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Dot. SOLIDEO PAOLINI,
Discorso tenuto alla Conferenza per la Pace nel Mondo,
22 agosto 2007
San Paolo
Brasile
dall'Italia:
I miei incontri con l’arcivescovo Capovilla e lo scontro
Socci-Cardinal Bertone.
di Solideo Paolini
Eccellenze Reverendissime, Reverendi Sacerdoti,
Reverendo Padre,
Cari amici,
Sono qui con voi a condividere la gioia, la
grazia che mi ha fatto la Provvidenza e a ringraziarne con voi il buon
Dio. Infatti ho avuto questo grande onore di essere coinvolto in due
importanti novità dell’ultimo anno, degli ultimi 12 mesi
o poco più. Due novità molto importanti per tutte le persone
che hanno a cuore Fatima.
1) Ho avuto la grande soddisfazione di raccogliere la testimonianza
dell’Arcivescovo Loris Francesco Capovilla, che come vedremo
tra poco è un testimone chiave della vicenda di Fatima
in genere e del suo Terzo Segreto in specie.
2) Ho avuto la non più piccola soddisfazione di essere indirettamente
all’origine di questo scontro Socci-Cardinal Bertone (o
meglio Cardinal Bertone – Socci), di cui in Italia hanno
tanto parlato i Mass Media, i giornali, le riviste, televisioni
e radio.
Procediamo con ordine:
I miei incontri con Mons. Capovilla
Si pone una questione preliminare: chi è Mons. Capovilla?
L’arcivescovo Mons. Loris Francesco Capovilla, è uno
dei testimoni più importanti sul Terzo Segreto di Fatima, perché è il
segretario emerito di Papa Giovanni XXIII. E’ancora vivo, dopo
quasi cinquant’anni dai fatti in questione, ha più di 90
anni. Il segretario personale di Papa Giovanni è quindi ancora
vivo. Vive a “Sotto il Monte”, un piccolo paese in provincia
di Bergamo, in Lombardia, presso la casa natale del suo illustre principale,
Papa Roncalli. Vi è lì un museo gestito da suore, e lì ha
anche la sua residenza.
L’Arcivescovo Capovilla è uno dei
personaggi, uno dei pochissimi personaggi dei quali è pubblicamente
noto che conosce il Terzo Segreto di Fatima. Infatti, egli stesso ha
dichiarato anche anni addietro, anche prima della discussa rivelazione
dell’Anno Santo 2000, ha dichiarato di conoscere il Terzo Segreto;
ha dichiarato di essere presente quando è stata aperta la busta
con il terzo Segreto nell’estate del 1959 a Castel Gandolfo. Anzi,
egli ha dichiarato ancora di più: che è stato colui che
ha scritto su una busta esterna, sotto dettatura di Papa Giovanni XXIII: “Il
Papa ha letto il contenuto di questo plico, ne ha parlato con i suoi
più stretti collaboratori, alla fine mi dice di richiuderlo con
la scritta “non do nessun giudizio”. Silenzio davanti ad
una cosa che può essere una manifestazione del divino, o può non
esserlo”.
E’ quindi un personaggio chiave nella
vicenda di Fatima e del suo Terzo Segreto. Negli anni precedenti, sia
prima che dopo il 2000, quando la televisione italiana parlava del Terzo
Segreto, diceva quasi sempre: ci sono soltanto quattro persone attualmente
in vita che hanno letto o comunque sentito, che conoscono esattamente
tutto il contenuto del Terzo Segreto: Papa Giovanni Paolo II, il Cardinale
Ratzinger, ovviamente Suor Lucia, e Mons. Capovilla. In realtà è un’imprecisione:
vi sono anche altre persone che lo conoscono, che lo hanno letto; ma
questi quattro sono i nomi pubblicamente noti. Quindi egli è uno
dei quattro di cui era pubblicamente noto, già prima del 2000,
che conoscesse – di conoscenza diretta – il Terzo Segreto.
Visto che due tra questi testimoni, Papa Giovanni
Paolo II e Suor Lucia, sono ormai morti, è ora uno dei due lui e
l’allora cardinale Ratzinger, attualmente Sua Santità Benedetto
XVI, ad essere notoriamente a conoscenza del Terzo Segreto; sin da quando
fu aperta la busta nell’estate del 1959.
Voi capite allora quale peso, quale importanza
abbia la sua testimonianza! E allora andiamo a vedere le cose principali
che egli mi ha detto in questi incontri. Io ho avuto in tutto quattro
incontri con l’arcivescovo Capovilla: il primo all’inizio
dell’aprile 2003; il secondo nel luglio 2006; il terzo nel novembre
2006, pochi giorni prima che uscisse il libro di Socci – ma già se
ne parlava, come sempre accade in questi casi – e infine, l’ultimo,
il 21 giugno 2007.
In particolare, in questo quarto e ultimo incontro
- ma già la penultima volta ne avevo avuto sentore - mi sono reso
conto di qualche fastidio di Mons. Capovilla, per tutto il clamore che
avevano suscitato le sue dichiarazioni. Si può comprendere… chissà quante
storie gli avranno fatto!
Ho visto – e mi ha accennato lui stesso-, il
21 giugno 2007, che egli stava preparando un dossier di carte sue dattiloscritte,
di fotocopie, ecc.; e da come ha detto - mi ha fatto un mezzo accenno, “sono
cose che devo rispondere...”- sembrava come se il Vaticano gli
avesse chiesto un dossier sulle risposte : “cosa gli hai detto,
cosa non gli hai detto e perché”. Oppure qualcosa del genere.
Per cui, se è stato chiamato a giustificarsi o qualcosa del genere è chiaro
che… Ma ciò che più è rilevante, è che
egli sostanzialmente non ha ritrattato le cose che mi ha detto – in
parte anche il materiale che mi ha inviato – e che io naturalmente
ho avuto la debita cura di scrivere, letteralmente, riportando in maniera
documentata tutto ciò che mi disse, parola per parola: egli non
ha ritrattato nulla, sostanzialmente. Siamo nell’agosto 2007, sono
passati 10 mesi dall’uscita del libro di Socci, che ha fatto molto
scalpore: ne hanno parlato i giornali, la televisione, occupando i dibattiti,
le riviste di gran tiratura. Proprio il paragrafo del libro di Socci
che parlava del mio incontro principale con Mons. Capovilla era uscito
come anticipazione del libro medesimo sul quotidiano Libero, sulla prima
pagina del giornale Libero nel novembre 2006, un grandissimo clamore
quindi!
Dopo 10 mesi non vi è una dichiarazione
di smentita dell’arcivescovo Capovilla. E’ chiaro che se
non avviene entro 10 mesi da eventi che fanno tanto rumore, beh questo è un
fatto che la dice lunga: è comprensibile che si possa essere
infastiditi dal clamore, dal dover riprodurre un dossier al riguardo
e dal dover rispondere alle domande che vengono fatte (magari da uomini
del Vaticano), doversi giustificare, ecc… E’ chiaro, ma
nulla toglie - anzi rafforza, per i motivi che diremo - il valore di
questa testimonianza, il valore di una testimonianza così qualificata.
Mons. Capovilla nell’ultimo incontro,
quello del giugno c.a., mi ha si letto dei brani di una lettera da egli
scritta, in risposta ad uno scrittore francese che gli chiedeva dei chiarimenti
sulla vicenda; tuttavia le cose che mi ha letto sono chiaramente all’insegna
del desiderio comprensibile di cui dicevamo, di non volersi esporre ancora,
tuttavia non sono affatto smentite rispetto a quanto egli mi ha detto
e quanto io ho avuto l’accuratezza di certificare in maniera assolutamente
accurata. Per esempio, egli ha scritto a questo scrittore francese: “io
non ho parlato di due versioni [differenti]
del Terzo Segreto”: ah certo, ci mancherebbe che suor Lucia, una
volta avesse scritto “in Portogallo si conserverà sempre
il dogma della fede”, e un’altra avesse scritto “In
Portogallo NON si conserverà sempre il dogma della fede”,
ci mancherebbe! Queste sarebbero due versioni del terzo segreto. Quello
che io ho riferito è un'altra cosa: non due versioni diverse,
ma due testi diversi, due parti diverse, o chiamiamole come vogliamo
(lì può subentrare anche un discorso di valutazione, di
cui dirò), ma è tutt’altra cosa rispetto a due versioni
diverse. Quindi non è una smentita; al più e’ una
smentita confermativa!
Poi egli scrive a questo scrittore francese “io
penso che il Messaggio di Fatima non appartenga solo ad uno scrittore
o a un associazione..”: si, siamo del tutto d’accordo, per
questo diciamo: “Pubblicate tutto!”Se, come vedremo più tardi,
qualche cosa pensate che non sia soprannaturalmente autentico, cioè non
venga dalla Madonna ma sia stato scritto per errore sbagliandosi, da
suor Lucia, consentitene la pubblicazione senza garantirlo, senza riconoscerlo!
Siamo perfettamente d’accordo: non solo una associazione, o uno
studioso, o un gruppo di studiosi o un movimento, ma tutti quanti
abbiamo diritto a conoscere tutto. Quindi, questi brani che mi ha letto
della lettera allo scrittore francese, in realtà non smentiscono
affatto le cose che io ho riferito e che Socci ha riportato in maniera
assolutamente fedele nel suo libro. Ripeto, sono passati 10 mesi, se
ne è parlato molto ampiamente, perciò tutto questo è un
silenzio che pesa; queste mancate smentite alle cose reali che sono state
dette, ed il fatto che non sia ancora uscita una sua dichiarazione al
riguardo è evidente che e’ un silenzio eloquente, un silenzio
che parla.
Tutto ciò premesso, veniamo al mio incontro
principale con Mons. Capovilla, quello del 5 luglio 2006. Luglio è il
mese della trasmissione del Segreto, è un mese soprannaturalmente
fecondo. In quella data mi sono recato a Sotto il Monto, questo paesello
di cui dicevamo, presso l’abitazione di Mons. Capovilla. Mi ricordavo
di lui perché egli era stato Vescovo Delegato Pontificio a Loreto,
che è vicino alla mia abitazione (io sono marchigiano, della regione
Marche). Mi ricordavo di lui quando negli anni 80 era vescovo a Loreto,
e ci siamo scambiati alcuni ricordi; mi ha ricevuto con grande cortesia
e disponibilità. E gli ho fatto una domanda, riportata parola
per parola: “Eccellenza, il motivo della mia visita deriva dal
fatto che sono uno studioso di Fatima”, e qui lui annuiva, come
a dire “ho capito”; “Siccome lei è una fonte
di primissimo piano, vorrei porle alcune domande”, e lui subito: “no,
guardi, anche per evitare imprecisioni, visto che è rivelato ufficialmente,
io mi attengo a quanto è stato detto”. Questo già è un
problema per la tesi ufficiale: perché se hanno detto tutto -
in senso assoluto, e non soltanto nel senso relativo di cui dirò -,
perché un testimone chiave dice che è in qualche maniera “vincolato” nel
parlare da quello che è stato rivelato ufficialmente? Se di una
cosa che io conosco viene detto tutto, se viene riportata pubblicamente
non mi dovrei sentire affatto vincolato nel parlarne. Se invece mi sento
vincolato nel parlare, nel dire e nel non dire, da una rivelazione ufficiale,
allora vuol dire che non tutto è stato detto nel senso più pieno
della parola, senza restrizioni.
Rileggiamo le parole di Mons. Capovilla: “No,
guardi, anche per evitare imprecisioni, visto che è rivelato ufficialmente”.
Cosa c’entrano le “imprecisioni” con il fatto che è stato
rivelato ufficialmente? O forse le imprecisioni, nel linguaggio curiale,
della Curia Romana, un linguaggio diplomatico, sono eventuali discrepanze
che potevano emergere tra la sua testimonianza e la rivelazione ufficiale,
la tesi ufficiale? Questo vale a dire che la tesi ufficiale fa acqua! “Anche
per evitare imprecisioni, visto che è stato rivelato ufficialmente,
io mi attengo a quanto è stato detto… anche se potrei sapere
pure dell’altro”, facendo un sorriso. Di cosa si tratta questo “altro”?
C’è dell’altro quindi? “Anche se potrei sapere
pure dell’altro, bisogna attenersi a quanto detto nei documenti
ufficiali” … Il senso logico di questa frase è che
c’è anche dell’altro oltre a quello che è stato
pubblicamente detto al di là di come questo “altro” lo
si voglia considerare.
Egli non può quindi parlare liberamente
perché c’è stata la rivelazione ufficiale: è molto
chiaro! C’è una cosa, tra l’altro, che va messa in
luce. Possiamo porre, rispettosamente ma doverosamente, al Vaticano la
seguente domanda: Se è stato detto tutto, nel senso assoluto – non
solo nel senso relativo di cui diremo -, allora domandiamo umilmente
al nostro Santo Padre di sciogliere dal Segreto Pontificio tutti coloro
che hanno conosciuto il Terzo Segreto di Fatima. Perché sono state
dette varie cose, ma non ho mai visto una formula in cui si attestava
pubblicamente che venivano sciolti dal Segreto pontificio tutti
coloro che hanno conosciuto il Terzo Segreto e collegati. Se è stato
detto tutto, come da tesi ufficiale, allora perché far restare
chi sa con questa specie di vincolo? Allora, umilmente, come proposta
in questo consesso, io direi di domandare umilmente al nostro Santo Padre
Benedetto XVI che in maniera pubblica, formale, usando una formula inequivocabile
vengano sciolti dal segreto Pontificio tutti coloro che hanno saputo
qualcosa al riguardo, a qualsiasi titolo; così potranno meglio
convincerci che è stato detto proprio tutto, in assoluto. Vogliano
le Loro Eccellenze parlare di queste cose al Santo Padre, affinché almeno
altri possano parlare liberamente!
Continuando, Mons. Capovilla mi disse: “Lei
mi scriva le domande, così io poi le rispondo. Vado a vedere tra
le mie carte, se le ho ancora perché io ho donato tutto al museo,
io ho donato tutto guardi…e le mando qualcosa, magari una frase”;
facendomi un piccolo sorriso, come mi aveva fatto – quello era
ancora più intenso- quando mi disse “anche se potrei sapere
pure dell’altro” : il suo viso era chiarissimo, la sua espressione
era chiara, stando li non si poteva avere il minimo dubbio. “Lei
scriva”.
Prima di andarmene, Mons. Capovilla continuò a
parlare a ruota libera, toccando vari argomenti. Debbo precisare che
non li ha messi lui in relazione al Terzo Segreto di Fatima, ma il fatto
che me ne parlasse lì, in quel contesto, sembra un indizio, una
pista indiretta, implicita, per farmi un po' capire senza dirmelo troppo
apertamente.
L’Arcivescovo allora iniziò a parlare
di diversi argomenti che in apparenza sembravano avere poco a che fare
con la mia domanda: il rischio di prendere per manifestazioni soprannaturali
quelle che sono delle fantasie passate per la mente; il rischio che in
certe situazioni si possa diventare maniaci, fissati; il rischio di montarsi
la testa. Io tacevo, non ero lì per commentare o dare delle valutazioni,
ma semplicemente per raccogliere una testimonianza, al di là della
valutazione o del commento su l’uno o l’altro aspetto. Tuttavia,
a prescindere dalle valutazioni, che cosa vennero a dire discorsi del
genere, parlando come a ruota libera, ma detti in quel contesto, detti
sul tema terzo Segreto, in quella sede? Rivelano che forse, probabilmente
il Terzo Segreto - o una parte di esso, o comunque delle cose di Fatima
- a Suor Lucia potrebbe non averlo detto realmente la Madonna, ma lei
stessa potrebbe, in buona fede, essersi sbagliata, immaginandoselo lei:
alcune cose di Fatima, alcune cose del Terzo Segreto potrebbero venire
non realmente dalla Madonna, ma da fantasie passate per la mente di Suor
Lucia.
Considerazione rafforzata poi dal discorso che
mi ha fatto, in cui egli ha biasimato la facilità con cui si prendono
per indemoniate delle persone che potrebbero avere semplicemente delle
malattie mentali: da qui l’imprudenza – che però lui
non ebbe a Loreto, portandomi molti esempi – di buttarsi subito
sugli esorcismi quando, pur non escludendoli come ultima possibilità,
prima ci vorrebbero altre cose, come la confessione, ecc, perché bisogna
tenere come ultima ipotesi che siano indemoniate, è più probabile
che abbiano delle malattie mentali. Quindi prima di dire che si tratta
di fenomeni soprannaturali, bisogna piuttosto pensare che siano
fenomeni naturali. Nel discorso di sopra, ciò equivale a dire:
più che pensare che a suor Lucia queste cose gliele abbia dette
la Madonna, pensiamo piuttosto che probabilmente, possano essere fantasie
passate per la mente di Suor Lucia: che ella, in buona fede, ha attribuito
alla Madonna, quando invece erano pensieri suoi.
Era molto forte l’ impressione in tal
senso, e questa spiegazione risulta ulteriormente rafforzata da quanto
confidò uno dei prelati più vicini a papa Giovanni Paolo
II, un membro strettissimo dell’entourage di Papa Giovanni Paolo
II, che - è stato riferito in una trasmissione televisiva, Porta
a Porta, del 31 maggio 2007 – disse: “non sempre si capisce
bene ciò che dice la Madonna e ciò che dice Suor Lucia”.
E’ sempre lo stesso discorso. E quindi ci vuole prudenza per capire
cosa dice la Madonna e cosa Suor Lucia. E’ sempre lo stesso discorso.
Possiamo forse vederne un’ eco anche nella lettera che il Pontefice
regnante ha scritto come introduzione al libro del Cardinale Bertone.
In realtà è una lettera che si mantiene piuttosto sulle
generali: e anche a Socci il Pontefice regnante ha scritto una lettera
apparentemente di plauso al suo libro. Strano, sono due libri opposti,
in contrapposizione l’uno contro l’altro, ma anche il libro
di Socci ha avuto una lettera favorevole da parte del Papa! Ed in quella
lettera al cardinale Bertone, che è stata usata da quest’ultimo
come introduzione al suo libro, il Papa attuale parla di “parole
autentiche del Terzo Segreto”.
Sommato a quello che sembra dire Mons. Capovilla,
sommato a quello che - nella stessa linea - disse questo intimissimo
collaboratore di Papa Giovanni Paolo II (“ci vuole prudenza per
capire cosa dice la Madonna e cosa dice Suor Lucia”), e ricordando
il fatto che il Pontefice regnante è un uomo sempre molto accurato
nel suo linguaggio (nei suoi scritti si studia anche le virgole), forse
questa frase, “parole autentiche del Terzo Segreto”, vuole
dire che c’è una parte del Terzo Segreto che è stata
ritenuta non autentica, da un punto di vista soprannaturale - come a
dire, proveniente non dalla Madonna ma da Suor Lucia? E quindi aggrappandosi
a questo non l’hanno pubblicata? Forse allora “è tutto”,
quanto pubblicato, in questo senso: tutto ciò che abbiamo ritenuto
essere il VERO terzo Segreto, cioè quanto detto dalla Madonna,
lo abbiamo pubblicato; ciò che invece non è stato pubblicato è perché lo
abbiamo stimato essere non il terzo Segreto, non il vero terzo segreto,
non una rivelazione celeste, ma dei pensieri di Suor Lucia sul Segreto; non
sono un segreto del Cielo, li abbiamo in un certo senso scartati dal
punto di vista dell’autenticità soprannaturale. Una spiegazione
del genere consentirebbe di tenere insieme sia la ripetuta affermazione
vaticana “abbiamo pubblicato (o rivelato) tutto il terzo segreto”,
con le tante informazioni che abbiamo per cui qualcosa manca. Vedremo
più avanti nel mio ultimo incontro con Mons. Capovilla, come
egli in maniera piuttosto esplicita mi abbia confermato - secondo lo
stile diplomatico proprio della curia romana - questa pista, questa interpretazione.
Prima di tornare a casa, gli chiesi: “Eccellenza,
c’è qualche cosa che debbo tenere, in tutto o in parte,
riservato?”. Se egli mi avesse chiesto il riserbo, lo avrei seguito...
Magari delle informazioni potevano essere utili come ricercatore (per
formulare delle ipotesi, per privilegiarne alcune o scartarne altre:
utili informazioni per proseguire la ricerca su Fatima, magari senza
riportarle esplicitamente o senza riportarne la fonte). Egli però mi
rispose che non avevo vincoli di riservatezza, sicché io sono
stato assolutamente leale con l’Arcivescovo Capovilla.
Tornato a casa, gli inviai le domande scritte
come da accordi, e il 18 luglio mi arrivò in risposta un plico.
A fianco delle mie domande su un testo inedito del terzo segreto, del
testo non pubblicato del terzo segreto Mons. Capovilla - con la sua grafia
ben riconoscibile dal biglietto autografo che mi ha mandato - mi aveva
scritto, testualmente: “Nulla so”.
Ora, già è strano che uno tra
i pochi a conoscere il segreto, in risposta alle mie domande se c’è anche
dell’altro mi risponda che non sa nulla: perché se il cosiddetto “quarto
segreto” - espressione giornalistica o ironica per dire “la
parte a tutt’oggi non pubblicata del terzo Segreto” non esiste – beh,
lui l’ha conosciuto nell’estate del 59, allora avrebbe dovuto
dirmi non che non lo sa, avrebbe dovuto dirmi: “no, è tutto,
non c’è nulla”; già dirmi che non sa se è tutto,
uno che il segreto lo conosce, suona ben strano. Anzi, assai chiaro.
Ma c’è di più: “nulla so” è un
espressione che nella lingua italiana non esiste. Nella lingua italiana,
l’espressione corretta è “non so nulla”. “Nulla
so”, invece, non esiste, e non è pensabile che un arcivescovo,
segretario emerito di Giovanni XXIII non abbia saputo esprimersi correttamente
in italiano.
Questa espressione, “nulla so”,
esiste soltanto come forma dialettale ed idiomatica, caratteristica,
in Sicilia. In quell’isola del Sud Italia vi sono paesi e zone
sotto il controllo della mafia, un gruppo di potere illegale. Se qualcuno
parla, alla polizia italiana per esempio, lo uccidono. Pertanto, gli
abitanti di questi paesi che sono sotto il controllo della mafia hanno
paura, e se uno chiede cose che non possono dire, rispondono: “nulla
so”; che vuol dire: “non posso parlare”. E’ un’espressione
caratteristica. Se la polizia chiede loro: “Stiamo cercando Peppe
Rossi, capo della mafia, dov’è?”, loro rispondono: “nulla
so”: che vuol dire: “non ve lo posso dire”. Lo sanno
bene dov’è, in realtà, magari e’ in quel villaggio!
Ma se lo dicono la mafia li uccide. L’espressione vuol dire quindi: “non
posso parlare”. Non voglio certo offendere nessuno con questo paragone, è l’Arcivescovo
Capovilla che ha usato un espressione del genere! Come ho detto e come
Socci ha riportato fedelmente, l’avrà fatto per evocare
in maniera ironica una certa “omertà siciliana”, (l’omertà è quando
si deve coprire col silenzio qualcosa); in maniera quindi ironica o scherzosa,
con una battuta, Mons. Capovilla è tornato ancora sulla questione
di cui affermavamo in apertura, ovvero “io non posso parlare apertamente”.
Oltre a questo, c’erano anche altri particolari
interessanti; il materiale l’ho trasmesso tutto al dottor Socci
che lo ha utilizzato per il suo libro( e anche ad altre persone perchè custodiscano
questo materiale così importante per la questione), e tra i vari
fogli interessanti ce ne è uno, in maniera particolare, sebbene
non l’unico. Mons. Capovilla mi ha mandato le sue Note Riservate,
datate 17 maggio 1967: quarant’anni fa, nella prossimità dei
fatti, quando Mons. Capovilla era ancora piuttosto giovane, con il suo
timbro, il suo stemma episcopale (materiale scritto e particolareggiato!),
con la sua grafia e con date, fatti e luoghi precisi e dettagliati. Papa
Paolo VI lesse il segreto nel pomeriggio di giovedì 27 giugno
1963, e questo terzo Segreto era custodito nell’appartamento pontificio:
precisamente nel cassetto di destra della scrivania detta “Barbarigo”,
nella stanza da letto del Papa; mentre il documento ufficiale del Vaticano, Il
Messaggio di Fatima, dell’anno 2000, affermava: “Paolo
VI lesse il contenuto del Terzo Segreto con il sostituto sua Eccellenza
Angelo dell’Acqua il 27 marzo 1965, ed inviò la busta all’archivio
del Sant’uffizio, con la decisione di non pubblicare il testo”.
Vediamo qui delle discrepanze! L’arcivescovo
Capovilla dice che Paolo VI lo lesse il pomeriggio di giovedì 27
giugno 1963, mentre il documento ufficiale Vaticano, il Messaggio di
Fatima, dice che lo lesse il 27 marzo 1965. Due date diverse, e c’è di
più: due luoghi diversi in cui il documento era custodito! Secondo
il libretto ufficiale Vaticano, il Terzo Segreto era rimasto al Sant’Uffizio,
venuto solo per il tempo delle consultazioni a Paolo VI, e poi tornato
al Sant’Uffizio. Mentre nelle note riservate di Mons. Capovilla
si legge che Paolo VI non lo fece arrivare dal Sant’Uffizio, bensì che
era rimasto nell’appartamento pontificio; e da come dicono queste
note riservate di Mons. Capovilla, il Terzo Segreto restò anche
dopo nell’appartamento pontificio, mentre il documento ufficiale
Vaticano afferma che dopo la lettura Paolo VI lo re-inviò al Sant’Uffizio.
Vi sono quindi discrepanze di luoghi e di date! E la stessa discrepanza
si ripeterà con Giovanni Paolo II, sia di date che di luogo. In
una intervista a Famiglia cristiana, il Cardinale Bertone dirà che
quella del segreto custodito nell’appartamento pontificio è pura
fantasia. Allora, Eminenza, l’Arcivescovo Capovilla ha mentito!
Avrebbe fatto un documento falso, quarant’anni fa, se e’ pura
fantasia! Torneremo meglio su questo punto. Preciso che Mons. Capovilla
aveva già parlato di queste cose: ora però risulta anche
da documentazione, peraltro antica e dettagliata.
Chiamai quindi, quel giorno stesso alle ore
18.45, Mons. Capovilla, ringraziandolo per la sollecita risposta, e gli
feci notare questo contrasto. Egli mi rispose: “eh, ma io le ho
detto la verità, guardi che sono ancora lucido!”; e io: “per
carità, Eccellenza, ma come si spiega questa certificata discrepanza”?
A quel punto si mette a parlare lungamente, fa delle considerazioni,
e io: “Si, Eccellenza, ma io mi riferisco ad un testo scritto e
ufficiale e del Vaticano, che è chiaro e a sua volta è basato
su appunti di archivio!”, e Mons. Capovilla: “ma io giustifico…”,
come a dire: “diciamo la verità, sia io che il Cardinale
Bertone”, questo era il senso; “forse il plico Bertone non è lo
stesso del plico Capovilla” (cioè il plico, la busta, la
lettera, il testo cui fa riferimento, di cui parla il cardinale Bertone,
non è lo stesso di quello di cui parla Mons. Capovilla). E io
subito lo interruppi: “quindi entrambe le date sono vere, dite
tutti e due la verità, perché del terzo segreto ci sono
due testi?”. Lui è rimasto un attimo in silenzio, c’è stata
una breve pausa di silenzio. Si capiva che mons. Capovilla ci stava pensando;
quindi non si può dire che sia stata una risposta così,
senza pensare a ciò che diceva: no, è stata ponderata,
soppesata. C’è stata una breve pausa di silenzio e poi Mons.
Capovilla riprese, dicendo: “per l’appunto”, che significa: “proprio
così, è proprio come ha detto”.
Io ho provato a saperne di più, ma Mons.
Capovilla –capisco, si era esposto per tutto quello che poteva – mi
disse: “No guardi, lasciamo stare, abbiamo il Vangelo: pensiamo
al Vangelo”. Era una risposta diplomatica per dire: “basta,
di più ancora non posso dire”, era un modo per sottrarsi
al problema di cui dicevamo. Al tempo stesso, rivelava un po’ un’idea
diffusa in Vaticano sul terzo segreto: qua si tratta di semplici rivelazioni
private, quindi materia per appassionati, che uno è libero (nella
maniera più assoluta) di accettare o no, poi non si sa nemmeno
cosa viene dalla Madonna, cosa da Suor Lucia, sono pensierini della suora,
non sono cose importanti, ecc”. Quindi questa risposta era magari
un modo diplomatico per levarsi da una situazione difficile, ma anche,
come dire, un’eco del dubbio che non si tratti di una rivelazione
in tutto soprannaturale. Probabilmente è alla luce, o meglio alla
nebbia, di questo dubbio che si è seguita una certa linea.
Il 21 giugno di quest’anno sono tornato
da Mons. Capovilla e ne sono uscito con questa importantissima conferma,
magari preterintenzionale (egli mi ha detto: “io gliel’ho
detto parlando a ruota libera,” appunto! Uno quando parla a ruota
libera non ha magari i freni di ciò che deve dire o non deve dire,
ma non è che si inventa le cose; questa precisazione di Mons.
Capovilla era forse più per il Vaticano che per me). Comunque,
Mons. Capovilla con qualche frasetta mi ha dato una importantissima conferma
alla pista interpretativa di cui ho detto: circa il Terzo Segreto, mi
ha accennato all’esistenza, anche di qualcos'altro, un allegato… Proprio
così: oltre alle quattro paginette pubblicate nel 2000 c’era
anche qualcos’altro. Un allegato che – ha fatto capire – si
può ritenere contenente dei pensieri della suora sulla visione.
Non che – aggiungo io – la suora li presenti così,
ma - dice Mons. Capovilla - saranno stati sicuramente esaminati bene
dall’autorità della Chiesa; e saranno le autorità ecclesiastiche
che hanno ritenuto questo qualcos'altro pensieri della suora, che lei – sbagliandosi
- ha attribuito, almeno in un primo tempo, alla Madonna.
Con frasette disseminate nel discorso, anche
sotto l’incalzare delle mie domande, Mons. Capovilla mi ha detto
proprio questo. Ci si dice: “è inammissibile quello che
dite, perché voi dite che gli alti vertici del Vaticano hanno
detto una bugia, e questo è inammissibile”. Molti provano
a chiudere il discorso con questo argomento. Ora, questo non è un
modo di procedere razionale; è più da opportunisti semmai,
che non vogliono avere guai – ma se non si vuole avere guai si è sbagliata
religione, basta prendere sul serio il Vangelo della domenica: la nostra
non è certo la religione adatta a non avere guai!
Ma a parte questo, e a parte che noi non diciamo
che abbiano detto bugie e parliamo piuttosto di restrizioni mentali,
di reticenza; ma a parte questi aspetti: se si dice: no, la tesi ufficiale è sicuramente
giusta perché altrimenti si deve dire che alti vertici del Vaticano
dicono bugie, allora ragionando così possiamo opporre questa considerazione:
se la tesi ufficiale è giusta, allora dice bugie l’arcivescovo
Capovilla, il segretario personale di Papa Giovanni XXIII, è stato
lui a mentire”; ma non sarebbe anche questa una cosa grave? Di
più, avrebbe prodotto un documento falso! Avrebbe fatto delle
note riservate false, oltre alle altre carte, falsificandole! E quella
volta, 40 anni fa, non era molto anziano (a parte che anche Suor Lucia
era molto anziana durante gli incontri con l’allora Mons. Bertone,
ora Cardinale, quindi l’argomento anzianità dovrebbe
valere per entrambi); quindi non si può obiettare che oramai Mons.
Capovilla è molto anziano, tra l’altro le sue note d’archivio
sono di 40 anni fa. Avrebbe fatto lui un documento falso, se la
tesi ufficiale fosse giusta. Non sarebbe una cosa grave questa? Tra l’altro,
se la versione ufficiale fosse giusta, sarebbe una bugiarda anche Suor
Lucia. Giacché il Cardinal Bertone ci riferisce nel suo libro,
a pag. 92, che Suor Lucia gli avrebbe detto: “la data del 1960 è stata
una decisione mia, la Madonna non mi ha comunicato nulla al riguardo”.
Questo è scritto a pag. 92 del libro del Cardinale Bertone. Solo
che altri ecclesiastici, da padre Alonso (personalità scientifica
e non controversa), ci riferiscono altre cose da parte della Suora. Quindi
anche questi ecclesiastici sarebbero tutti bugiardi, o comunque non credibili… Non
solo: lo stesso Cardinale Bertone, la notte del 31 maggio di quest’anno,
ha mostrato in televisione le buste contenenti il Segreto di Fatima,
e su ben due buste compariva una scritta autografa di Suor Lucia, letta
dal porporato ad alta voce, in cui la data del 1960 viene attribuita
ad un “ordine espresso di Nostra Signora”. E lo ha mostrato
in televisione! Ma allora, se Suor Lucia - come ci riferisce il Cardinal
Bertone a pag. 92 del suo libro – gli ha detto: “quella
del 1960 è stata una decisione mia, la Madonna non mi ha comunicato
nulla al riguardo”, allora Suor Lucia quando ha scritto sulla busta
del Terzo Segreto che la data del 1960 veniva da un “ordine espresso
di Nostra Signora” avrebbe scritto una bugia! Se la tesi ufficiale
del Vaticano attuale è giusta, l’arcivescovo Capovilla avrebbe
detto bugie, l’arcivescovo Capovilla avrebbe prodotto un documento
falso, molti ecclesiastici (Padre Alonso, don Luigi Bianchi…),
sebbene personalità non controverse, avrebbero riferito da parte
di Suor Lucia delle bugie, e la stessa Suor Lucia avrebbe scritto sulla
busta contenente il Terzo Segreto un falso. Allora sarebbe una bugiarda,
seguendo la tesi ufficiale, anche Suor Lucia!
Non sarebbe anche questa una cosa estremamente
grave? Il discorso “non posso pensare che questo sia vero perché altrimenti
avrebbero detto una bugia, sarebbe troppo grave” non porta da
nessuna parte; anzi porta, se si è coerenti, a conseguenze ancora
più gravi.
Mi piace pensare qualcos'altro,che nessuno ha
detto bugie, si tratta piuttosto di restrizioni mentali: abbiamo pubblicato
tutto ciò che è il terzo segreto, cioè ciò che è questo
specifico appello del Cielo, perché ciò che non abbiamo
pubblicato lo abbiamo stimato essere non soprannaturalmente autentico,
quindi lo abbiamo scartato (o messo in dubbio) come pensieri di suor
Lucia, anziché come veramente un messaggio della Madonna.
Oltretutto, pensieri di suor Lucia a margine
del secondo segreto. Tant’è che, nella conferenza stampa
del 26 giugno 2000, a Mons. Bertone era stata posta la domanda se la
frase tronca sull’ortodossia, “en Portugal se conservarà…”,
appartenesse al terzo o al secondo segreto. Il prelato rispose: “mah, è difficile
dire, mi sembra al secondo”… Se quindi quella frase, che
noi sappiamo essere l'inizio delle parole del terzo segreto, la considerano
invece appartenente al secondo segreto, allora forse considerano appartenente
al secondo segreto anche l’altro testo. Quindi “è tutto” il
terzo segreto, sia nel senso che quanto non abbiamo pubblicato non è vero
terzo segreto (non viene dal cielo, ma sono pensieri della Suora; non è autentico,
per dirla come il Santo Padre, nel senso soprannaturale), sia nel senso
che si tratta di pensieri della Suora sul secondo segreto, e non sul
terzo. Bisogna quindi porre una domanda: il terzo segreto che avete pubblicato è tutto,
ci dite; e il Secondo? E’ tutto anche il secondo? Allegati, o riflessioni
della suora, inclusi? Ci sono riflessioni di Suor Lucia, come sono state
considerate, sul terzo o sul secondo segreto?
Probabilmente è in questo senso che,
senza dire una bugia formalmente o in senso stretto, dicono “è tutto”.
Si tratta probabilmente di una difficile riserva mentale. Non è una
bugia, si tratta di una reticenza, che può spiegare un certo nervosismo.
Ad esempio il Cardinal Bertone alla Radio vaticana,
disse che la frase sul Portogallo si concludeva con i puntini. NO! Non
si conclude con i puntini, bensì con un etc, etcetera, ovvero “e
le altre cose”. Quali altre cose? Dove sono? Quindi, non con i
puntini. E’ solo una delle tante imprecisioni nei tanti interventi
del porporato. Io ho scritto un piccolo saggio in cui metto in luce le
principali incongruenze del Cardinal Bertone nel suo libro e negli interventi
radio televisivi successivi. Questo piccolo studio è a disposizione
della stampa, di chi eventualmente lo desidero (dovrebbe essere presto
stampato), e mostra come le imprecisioni, le inesattezze, le contraddizioni
siano tantissime; probabilmente, proprio per una sorta di turbamento
del cardinale Bertone causato da questa reticenza, questo difficile equilibrio,
per non dire troppo, per questo egli spesso si è espresso in maniera
imprecisa.
Io amo pensare questo, sicché nessuno
avrebbe detto bugie. E concludo questo aspetto con una domanda che può sembrare
assurda ma a rifletterci bene non lo è, visto che viene affacciato
il dubbio se Suor Lucia abbia capito bene o no quello che le avrebbe
detto la Madonna, che abbia confuso, come mi ha detto chiaramente l’arcivescovo
Capovilla l’ultima volta.
Anche un altro prelato che parlò negli
anni ‘60 e ‘70 del terzo segreto con dei porporati che lo
avevano letto, e che in privato più di una volta mi ha detto che
non hanno pubblicato tutto, mi ha detto in maniera molto chiara: “probabilmente,
Suor Lucia, nel testo non pubblicato, si sarà sbagliata, non avrà capito
bene quello che le ha detto la Madonna, forse anche per la lingua, il
portoghese è una lingua povera”, ha fatto capire che nel
testo inedito vi siano cose troppo gravi, per cui si dubita che
vengano realmente dal cielo, per cui si dice “forse Suor Lucia
ha capito male quello che le ha detto la Madonna”. Ebbene, io avanzo
un'altra ipotesi: “E se fosse il Cardinal Bertone ad aver capito
male ciò che gli ha detto Suor Lucia?” Visto che, tra l’altro,
nel suo libro egli dice che il suo portoghese e il suo spagnolo non erano
molto buoni, la veggente era ormai molto anziana… si, c’era
un altro testimone linguisticamente più sicuro, ma il cardinale
non dice di aver trascritto l’intera conversazione, egli afferma
di aver preso appunti, e poi a casa ha messo insieme, assemblandoli,
questi appunti. E’ un procedimento, sono delle circostanze, in
cui la possibilità di fraintendere o interpretare in maniera molto
soggettiva, in cui le proprie aspettative possano influenzare, è forte.
Vi sono forti margini interpretativi! Se si avanza il dubbio che suor
Lucia possa aver capito male, e quindi riportato male, in buona fede,
quello che le ha detto la Madonna, perchè non posso io avanzare
l’ipotesi che Mons. Bertone, in buona fede - non si tratta di malafede
o di accuse personali o di bugie, ma di ricerca della verità! – abbia
capito male e riportato male (anche perché le imprecisioni, nel
mio studio sono messe in luce, sono così tante) quello che gli
ha detto Suor Lucia?
Può sembrare una cosa assurda, ma non
lo è: è più assurdo che suor Lucia abbia capito
male ciò che le ha detto la Madonna rispetto a che Mons. Bertone,
subito dopo creato cardinale, abbia capito male ciò che gli ha
detto suor Lucia. Perché la Madonna sa bene come farsi capire!
La Madonna nel dare un messaggio di questa importanza, accreditato da
un miracolo pubblico come il miracolo del Sole, volete che non abbia
voluto o saputo trovare i modi – Lei che è l’onnipotenza
supplice – per farsi capire dalla veggente? Questo si che è assurdo!
Tra l’altro suor Lucia ha detto che è stata assistita nella
redazione del Terzo Segreto dalla Madonna, che l’ha aiutata a scrivere “parola
per parola”. E’ molto più facile che al livello solo
umano di un prelato che andava lì con certe aspettative, parlando
con la veggente ormai molto anziana, si siano capiti male, piuttosto
che pensare ad un fraintendimento nella trasmissione di un messaggio
profetico di tale importanza.
Io amo pensare questo, semmai; per il resto
rimando a tutte le dimostrazioni, d’ordine razionale, che faccio
nello studio in questione. Come ha detto anche il Santo Padre a Ratisbona,
la fede non e’ contro la sana ragione, e l’uso della ragione
non e’ mai contro la fede!
Per quanto riguarda lo scontro tra
Socci e il Cardinal Bertone:
Questo libro del Cardinale, di cui abbiamo accennato,
nasce in replica a la critica fatimita alla posizione ufficiale (tendendo
a farne piuttosto un fatto personale), e in particolare esce contro il
libro di Socci “Il Quarto Segreto di Fatima”. Socci è un
testimone al di sopra di ogni sospetto, forse per questo viene così attaccato.
Ha mantenuto la posizione, e in due articoli sul quotidiano italiano
Libero, su cui scrive, del 12 maggio e del 2 giugno 2007, ha ribattuto
al cardinale con domande e dati concreti.
Dicevo, è un testimone al di sopra di
ogni sospetto. Non si può dire che lui ciò che ha
scritto lo dica per partito preso, anche perché Socci – non
più tardi di due anni fa, alla morte di Suor Lucia – aveva
scritto esattamente il contrario. In un articolo su un quotidiano italiano,
Il Giornale, all’indomani della morte di Suor Lucia, aveva scritto
che le cose stavano certamente come aveva detto il Vaticano attuale,
e che i critici fatimiti erano… tutti matti, il senso era questo,
ovvero destituiti di qualsiasi fondamento.
Al ché io scrissi su una rivista un articolo
in cui criticavo alcuni autori tra cui Socci. Egli rimase colpito dal
mio articolo e si mise in contatto con me – prima non ci conoscevamo
di persona –, lesse il mio libro e si incuriosì, come riconosce
egli stesso nell’introduzione del suo libro; si rese conto, alla
luce di questo articolo e del mio libro, che c’erano tante cose
nella versione ufficiale che non quadravano. Per questo motivo si mise
in ricerca, e arrivò a scrivere nel suo libro: “che ci sia
una parte del Terzo Segreto non pubblicata e ritenuta indicibile, è certo”.
E’ certo! Scrive nell’introduzione: “riporto le conclusioni
alle quali sono giunto, conclusioni che contraddicono le mie convinzioni
iniziali.” Socci era convinto che le cose stessero come da versione
ufficiale, però è un uomo intellettualmente onesto e coraggioso.
Vedendo gli argomenti portati non si è turato gli occhi, non ha
detto “no, sarebbe troppo grave, non voglio scrivere il contrario,
non voglio leggere, non voglio sapere”; no, da uomo intellettualmente
onesto, e che ama la verità, si è confrontato con questi
argomenti, si è accorto che erano seri, ha indagato ed è arrivato
ad una conclusione opposta rispetto alle sue posizioni precedenti.
Forse è per questo che al Vaticano dà tanto
fastidio la testimonianza di Socci. A parte che è un autore molto
noto, molto conosciuto, un personaggio e un giornalista della stampa
e della televisione italiana; inoltre, di lui non possono dire che ciò che
afferma, ovvero che non tutto è stato pubblicato, lo fa per partito
preso; infatti aveva sostenuto il contrario, quindi non è per
pregiudizio! Se uno che aveva scritto qualcosa tipo “le cose stanno
come dice il Vaticano, come la versione ufficiale. Chi dissente dalla
versione ufficiale è matto”, dopo dice “è certo
che non è stato pubblicato tutto”, come può essere
per pregiudizio? Non e’ per posizione: Socci è un ratzingeriano
convinto ed era in precedenza stimato dal Cardinale Bertone, che lo aveva
invitato nella sua arcidiocesi di Genova, quando era arcivescovo di Genova,
per tenere delle conferenze. E’ un testimone di assoluto rispetto.
E se uno che prima diceva l’esatto contrario arriva a capovolgere
così la propria posizione, vuol dire che ha trovato degli argomenti,
degli elementi, delle prove estremamente seri. Forse per questo dà tanto
fastidio la testimonianza di quell’onest'uomo che è Socci.
Che tristezza ridurlo ad un “fatto personale”! Non abbiamo
il diritto, e il dovere, di cercare la verità? Possiamo parlare?
`Possiamo pensare?
La vicenda di Socci ricorda da vicino quella
di Padre Alonso. Anche Padre Alonso era all’inizio attestato sulla
posizione e sulla linea ufficiale, in buona fede. Ma proprio perché in
buona fede, proprio perché intellettualmente onesto, stando a
contatto con la veggente piano piano si è spostato su posizioni
fondamentalmente consonanti alle nostre, e ha scritto tante cose nella
nostra direzione. Dicono infatti che è stato pubblicato tutto,
ma ancora non c’è stata l’autorizzazione a pubblicare
integralmente le opere di Padre Alonso. Perché? Se avete detto
tutto in senso assoluto, se non c’è più nulla, perché non
lasciar pubblicare tutte le opere di Padre Alonso, tutti i suoi scritti?
L’itinerario di Socci è molto simile a quello di Padre Alonso,
e anche questo e’ un fatto che la dice lunga.
Mi scuso per la lunghezza, ce ne sarebbero ancora
molte di cose da dire. Rimando ancora a questo scritto cui ho fatto riferimento,
e concludo con un invito che faccio a voi:
Reverendi Padri e Carissimi amici: preghiamo,
preghiamo tanto per alcune persone in particolare. Certamente per Socci,
che ha fatto un’opera molto meritoria. Preghiamo per lui la Madonna
perché gli renda merito in perseveranza, in audacia, perchè continui
su questa linea nonostante tutte le pressioni, le angherie, gli incomodi
che riceve; preghiamo perché continui, e la Madonna gliene renda
merito del servizio che ha reso alla verità.
Poi preghiamo per l’Arcivescovo Capovilla.
Anche lui in qualche modo ha reso un servizio alla verità; preghiamo
per lui, che ormai è molto anziano. Preghiamo anche, più ampiamente,
per tutti coloro che conoscono il Terzo Segreto o che sanno qualcosa
del Terzo Segreto. Tacciono: talvolta per motivi spirituali (ordine di
non parlare…ma perché? Se hanno detto tutto in assoluto…);
talvolta invece per motivi umani e opportunistici: perché non
vogliono guai, perché temono di mettersi contro il Vaticano…e
questa sarebbe la religione dei Martiri? Ecco, preghiamo per loro: sia
per coloro che tacciono per motivi spirituali, di per se più nobili, sia
per quelli che tacciono per timore di incomodi seppure, va detto anche
questo, non manchino pressioni e vere persecuzioni, per le quali molti
sono inibiti dal brutto condizionamento della paura. `Preghiamo perché lo
Spirito Santo li spinga a parlare, perché per le preghiere della
Madonna, per Mariam, trionfi in loro il Cuore Immacolato di Maria e parlino.
Preghiamo per loro, per quello che sanno, che seguano l’esempio
dei Maccabei.
In terzo luogo, un’umilissima preghiera
la chiedo anche per me, per i miei sforzi e per i miei scritti; e a maggior
ragione non trascuriamo di pregare per Padre Nicholas Gruner, che di
questa pia e dolorante crociata e’ il principale esponente, come
il portabandiera.
Ma soprattutto preghiamo per il nostro Santo Padre Benedetto XVI, felicemente
regnante.
Il messaggio di Fatima ci chiede di pregare,
pregare molto per il Santo Padre, e il Pontefice regnante disse, in una
occasione almeno, che Fatima è uno dei crucci della sua vita.
Probabilmente è stato spinto a comportarsi in una certa maniera
e ne è rimasto forse intrappolato. Preghiamo il Cuore Immacolato
di Maria perché gli ottenga la forza, l’audacia per rompere
un certo meccanismo. Egli sta cercando di rimediare in qualche maniera –ad
esempio il Motu Proprio che liberalizza la Messa tridentina lo ha firmato
il 7 luglio, il primo sabato del mese, il primo sabato del mese in cui
cade il 90° della trasmissione del Terzo Segreto, e il 55° anniversario
della Sacro Vergente Anno, atto in cui Pio XII abbozzò una parziale
consacrazione della Russia. Cerca di dare qualcosa a Fatima, di fare
qualcosa per Fatima, ma forse è rimasto un po’ imprigionato
dalle circostanze. Preghiamo lo Spirito Santo che, per Mariam, ottenga
al Santo Padre tutta la forza e tutta l’audacia che ci vogliono
per rompere una specie di marchingegno in cui si rischia di restare imprigionati.
E perché egli si avvalga sino in fondo dell’aiuto straordinario
che il Cielo gli ha messo a disposizione: di cui ha bisogno per
raddrizzare, per correggere, come Egli vuole – cosa tutt’altro
che facile, e’ circondato dai nemici – per correggere realmente
la situazione nella Chiesa. Preghiamo perché dal nostro Santo
Padre Benedetto XVI parta, in lui, il trionfo del Cuore Immacolato di
Maria.
Grazie.
Dott. Solideo Paolini
Consulente e ricercatore a Roma del Centro di Fatima
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