. Ci vollero sette anni prima che la Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e per le Società di Vita Apostolica ordinassero a Nugent e a Gramick di interrompere i rapporti con questo "apostolato", dopo di che essi si limitarono a dare le dimissioni da dirigenti, ma continuarono a partecipare all'organizzazione in aperta sfida all'ordine del Vaticano. Passarono altri quattro anni prima che il Vaticano nominasse una commissione per "studiare" l'insegnamento di Nugent e Gramick. Dopo altri sei anni la commissione giunse alla "conclusione" che il "ministero" di Nugent e Gramick, mentre rivelava "aspetti positivi", aveva "serie deficienze" che erano "incompatibili con la pienezza della moralità cristiana". In altre parole, Gramick e Nugent stavano diffondendo nella Chiesa cattolica un insegnamento immorale.

Avendo ricevuto le conclusioni della Commissione vaticana, la Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e per le Società di Vita Apostolica "raccomandò" misure disciplinarie, compresa "qualche sorta di notifica", dopo diciassette anni di disobbedienza dicharata in conflitto con la dottrina della Chiesa.

Allora la Congregazione scoprì, con sua grande sorpresa, che i falsi insegnamenti di Nugent e Gramick riguardavano materie dottrinali che dovevano essere prese in esame dalla Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF). Essa affidò immediatamente l'intera questione al Cdf, non essendo riuscita a imporre a Nugent e Gramick alcuna punizione.

Nel 1996, dopo diciannove anni di diffusione di errori nella Chiesa, il CDF chiese a Gramick e Nugent di rispondere ad alcune domande sulle loro opinioni erronee, e di confermare l'insegnamento cattolico.Il CDF ritenne le loro risposte "non sufficientemente chiare", e a questo punto venne aperta un'indagine dottrinale su queste due persone, dopo soli diciannove anni di proteste contro di loro.

Ci volle un altro anno prima che il CDF annunciasse ciò che era noto fin dall'inizio, che gli insegnamenti di Nugent e Gramick erano "erronei e pericolosi". Invece di imporre una punizione, comunque, il CDF chiese a entrambi di dare una risposta alle conclusioni del CDF. Passò un altro anno prima che il CDF ricevesse le risposte di Gramick e Nugent, che vennero considerate "inaccettabili". Ma ancora non si procedette ad alcuna punizione. Invece nel 1989, dopo ventun'anni di falso insegnamento e di disobbedienza, venne chiesto a Nugent e Gramick di formulare dichiarazioni che esprimessero la loro intesa con l'insegnamento cattolico! Essi le spedirono, ma nessuna di queste dichiarazioni era accettabile.

Infine, il 14 luglio 1999, ventidue anni dopo l'inizio del dissenso di Nugent e Gramick dall'insegnamento della Chiesa, il CDF annunciò che la loro falsa dottrina aveva provocato "confusione tra i cattolici e gravi danni alla comunità della Chiesa". E quale fu la punizione per i ventidue anni di confusione e danni che avevano provocato alle anime? Per loro non vi fu la sospensione o la riduzione allo stato laico, ma semplicemente un ordine per cui essi avrebbero cessato di somministrare i sacramenti agli omosessuali o di avere incarichi nei rispettivi istituti religiosi! Non venne ordinato loro di interrompere la diffusione dei loro errori contro la Fede, che erano stati pubblicati in due libri, e nemmeno di ritrattare i loro errori. E questo è tutto ciò che il Vaticano ha voluto fare per porre rimedio a quasi un quarto di secolo di gravi danni alla Chiesa.

Il confronto con il caso di Padre Gruner è, a dir poco, nauseante. A differenza di Padre Gruner, Gramick e Nugent non sono mai stati minacciati di sospensione o di riduzione allo stato laico. A differenza di Padre Gruner, Gramick e Nugent non hanno subìto alcuna ingerenza nei loro diritti canonici essenziali in base alla teoria che la Congregazione pertinente stava agendo in vece del Papa con diretta autorità sui loro diretti superiori. A differenza di Padre Gruner, Gramick e Nugent non hanno subito ingerenze segrete, lettere segrete o "decisioni" segrete con la Congregazione per la Dottrina della Fede; a essi è stato notificato ogni passaggio nei procedimenti e gli è stata data la possibilità di rispondere. In tutta la vicenda di Nugent e Gramick emerge l'ossequiosa deferenza per i loro diritti. Dopo ventidue anni di disobbedienza sfacciata e di insegnamento eterodosso, essi hanno subìto punizioni minime e sono rimasti, rispettivamente, un sacerdote e una suora di buona reputazione, liberi di continuare a minare l'insegnamento morale cattolico sul grave disordine della condizione omosessuale, con danno inaudito per la fede e la morale dei cattolici, in particolare per quella dei giovani.

Eppure Padre Gruner, un sacerdote ortodosso e moralmente integro, è stato sbrigativamente dichiarato "disobbediente" e soggetto alla sospensione dal sacro sacerdozio, senza che sia mai stata dimostrata la violazione di una qualsiasi legge della Chiesa, e ancor meno di un insegnamento morale essenziale. Come il Cardinal Agustoni ha affermato nella sua lettera al Vescovo di Avellino nel 1989, Padre Gruner potrebbe essere costretto ad abbandonare lo stato sacerdotale e ridotto allo stato laico se non acconsentisse a tacere. Costretto ad abbandonare lo stato sacerdotale per aver predicato il Messaggio di Fatima, mentre eretici dichiarati ricevono una tiratina d'orecchi dopo decenni di girotondo con il Vaticano.

Padre Gruner non è stato l'unica vittima del criterio di due pesi e due misure. Proprio nel momento in cui la Segnatua stava applicando misure restrittive a Padre Gruner, Padre Josef Bisig, direttore dalla Confraternita Sacerdotale di San Pietro, ha ricevuto un sorprendente decreto dalla Commissione Ecclesia Dei del Vaticano, firmato dal Cardinal Felici. Il decreto annunciava che, sull'unica base di una lettera mandata alla Commissione a sua insaputa da alcuni membri scontenti della Confraternita, l'autorità di Bisig era stata sbrigativamente sospesa, e la regolare riunione della Confraternita cancellata, in attesa di un incontro con i rappresentanti vaticani per discutere le "tendenze separatiste" della Confraternita, cioè la rigorosa aderenza di questa al testo e alle rubriche liturgiche della tradizionale Messa in latino, facoltà concessa alla Confraternita nel 1988 dal Papa stesso, per promuoverla e conservarla. Il decreto annunciava, inoltre, che durante l'incontro con i rappresentanti vaticani, la Confraternita sarebbe stata avvisata di come, in futuro, avrebbe dovuto condurre i suoi affari e governarsi.

Senza alcuna udienza, persino senza alcun preavviso, il direttore di una società di vita apostolica fondata dal Papa era stato spogliato della sua autorità, mentre la sua società era stata posta in uno stato di sospensione canonica da un unico burocrate vaticano, che si era basato su una lettera a opera di alcuni sacerdoti dissidenti, alla quale Padre Bisig non aveva avuto neanche la possibilità di rispondere. Senza dubbio la Commisione Ecclesia Dei avrebbe affermato di avere il diritto di agire in questo modo perché, anch'essa, era "vicaria" dell'autorità papale. Sembra che vi siano molti papi vicari nel Vaticano postconciliare.

La conclusione era inevitabile: vi sono due criteri per amministrare la giustizia nella Chiesa postconciliare. Il primo criterio è per coloro che predicano l'eresia e violano la legge della Chiesa. A costoro è concesso qualsiasi diritto procedurale disponibile e viene imposta la più lieve delle punizioni, se davvero si può parlare di punizioni. Il secondo criterio vige per coloro che incorrono nell'ira di alcuni funzionari vaticani per promuovere con successo alcuni elemento del cattolicesimo tradizionale, che siano la liturgia tradizonale o il Messaggio di Fatima. Questi vengono privati di un vero processo e sono soggetti a un'interpretazione della legge assurdamente rigida e ingiusta.

Il risultato finale è un paradosso intollerabile nella Chiesa postconciliare: coloro che violano la legge ricevono i benefici della legge, mentre coloro che obbediscono alla legge vengono privati dei suoi benefici.

E quindi il trionfo degli oppositori di Padre Gruner del Segretariato di Stato vaticano sembrerebbe completo. Cinque membri della Segnatura Apostolica hanno firmato un "decreto definitivo" che contraddice non solo la legge e i fatti, ma anche le precedenti dichiarazioni della Segnatura stessa. Non importa che questo decreto decisivo abbia cambiato le regole del gioco e spostato il terreno ad argomentazioni totalmente nuove, alle quali Padre Gruner non ha avuto la possibilità di controbattere. Benché i procedimenti siano stati una mascherata, il risultato prestabilito era stato finalmente ottenuto. Ora si trattava soltanto di annunciare al mondo che Padre Gruner era stato "sospeso" per la sua "disobbedienza".

Ma, dopo tutto, non sarebbe stato così semplice. Perché vi era ancora un'altra sorpresa in serbo per i carnefici di Padre Gruner, un altro dono, forse, di Nostra Signora di Fatima, giunto, ancora una volta, dall'Arcidiocesi di Hyderabad.

Circa quattro mesi prima della data del decreto decisivo della Segnatura, l'Arcivescovo Arulappa aveva spedito a Padre Gruner il proprio decreto sulla questione dell'incardinazione di Padre Gruner a Hyderabad. Il decreto dell'Arcivescovo era una reazione esplicita alla dichiarazione arbitraria della Congregazione secondo la quale l'incardinazione di Padre Gruner a Hyderabadad nel 1995 era "inesistente":

“Avendo riesaminato i documenti di Padre Nicholas Gruner, compresa la lettera proveniente dalla Diocesi di Avellino, datata 4 agosto 1989, sono lieto di affermare che il decreto del 4 novembre 1995 per l'incardinazione di Padre Gruner nella diocesi di Hyderabad è valido ed effettivo, e che egli, a partire da quella data, è indiscutibilmente incardinato come sacerdote dell'Arcidiocesi di Hyderabad ... Con il dovuto discernimento, sono convinto di agire in maniera corretta,benché sia stato parzialmente fuorviato da persone influenti. Sento con decisione che il buon lavoro che egli sta compiendo, diffondendo la devozione all'Immacolato Cuore di Maria, non dovrebbe essere ostacolato, soprattutto a causa di pressione canoniche o giurdiche indebite. Possa Gesù Cristo essere lodato!".

L'Arcivescovo ha assunto una posizione contro la corruzione della giustizia nella Chiesa, dando ancora una conferma obiettiva della realtà della persecuzione di Padre Gruner.

Il decreto dell'Arcivescovo è stato inviato al Vescovo di Avellino nell'agosto del 1999, e il vescovo non ha ancora risposto. La Congregazione eserciterà il suo diritto recentemente acquisito di "vicaria" dell'autorità papale, emettendo un ordine "papale" che annulla un decreto dell'Arcivescovo? O ammetterà di non avere alcuna autorità e rimarrà in silenzio, come fece dopo l'intervento del 1989? Se è così, come si potrebbe affermare che Padre Gruner è stato "sospeso" per "disobbedienza" al Vescovo di Avellino, quando un Arcivescovo in India ha decretato che Padre Gruner è un sacerdote della sua Arcidiocesi, e non della Diocesi di Avellino? La Congregazione e la Segnatura, con i loro primi inauditi decreti contro Padre Gruner del 1994 e del 1995, hanno dato inizio a una parodia. Ora la parodia ha assunto dimensioni che entrambe non avevano previsto, quando cominciarono i loro interventi sulla legittima giurisdizione dei vescovi.

Per anni Padre Gruner è stato vittima di una legge scritta per un solo uomo. L'Arcivescovo di Hyderabad ha riconosciuto la verità divina secondo cui una legge per un solo uomo non è affatto una legge, ma un atto illegale. Perché il Concilio Vaticano Secondo è stato infestato ovunque dall'illegalità e dallo scandalo. Ma adesso, nel caso di questo sacerdote, le leggi della Chiesa, leggi applicate a tutti i fedeli, sono state sostenute da un prelato che non ne avrebbe tollerato la corruzione più a lungo, neanche da parte dei suoi colleghi del Vaticano.

Il caso di Padre Nicholas Gruner non è ancora concluso. Né è terminata la causa di Nostra Signora di Fatima, perché il Cielo non lo permetterà finché la Sua causa non abbia trionfato. Il sacerdote proseguirà la sua battaglia in aiuto alla Sua causa, e un giorno il sacerdote passerà a miglior vita. Ma le parole di Nostra Signora di Fatima non passeranno finché ogni sua parola non sia stata esaudita.



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