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I Tre Fanciulli di Fatima

lucia
Suor Lucia di Fatima, fotografata nel 1967.

Lucia

La Sua Infanzia

“Allevata al suono degli inni”, come ci racconta Lucia nelle sue seconde Memorie, “la prima cosa che imparai fu l’Ave Maria, dato che mia madre aveva l’abitudine di prendermi tra le sue braccia quando insegnava a mia sorella Carolina, di cinque anni più grande di me.1

Straordinariamente precoce, la giovane Lucia, condotta per mano dalle sue sorelle più grandi, prendeva parte a tutte le festività del villaggio, dove veniva coccolata da tutti.

In famiglia, Maria Rosa si adoperava con successo affinché la buona gioia Cristiana prevalesse sempre. Alla sera, sapeva come distogliere i suoi figli dalla musica e dai canti, portandoli alle preghiere e alle sacre letture.

“Come le mie sorelle”, scrive Lucia, “in certi periodi dell’anno di giorno dovevo lavorare nei campi durante, di sera tessevamo e cucivamo. Dopo la cena seguiva la preghiera. La preghiera veniva iniziata da mio padre, poi cominciavamo a lavorare2. Tutti erano impegnati. Mia sorella Maria stava al telaio, mio padre riempiva le bobine. Teresa e Gloria cucivano. Mia madre azionava l’arcolaio. Dopo aver organizzato la cucina, Carolina ed io venivamo impiegate per pulire il telaio, cucire i bottoni, ecc.”

“Per evitare la stanchezza, mio fratello suonava la fisarmonica, al suono della quale cantavamo molte canzoni. I vicini venivano piuttosto spesso a farci compagnia, e spesso ci dicevano che, malgrado li tenessimo svegli per via del rumore, si sentivano pieni di gioia e perdevano il loro malumore quando sentivano la festa che facevamo. Ho sentito diverse donne dire a mia madre: 'Quanto sei fortunata! Che bravi bambini ti ha dato Nostro Signore!'” …

“In estate mia Madre insegnava il catechismo ai suoi figli durante la siesta. Durante l’inverno invece, la nostra lezione avveniva la sera, vicino al caminetto, mentre arrostivamo le castagne e le ghiande dolci che costituivano il nostro pasto.3

“Ogni sera, specialmente durante l’inverno”, ci dice Maria dos Anjos, “nostra madre ci leggeva qualcosa del Vecchio Testamento o dal Vangelo, oppure una storia riguardante la Madonna di Nazareth o di Lourdes… Durante la Quaresima sapevamo che le letture avrebbero sempre riguardato la Passione di Nostro Signore. Lucia immediatamente assorbiva tutto nel suo cuore, e poi lo riferiva ai bambini.4

Il Padre di Lucia

Lucia aveva già manifestato delle qualità non comuni: attenta e riflessiva, dotata di profonda pietà, era anche piuttosto esuberante. Suo padre Antonio la viziava, e Lucia, che gli era molto legata, rimase impressa indelebilmente dalla sua profonda fede e dal suo animo profondamente religioso:

“Quando le campane della parrocchia suonavano l’Angelus,” scrive, “mio padre cessava il lavoro. Si scopriva la testa, pronunciava tre Ave Maria, e poi tornava a casa. [Mentre stava ad aspettare il pranzo, se il tempo era buono, si sedeva su di una panchina di pietra che era in cortile, appoggiandosi al muro della cucina, oppure vicino al caminetto; mi teneva sulle ginocchia e in genere si impegnava a raccontarmi storie, insegnandomi alcune canzoni regionali, dei fados5 (un tipo di canzone popolare Portoghese, n.d.t.), e qualche piccola poesia. Mia madre allora si avvicinava, mentre era ancora indaffarata nei suoi compiti] Di tanto in tanto, quando era vicina a noi, ci diceva: ‘Che stai insegnando alla piccolina? Se solo le insegnassi il catechismo!’, allora mio padre diceva: ‘Faremo quello che desidera tua madre.’ Mi teneva la manina nella sua per insegnarmi come fare il Segno della Croce sulla mia fronte, sulla mia bocca ed il mio petto. Poi mi insegnava il Padre Nostro, l’Ave Maria, il Credo, il Confiteor, l’Atto di Contrizione ed i Dieci Comandamenti di Dio.”

“Talvolta mio padre mi portava fuori; si sedeva su una delle sedie per prendere dell’aria fresca. Indicava il cielo, e diceva:

‘Guarda lassù, ci sono la Madonna e gli angioletti; la luna è il lume della Madonna, le stelle sono quelle degli Angeli, essi tutti insieme alla Madonna accendono e piazzano i loro lumi nella finestra del cielo per illuminare la nostra via durante la notte. Il sole che vedi sorgere ogni giorno, laggiù oltre la montagna, è il lume di Nostro Signore, che Egli accende ogni giorno per riscaldarci e permetterci di lavorare.’6 Ecco perché dissi agli altri bambini che la luna era il lume della Madonna, le stelle quelle degli angeli ed il sole quella di Dio.”

“Mio padre era uso raccontarmi, quando tuonava, che il Padre Celeste era arrabbiato perché gli uomini commettevano dei peccati. Un giorno, stava lavorando vicino al pozzo. Io gli correvo attorno, divertendomi. All’improvviso il cielo si oscurò e cominciò a tuonare e piovere. Papà prese la sua zappa e mi mise sulle sue spalle, correndo verso casa. Una volta dentro gli chiesi: ‘Il Padre Celeste è arrabbiato. Chi ha peccato? Tu, papà, o gli altri uomini?’ Mio padre rispose: ‘Io e gli altri. Pregheremo Santa Barbara affinché ci protegga dai tuoni e dai fulmini.’ Si inginocchiò dinanzi ad un crocifisso che avevamo nell’altra stanza insieme a mamma ed alle mie sorelle più grandi che erano presenti, e recitarono alcuni Padre Nostro e Ave Maria.7

Un Pericolo per l’Anima di Lucia

Ti Marto ha accuratamente descritto la ricchezza della personalità di Lucia:

“Era molto esuberante”, ci dice, “assai franca ed arguta, molto affezionata, anche con suo padre; mio padre questo! mio padre quello! Ah, Gesù Mio! Che figlia, quella lì! Mi ricordo che già allora predicevo: ‘Nella vita sarai o molto buona o molto cattiva.’8

Un tale carattere e così tante occasioni per la più piccola di essere viziata da tutti, avrebbero senza dubbio compromesso la sua anima, alla lunga. Lasciamo che sia suor Lucia con le sue parole a dircelo: “Così, circondata da tenerezza ed affetto, raggiunsi i sei anni di età. E tutto sommato, il mondo cominciò a sorridermi, e tra tutte le altre cose la passione per la danza si stava radicando nel mio povero cuore. Sono convinta che, se il Buon Dio non avesse esercitato su di me la Sua speciale Misericordia, il demonio mi avrebbe rovinato.9

Ma grazie all’infaticabile zelo di sua madre e di suo padre, che erano già riusciti ad insegnarle tutto il catechismo quando aveva solo sei anni, le belle verità della fede, l’amore per Gesù e l’ardente speranza di ricevere presto Gesù nella propria anima, si radicarono ancora più forti nella sua anima rispetto alle prime attrazioni materiali del mondo. La predilezione piena di grazia dei Sacri Cuori di Gesù e Maria stava per fare tutto il resto.

I Primi Doni Mistici di Lucia

In un tempo in cui, malgrado i recenti decreti di San Pio X, vigeva ancora una certa restrizione per l’età della Prima Comunione, Lucia ottenne il via libera per ricevere la Santa Comunione all’età di sei anni. Padre Péna, il Pastore, aveva inizialmente rifiutato questa grazia alla povera bambina. E fu il buon Padre Cruz, un sacerdote che sicuramente verrà elevato all’altare, che si prese la responsabilità di garantire questo favore alla futura veggente, dopo averle parlato egli stesso10. Che privilegio! È stato per questo Santo che Lucia fece la sua Prima Confessione, che fu seguita dal “sorriso di Nostra Signora”. Ecco il bellissimo racconto che ci fa Lucia - e con quale naturale ed affascinante candore! – di quella prima grazia mistica che si impresse così profondamente nella sua vita.

“Questo buon sacerdote, dopo avermi ascoltato, mi disse alcune parole: ‘Figlia mia, la tua anima è il tempio dello Spirito Santo. Mantienila sempre pura affinché Egli possa continuare la Sua opera Divina in esso.’ Ascoltando queste parole, mi sentii sicura di me stessa e chiesi al buon confessore come avrei potuto farlo. ‘Mettendoti in ginocchio, là ai piedi della Madonna, chiediLe in piena confidenza di prendersi cura del tuo cuore, affinché Ella possa prepararlo a ricevere degnamente il Suo Amato Figlio, domani, e possa preservarti per Lui solamente.’

“C’era più di un’immagine della Madonna nella Chiesa, ma siccome le mie sorelle stavano preparando l’altare della Madonna del Rosario, ebbi da allora l’abitudine di pregare dinanzi alla Sua statua. Inoltre, fu lì che presi a chiederle con tutto il possibile entusiasmo di preservare il mio povero cuore soltanto per Dio. Avendo ripetuto quest’umile supplica diverse volte, i miei occhi si fissarono sulla statua, ed ebbi l’impressione che Ella stesse sorridendo e che, con uno sguardo ed un gesto, mi avesse detto di sì. Rimasi così piena di gioia che riuscii a fatica ad articolare qualche parola.”

La mattina seguente “già vestita di bianco, mia sorella Maria mi condusse in cucina così che potessi chiedere perdono ai miei genitori, baciare le loro mani e chiedere la loro benedizione. Finito quel rituale, mia madre mi dette le sue raccomandazioni finali. Ella mi disse cosa voleva che chiedessi a Nostro Signore, una volta che Lo avessi ricevuto nel mio cuore, e mi lasciò con queste parole: ‘Soprattutto, chiedi a Nostro Signore di farti diventare Santa!’ Queste parole si insediarono indelebilmente nel mio cuore e furono le prime che dissi a Nostro Signore appena Lo ebbi ricevuto. Ancora oggi, penso di ricordare l’eco della voce di mia madre che me lo ripete…”

“La Messa Solenne iniziò e,  mentre il momento della Comunione si avvicinava, il mio cuore cominciò a battere sempre più forte in attesa della visita del Signore che stava per scendere dal Cielo per unirsi alla mia povera anima. Il Sacerdote venne giù al suo gregge per distribuire il Pane degli Angeli. Ebbi la fortuna di essere la prima. Quando il Sacerdote scese gli scalini dell’altare, il mio cuore batteva così forte che pensavo mi sarebbe uscito dal petto. Ma nel momento in cui pose l’Ostia Consacrata sulle mie labbra, sentii una serenità ed una pace inalterabili. Mi sentii trasportata in un’atmosfera così soprannaturale che la presenza di nostro Signore divenne per me talmente percettibile come se Lo stessi vedendo ed ascoltando con i miei sensi terreni. Allora pronunciai a Lui la mia supplica: ‘Signore, rendimi Santa, preserva il mio cuore sempre puro solo per Te!’ Mi sembrò allora che il Buon Dio mi parlasse nella profondità del mio cuore dicendomi queste parole così chiare: ‘La grazia che ti è stata data oggi  rimarrà per sempre nella tua anima e lì produrrà frutti di vita eterna.’ Mi sentii, in questo modo, trasformata in Dio. Quando la cerimonia religiosa finì era quasi l’una di pomeriggio, perché il sacerdote che era venuto da fuori aveva fatto tardi, e anche per via della lunghezza del sermone e della conferma delle promesse battesimali. Mia madre venne a prendermi, assai preoccupata, pensando che fossi svenuta. Mi ero sentita così sazia del Pane degli Angeli che fu impossibile per me prendere altro cibo. Perdetti, da allora, il gusto e l’attrazione che avevo cominciato a provare per le cose del mondo, e mi sentivo a mio agio sono in posti solitari dove potevo così richiamare alla mia memoria le delizie della mia Prima Comunione.11

Le dure prove di Lucia

A partire dal 1919, la morte colpì ripetutamente intorno a Lucia, lasciandola sempre più immersa nella sua dolorosa solitudine… Il 4 aprile, Francesco volò in Cielo. Poi, il 31 luglio, morì suo padre: “La mia tristezza era così grande,” avrebbe confidato Lucia, “che pensavo sarei morta anch’io. Mio padre era l’unico che mi continuava a mostrare affetto, e nelle discussioni che sorgevano in famiglia contro di me, lui era l’unico che mi difendeva.12

In quello stesso anno, il 1919, Maria Rosa si ammalò, così gravemente “che un giorno,” scrive Lucia, “pensavamo che stesse per morire.”

Maria dos Anjos racconta: “Aveva crisi respiratorie, ed il dottore disse che si trattava di attacchi di cuore. Piangevamo tutti, perché avevamo già perso nostro padre…13

“Noi, i suoi bambini,” continua Lucia, “ci radunammo attorno al suo letto per ricevere l’ultima sua benedizione, e per baciare la mano di nostra madre morente. Poiché ero la più giovane, fui l’ultima a farlo. La mia povera madre, vedendomi, si ravvivò un poco, e gettando le sue braccia attorno al mio collo, singhiozzando, esclamò: ‘Mia povera figliola! Cosa ne sarà di te senza tua madre? Io sto per morire, il mio cuore si arrovella al tuo pensiero.’ E singhiozzando tristemente, mi strinse ancor più tra le sue braccia. La mia sorella più grande mi strappò a forza dall’abbraccio di mia madre, e mi portò in cucina, proibendomi di tornare nella stanza dell’ammalata. Alla fine, ella mi disse: ‘Nostra madre sta morendo di dolore, per colpa delle pene che le hai arrecato’. Mi inginocchiai, appoggiando la mia testa su una panca, e provai una profonda tristezza che non avevo mai provato prima. Offrii al buon Signore il mio sacrificio.”

“Poco dopo, le mie due sorelle più grandi, vedendo che non vi era più speranza, tornarono da me dicendomi: ‘Lucia, se è vero che hai visto la Madonna, va ora alla Cova da Iria, chiediLe di curare nostra madre. PromettiLe ciò che vuoi, noi lo faremo, e allora ti crederemo.’ Senza perdere un momento, mi misi in cammino.” Maria dos Anjos ricorda che era inverno, e stava piovendo a dirotto. “Per non essere vista,” continua Lucia, “presi dei sentieri che tagliavano i campi, recitando il mio Rosario. Feci la mia richiesta alla Santissima Vergine. Non frenando affatto la mia tristezza, versai tante lacrime e tornai a casa confortata, nella speranza che la mia carissima Madre Celeste avrebbe ridonato la salute alla mia madre terrena. Quando entrai in casa, mia madre si sentiva già un po’ meglio, e tre giorni dopo era già in grado di fare i lavori di casa.”

“Avevo promesso alla Santissima Vergine, se avesse esaudito ciò che Le avevo chiesto, che sarei andata per nove giorni consecutivi, accompagnata dalle mie sorelle, a recitare il Rosario alla Cova da Iria, procedendo in ginocchio dalla cima della via fino ai piedi della quercia; e l’ultimo giorno avrei portato con me nove bambini poveri, dando loro successivamente da mangiare…14

Maria dos Anjos testimonia che “la crisi sparì subito. Lei (Maria Rosa) non ebbe più crisi respiratorie. Respirava bene. Il suo cuore cominciò a funzionare meglio, e presto fu in grado di alzarsi. Non era guarita completamente né riacquistò più tutta la sua forza. Ma dopo potette comunque tornare a lavorare di buon grado, tanto che neanche dimostrava la sua età.15

GIACINTA:

«Il Buon Dio aveva donato a Giacinta un carattere docile e gentile, che la rendeva amabile e attraente…16” Era ovviamente la figlia prediletta di suo padre, il quale dichiarò a Padre De Marchi: “Era sempre così gentile! Da questo punto di vista era veramente incredibile. Persino quando prendeva il latte dal seno materno era già così. Niente la faceva arrabbiare. Non abbiamo mai cresciuto un altro figlio come lei! Era un dono naturale per lei.17” Questo non le avrebbe impedito, mentre cresceva, di comportarsi a volte in modo capriccioso o birichino, quando giocava, perché era comunque vivace, pronta e curiosa a tutto ciò che la circondava. Ma il “suo carattere sensibile” costituiva l’altra faccia di un temperamento assai ricco ed entusiasta.

Giacinta aveva un cuore d’oro, ed era capace di gesti di grande affetto. Il suo cuore, inoltre, era incredibilmente puro, del tutto sottomesso alla grazia battesimale. Tra i piacevoli ricordi narrati da Lucia, nelle sue prime Memorie, dobbiamo menzionare i “tre baci di Gesù”. I fanciulli giocavano spesso ad un gioco, chiamato prendas, che prevedeva per il vincitore il diritto di ordinare qualsiasi cosa volesse al perdente:

Il Suo Cuore Sensibile e Risoluto

“Un giorno stavamo giocando così a casa dei miei, e toccò a me dare un ordine a lei. Mio fratello stava scrivendo seduto a un tavolo. Le dissi allora di andare a dargli un abbraccio e un bacio, ma ella rispose: ‘Questo no! Ordinami di fare qualcos’altro. Perché non mi chiedi di baciare Nostro Signore che è lì (si trattava di un crocifisso appeso alla parete)?’

‘Va bene,’ risposi. ‘Sali su una sedia, portalo qui e, in ginocchio, gli darai tre baci e tre abbracci, uno per Francesco, un altro per me e un altro per te’ - ‘A Nostro Signore ne do tutti quelli che vorrai.’ E corse a prendere il crocifisso. Lo baciò e abbracciò con tale devozione, che mai dimenticherò quella azione.”

“Dopo aver guardato a Nostro Signore con attenzione, ella mi chiese: ‘Perché Nostro Signore è inchiodato in quel modo su di una Croce?’ – ‘Perché Egli è morto per noi.’ – ‘Raccontami come è successo’. E Lucia continuò così: ‘Poiché avevo bisogno di ascoltare le storie solo una volta per ricordarmele in tutti i loro dettagli, cominciai a raccontare la storia di Nostro Signore ai miei compagni… Ascoltando il racconto delle Sue sofferenze, la piccolina si commosse e pianse. Qualche tempo dopo, Giacinta mi chiese di ripeterle la storia. Pianse, si addolorò profondamente, e disse: ‘Povero Nostro Signore! Non commetterò mai alcun peccato. Non voglio che Nostro Signore soffra più’.”18

La Madonna di Fatima ha detto che il Santo Padre avrà molto da soffrire se le Sue richieste non saranno esaudite. Il Papa è stato vittima di un attentato il 13 maggio 1981. Egli ha affermato che è stata la Madonna di Fatima ad avergli salvato la vita.

Che cuore amabile, risoluto e sensibile ci rivela questa infantile riflessione! E la fine di quell’episodio19 ci mostra Giacinta, franca e leale, che preferisce prendersi la colpa piuttosto che vedere sua cugina punita ingiustamente. L’amore della verità era così profondamente ancorato nella sua anima, che persino le bugie più lievi la scandalizzavano.

Per poter percepire con quanta serietà e realismo la piccola Giacinta prendesse in considerazione le materie di Fede, dobbiamo citare un altro passaggio di quelle prime Memorie di Lucia, dedicate interamente alla biografia di sua cugina.

Per la festa del Corpus Christi, Carolina, una delle sorelle di Lucia, aveva l’incarico di vestire alcuni “angioletti” i quali, durante la processione, avrebbero sparso dei fiori dinanzi al Beato Sacramento. Lucia veniva sempre scelta, e sua cugina le chiese di unirsi a loro:

“Entrambe andammo a chiedere il permesso. Mia sorella accettò, e provò un vestitino anche su di lei, e durante le prove ci disse come avremmo dovuto gettare i fiori sul Bambin Gesù. Giacinta chiese: ‘Riusciremo a vederlo?’ ‘Sì’, rispose mia sorella. ‘Il Sacerdote lo porterà con sé.’ Giacinta saltò di gioia e cominciò a chiedere quanto tempo mancasse all’inizio della festa. Giunse infine il giorno tanto atteso, e la piccolina era impazzita dalla gioia. Ci fecero mettere accanto all’altare, e nella processione accanto al portantino, ciascuna di noi con il proprio canestro di fiori. Nei posti segnalati da mia sorella, gettai i fiori su Gesù. Ma malgrado facessi segni di tutti i tipi a Giacinta, non riuscii a farle lanciare neanche un singolo fiore. Rimase a guardare il Sacerdote, e nient’altro. Quando finì la cerimonia, mia sorella ci portò fuori dalla Chiesa e chiese: ‘Giacinta, perché non hai gettato i fiori su Gesù?’ – ‘Perché non L’ho visto.’

“Allora Giacinta chiese: ‘Quindi, tu l’hai visto il Bambin Gesù?’ – ‘No, ma non lo sai che non vediamo il Bambin Gesù nell’Ostia? Egli è nascosto, è Lui che riceviamo durante la Santa Comunione.’ – ‘E quando ricevi la Comunione, parli con Lui?’ . ‘Sì, parlo con Lui.’ – ‘Ma perché non Lo vedi?’ – ‘Perché è nascosto.’ – ‘Chiederò a mia madre il permesso di ricevere la Comunione.’ – ‘Il Sacerdote non ti darà la Comunione prima che tu abbia dieci anni.’ – ‘Ma tu non hai ancora dieci anni, e hai già ricevuto la Comunione’ – ‘Perché conoscevo tutto il catechismo, mentre tu ancora no’.”

“Allora Giacinta e Francesco mi chiesero di insegnare loro il catechismo. Diventai pertanto catechista dei miei due cugini, che lo appresero con un entusiasmo senza eguali.20

Questo aneddoto, così affascinante, ci mostra che non saremmo riusciti a far credere alla nostra piccina qualsiasi cosa. “Per riuscire a vedere Gesù, Giacinta si concentrò, e disse giustamente che non era riuscita a vederLo. Successivamente ella avrebbe affermato, saldamente e contro tutti, di aver visto la bella Signora. Questo vuol senz’altro dire che deve averla vista per davvero!21

Come la Madonna di Fatima, Papa Giovanni Paolo II sottolinea l’importanza cruciale della confessione personale dei peccatori ad un sacerdote Cattolico. Qui il Papa comincia il suo turno come confessore a San Pietro, nella Città del Vaticano.

Giacinta si sacrifica per i Peccatori

“Giacinta, scrive Lucia, prese così tanto a cuore i sacrifici per la conversione dei peccatori che non si lasciava scappare alcuna opportunità per farlo. C’erano alcuni bambini, figli di due famiglie di Moita, che venivano di porta in porta a mendicare. Li incontrammo un giorno, quando eravamo in giro col gregge. Vedendoli, Giacinta ci disse: ‘Diamo i nostri pasti a quei poveri bambini per la conversione dei peccatori!’ E corse a dar loro il cibo.”

“Giacinta sembrava instancabile nella pratica dei sacrifici. Un giorno, … sulla strada, incontrammo quegli stessi poveri bambini, e Giacinta corse a dare loro l’elemosina. Era una giornata molto bella, ed il sole splendeva forte. In quell’altopiano secco e arido, tutto sembrava sul punto di prendere fuoco. La sete si fece sentire, e non avevamo neanche un goccio d’acqua da bere. All’inizio, offrimmo quel sacrificio generosamente, per la conversione dei peccatori, ma quando arrivò mezzogiorno, non potemmo resistere oltre.

Proposi quindi ai miei cugini di andare in un luogo vicino a chiedere un poco d’acqua. Essi accettarono la mia proposta, e io bussai alla porta di un’anziana signora la quale, dandomi una brocca d’acqua, mi diede anche un poco di pane, che accettai con gratitudine. Corsi a dividerlo con i miei compagni. Quando detti la brocca a Francesco, dicendogli di bere, egli rispose: ‘Non voglio bere.’ ‘Perché?’ - ‘Voglio soffrire per la conversione dei peccatori.’ – ‘Tu, Giacinta, bevi.’ – ‘Anche io voglio offrire questo sacrificio per i peccatori.’ Allora versai l’acqua in un incavo della roccia, così che le nostre pecore potessero berla, e riportai la brocca alla sua proprietaria. Il caldo divenne sempre più intenso. Le cicale e i grilli unirono il proprio cicalio al canto delle ranocchie del lago accanto, facendo un rumore incredibile. Giacinta, indebolita dalla sete e dalla fame, mi disse, con una semplicità per lei così naturale: ‘Dì ai grilli ed alle rane di non cantare più, perché ho un tale mal di testa!’ Poi Francesco chiese:

‘Non vuoi soffrire questo per i peccatori?’ La povera bambina, tenendosi la testa tra le sue manine, rispose: ‘Sì, lo voglio, lasciale cantare’.”22

Giacinta aveva sempre in testa quel pensiero, che ormai le era diventato abituale, di soffrire per i peccatori, per compiere riparazione al posto loro, sostituendosi a loro per ottenere loro il perdono e la grazia della conversione.

“Quando, mortificandosi, non voleva mangiare, io le dicevo: ‘Giacinta, vai a mangiare ora.’ – ‘No, offro questo sacrificio per i peccatori che mangiano troppo.’ Quando era già ammalata, si recava alla Messa un giorno a settimana, e io le dicevo: ‘Giacinta, non venire; non ne hai la forza, non è Domenica oggi.’ - ‘Non ha importanza, io ci vado per i peccatori che non vi si recano neanche di domenica.’ Se le accadeva di ascoltare una di quelle parole troppo volgari che certa gente si bea a volte di pronunciare, si copriva con le mani dicendo: ‘Mio Dio! Queste persone non sanno che dicendo queste cose rischiano di andare all’Inferno? Perdonali, Mio Gesù, e convertili.’ E ripeteva, allora, la preghiera insegnata dalla Madonna: “O Mio Gesù, perdonaci, salvaci dalle fiamme dell’Inferno, conduci tutte le anime in Paradiso, specialmente quelle più bisognose’.”23

“Giacinta ripeteva frequentemente questi sacrifici, ma non posso continuare a raccontarli tutti – conclude Suor Lucia – altrimenti andrei avanti all’infinito!”24

La Madonna appare a Giacinta altre tre volte

“Secondo la mia opinione – afferma Lucia – Giacinta era colei alla quale la Beata Vergine aveva donato una comprensione più profonda del Signore e della virtù, per mezzo di una incredibile abbondanza di grazie.25” Infatti, anche se era la più giovane dei tre veggenti, Giacinta sembra aver goduto della più grande intimità con la Vergine Santissima. Dopo che il ciclo delle sei apparizioni si era concluso, Giacinta continuò a ricevere straordinari favori soprannaturali sino alla propria morte. Grazie al resoconto ufficiale scritto da Padre Ferreira sugli eventi di Fatima, sappiamo che la Beata Vergine Maria apparve a Giacinta almeno tre volte, nel breve periodo che va dal 13 ottobre 1917 al 6 agosto 1918.

Giacinta, ci dice questo resoconto, afferma che la Madonna le è apparsa altre tre volte.

Per rinnovare il loro fervore, alla fine del 1918 o all’inizio di gennaio del 1919, la Madonna fece visita a Giacinta e Francesco: “Un giorno”, afferma Lucia, “Giacinta mi aveva chiamato dicendomi di andare subito da lei. La raggiunsi di corsa:

La Madonna è venuta a trovarmi”, disse Giacinta. “Ella mi ha detto che verrà presto a prendere Francesco per portarlo con sé in Cielo. Mi ha chiesto se volessi convertire ancora più peccatori. Io Le ho detto di sì. Ella mi ha detto che sarei andata all’ospedale, e che lì avrei sofferto molto; che devo soffrire per la conversione dei peccatori, in riparazione per i peccati commessi contro il Cuore Immacolato di Maria, e per l’amore di Gesù. Io ho chiesto se tu saresti venuta con me. Ella mi ha risposto di no. E che proprio questa sarà la cosa più difficile per me. Ella mi ha detto che mia madre mi avrebbe portato all’ospedale, e che lì sarei rimasta tutta sola.26

Un altro giorno, Giacinta fu più precisa nel confidarsi alla cugina: “La Madonna vuole che vada in due ospedali, ma non per essere curata, bensì per soffrire ancora di più per amore di Nostro Signore e per i peccatori.27

Da molto tempo Giacinta sapeva, come fosse una verità assoluta, che quanto più avesse sofferto, tante più anime avrebbe strappato dalle fiamme dell’Inferno. Istruita dalla grazia infusa che accompagnava le parole dell’Angelo, ella comprese “il valore del sacrificio, quanto quest’ultimo faccia piacere al Signore e quanti peccatori Egli converta grazie alla Sua alta considerazione di esso.”28 Ed ella rispose con un generoso “sì” al duro sacrificio che le era stato chiesto, uno che non avrebbe sicuramente immaginato: quello di soffrire e di morire da sola, lontana da suo padre, da sua madre, e ciò che era più importante per lei, lontana da Lucia, l’unica sua confidente, la sua amica intima, la cui presenza fungeva per lei da saldo conforto: l’unica, grande consolazione che le rimaneva.

Nel dicembre 1919, “ancora una volta”, racconta Lucia, “la Santissima Vergine si degnò di visitare Giacinta, per annunciarle le sue nuove croci ed i suoi nuovi sacrifici. Ella mi informò delle novità, e mi disse:‘Ella mi ha detto che andrò a Lisbona in un altro ospedale; che non ti vedrò più, e neanche i miei genitori; che dopo aver sofferto molto, morirò tutta sola; ma mi ha detto di non aver paura, perché Ella verrà da me per portarmi in Cielo.’

A Lisbona, Giacinta ottenne immediatamente il permesso di dormire presso l’orfanotrofio della Madonna dei Miracoli, così chiamata perché aveva al suo interno una cappella consacrata con tale nome.

Scrive Lucia: “Da Lisbona Giacinta mi aveva detto che la Madonna era già venuta a trovarla, che Le aveva detto l’ora ed il giorno della sua morte, e che Ella mi raccomandava di fare la brava.29

Il 2 febbraio 1920, Festa della Presentazione del Bambin Gesù, Giacinta lasciò l’ospedale della Madonna dei Miracoli per entrare nell’ospedale Dona Estefania. Fu per lei una nuova separazione dolorosa, anche perché sua madre dovette tornare a Fatima il 5 febbraio. Fu l’ultima volta in cui vide la sua povera figlia.

“Pleurite purulenta della grande cavità sinistra, con fistola; osteiti della settima ed ottava costola nello stesso lato.” Era questa la diagnosi del Dott. Castro Freire, che l’aveva ricoverata in ospedale.

“Il 10 febbraio Giacinta fu operata. Soffrì molto, perché non potettero effettuare su di lei l’anestesia generale per via della sua estrema debolezza; dovettero accontentarsi di un’anestesia locale, la cui efficacia all’epoca era assai limitata.”30 Per di più, ella soffriva ancor più l’umiliazione di essere vista completamente nuda.

Le infermiere avevano osservato che Giacinta si sforzava di nascondere le proprie sofferenze. Suor D. Leonor Assunçao de Almeida testimonia al riguardo: “ Era una bimba assai pacifica, non si lamentava mai!… La piccolina parlava poco e si controllava molto. Ma pregava anche tanto, e durante le sue sofferenze invocava la Madonna.31” “Quella bimba”, dichiarò un’altra infermiera, “era assai diversa dagli altri. Molto paziente… una piccola Santa! Non pianse mai, non era mai arrabbiata.” Le infermiere che l’avevano vista entrare all’ospedale “come un monello qualsiasi” si erano presto accorte che “era assai differente dagli altri, in tutto.”32

20 febbraio 1920: Giacinta muore da sola

Come una buona Madre, la Vergine Maria ebbe pietà della Sua bambina e venne presto ad alleviare le sue pene… Ella le apparve ai piedi del letto: “La Madonna mi ha detto che sarebbe venuta a prendermi presto, così che non avrò più da soffrire.” Infatti, da quel giorno, Giacinta non manifestò più alcuna sofferenza. Conosceva il giorno e l’ora della propria morte.33

“La sera del 20 febbraio, verso le sei,” come riporta il dottor Lisboa, “la piccina disse di sentirsi peggio, e che desiderava ricevere l’estrema unzione. Chiamarono il sacerdote della Parrocchia degli Angeli, Padre Pereira dos Reis, che la confessò verso le otto della sera. Mi fu detto che la bimba aveva insistito che le portassero l’Ostia Consacrata. Ma Padre Pereira dos Reis, vedendola apparentemente bene, non volle dargliela, e promise che le avrebbe portato Nostro Signore il giorno seguente.34

Ancora una volta, la piccolina insistette nel voler ricevere la Comunione, dicendo che presto sarebbe morta. Infatti, verso le 10.30 di quella sera, ella spirò dolcemente, ma senza aver ricevuto la  Sacra Comunione.35

Tutto era compiuto. La profezia della Beata Vergine Maria si era verificata: Giacinta era morta da sola, senza genitori o amici, senza nessuno che la assistesse nei suoi ultimi momenti. E la dolce Presenza di Gesù nell’Ostia, Che la bimba desiderava così ardentemente per quel momento supremo, le era appena stata rifiutata. Ma la Madonna mantenne sicuramente la Sua promessa; possiamo esserne certi. Ella venne a prendere con Sé la Sua bambina, per introdurla finalmente nell’infinita beatitudine del Paradiso!

FRANCESCO:

Lucia ci dice che “Francesco non sembrava il fratello di Giacinta, ad eccezione della somiglianza nel viso e della pratica della virtù. Al contrario della sorella, non era capriccioso o vivace. Al contrario, era di natura pacifica ed umile… Gli occhi manifestavano uno spirito piuttosto vivace, ma pochi bambini desideravano giocarci insieme, perché perdeva sempre … E quando vinceva, se qualcuno cercava di privarlo dei suoi diritti, lui si arrendeva senza resistenza, limitandosi a dire: ‘Pensi di aver vinto? Va bene, non me ne importa niente.’ Devo ammettere che non mi era molto simpatico, perché il suo carattere pacifico certe volta urtava i nervi della mia natura troppo vivace.36

Come suo padre, Francesco era mite e umile. Aveva sempre un’espressione gioiosa, era gentile e accomodante con chiunque, anche a prezzo di enormi sacrifici: “Se gli altri bambini insistevano nel prendergli qualcosa che gli apparteneva, egli diceva: ‘prendilo, fa lo stesso per me!’37

Non dobbiamo pensare che gli mancassero le energie o che non avesse forza di volontà. Se sua cugina rimase impressionata dalla sua virtù, a casa sua non si comportava sempre bene. Prendiamo in considerazione la testimonianza di suo Padre, dato che completa le dichiarazioni di Lucia. Di corporatura robusta, pieno di vitalità, “era più difficile di sua sorella, e più animato. Non era così paziente. Si sarebbe tirato indietro di fronte ad una sciocchezza… Lo avremmo definito un vitellino!” Era birichino, e gli piaceva fare scherzi ai suoi fratelli e alle sue sorelle; senza la mano ferma di Manuel Pedro, che sapeva come farsi obbedire, sarebbe stato anche capriccioso.38

Se il più delle volte si mostrava calmo e pacifico, non era certamente dovuto ad un animo indolente od apatico. Non era un codardo, al contrario egli mostrava coraggio e determinazione. “Non era per niente pauroso”, ci dice Lucia. Di notte andava da solo in posti bui, senza alcun problema. Si metteva a giocare con le lucertole e i serpenti che trovava, e li faceva arrotolare su di un bastone; si metteva a mungere il latte delle capre nell’incavo delle rocce, per farli bere. Strisciava nelle grotte alla ricerca delle tane delle volpi, dei conigli, dei furetti, ecc. 39

“Era molto abile con le mani”, ci dice sua madre Olimpia. “Faceva così bene certi piccoli lavoretti che gli affidavo, da sbalordirmi.40

“Come suo padre, il quale, quand’era da solo, sembrava assorbito in profonde riflessioni, anche Francesco possedeva un animo contemplativo. Non veniva attratto dai giochi rumorosi e dalle urla vivaci delle sue due compagne: “Non provava alcuna passione per la danza, come Giacinta. Preferiva suonare il flauto, mentre gli altri danzavano… Quello che più gli piaceva fare quando andavano sulle colline,” scrive Lucia, “era sedersi sulla roccia più alta e suonare il flauto, oppure cantare. Se la sua sorellina veniva giù con me per correre un poco, Francesco rimaneva lassù, impegnato con la sua musica e le sue canzoni…41” Insieme al suo amore per la natura e gli animali della campagna, la musica era la sua passione dominante. E non dico un’esagerazione, perché essa lo portò a compiere il peccato più grave della sua breve vita: il furto di untostao (una moneta) del padre (era comunque una cifra piccolissima!) per potersi comprare un’armonica che desiderava ardentemente.

Il Grande Messaggio di Francesco

Sin dal 13 maggio e dalla prima “visione di Dio” che la Madonna aveva concesso ai Suoi tre piccoli privilegiati, Francesco – che possedeva un animo tenero e contemplativo – ebbe impresso in mente un unico pensiero, fu dominato da un unico singolo sentimento: La Vergine Maria e Nostro Signore sono infinitamente tristi, e tocca a noi consolarli!

La vita del piccolo Francesco fu profondamente segnata da quella incredibile rivelazione, da quello svelamento del Cuore di Dio, di quella tristezza suprema, che è segno indiscutibile del Suo amore per noi. Ed è questo il grande messaggio che Francesco ci ha tramanda.

Ciò che impressionò Francesco durante le apparizioni, ci dice Lucia, “furono il Signore, la Santissima Trinità, in quell’immensa luce che ci penetrò fin nel profonde delle nostre anime. Infine, egli disse: ‘Stavamo ardendo in quella luce che è Dio, e non ne siamo stati consumati. Che cos’è Dio? Non riuscimmo mai a definirlo con le parole! Si, è vero, nessuno sarà mai in grado di farlo! Che peccato che Egli sia così triste! Se solo potessi consolarLo’!42

Per poter pregare, Francesco cercava la solitudine: “Parlava poco,” ci dice Lucia, “e per pregare ed offrire sacrifici, amava nascondersi, persino da Giacinta e da me… Di tanto in tanto, si allontanava da noi senza che neanche ce ne rendessimo conto… Quando notavamo la sua assenza, cominciavamo a cercarlo, chiamandolo. Ci rispondeva in genere da dietro un muretto, un cespuglio o un arbusto… Si era ritirato lì, in ginocchio, per pregare e pensare a Nostro Signore, così triste per colpa di così tanti peccati, come egli diceva… Se gli chiedevo: ‘Francesco, perché non mi hai chiesto di pregare con te e anche con Giacinta?’ – ‘Preferisco pregare da solo, per poter pensare e consolare Nostro Signore, Che è così triste!’43

“Un giorno”, ci riferisce nuovamente Lucia, “stavamo andando a casa mia, e passammo dinanzi alla casa della mia madrina. Aveva appena preparato del sidro, e ci chiamò per offrircene un bicchiere. Entrammo in casa, e Francesco fu il primo a cui ella dette da bere. Egli prese il bicchiere, senza berne il contenuto, lo passò a Giacinta perché potesse berne un poco, ed anche io. Nel frattempo, si girò e sparì. ‘Dov’è Francesco?’ chiese la mia madrina. ‘Non lo so! Non lo so! Era qui un momento fa.’ Francesco non riapparve. Giacinta ed io, dopo aver ringraziato, andammo a cercarlo, sicure che l’avremmo trovato accanto al pozzo di cui ho parlato così spesso. ‘Francesco, non hai bevuto il sidro! La madrina ti ha chiamato diverse volte, ma non hai risposto.’ – “Quando ho preso il bicchiere, mi sono ricordato all’improvviso di compiere un sacrificio per consolare Nostro Signore, e mentre stavate bevendo, sono corso qui.’44

“Un giorno”, ci dice Ti marto, “due donne stavano conversando con Francesco, ed esse gli chiesero quale mestriere avrebbe voluto intraprendere una volta diventato grande: ‘Vuoi fare il carpentiere?’ Chiese una di loro. ‘No, signora’, rispose il bimbo. L’altra chiese: ‘Vuoi fare il soldato?’ – ‘No, signora.’ – ‘Vuoi diventare un dottore?’ – ‘neanche’. ‘So bene cosa vuoi diventare… un sacerdote! Per dire la Messa… confessare, predicare… non è così?’ – ‘No, signora, non voglio diventare un sacerdote.’ – ‘ebbene, dunque, che cosa vuoi essere?’ – ‘Non voglio essere niente… voglio morire e andare in Paradiso’.”

Ti Marto commenta: “Quella era davvero una decisione irrevocabile!” Francesco non pensava prima di tutto a se stesso, né alla sua gioia personale, bensì alla gioia di Gesù, sopra ogni altra cosa. “Presto Gesù verrà a prendermi e mi porterà in Paradiso con Lui, e allora Lo vedrò sempre e Lo consolerò. Che bello!45

Francesco ed il Gesù nascosto

Nel frattempo, Francesco voleva essere il più possibile ai Suoi piedi, vicino al Tabernacolo. “Quando andava a scuola”, ci dice ancora Suor Lucia, “all’entrata del villaggio di Fatima, talvolta mi diceva: ‘Ascolta, tu vai a scuola. Io invece resto qui in Chiesa, vicino al Gesù nascosto. Non è necessario che impari a leggere. Presto andrò in Paradiso. Quando torni, passa di qui a cercarmi.’ Il Beatissimo Sacramento era vicino all’entrata della Chiesa, sul lato sinistro. Francesco si metteva tra la fonte battesimale e l’altare, e lì lo trovavo quando ritornavo (il Beatissimo Sacramento era posto lì per via dei lavori di ristrutturazione della Chiesa)46”.

Talvolta, per riuscire ad intercedere più a lungo per coloro i quali lo avevano trattato male, Francesco rimaneva tutta la mattina ai piedi del Tabernacolo:

“Un giorno, mentre stavo per uscire di casa,” ci racconta Lucia, “incontrai mia sorella Theresa, che si era sposata di recente a Lomba. Era venuta su richiesta di una donna che abitava in una capanna vicina, il cui figlio era stato arrestato per non so quale crimine. Se la sua innocenza non fosse stata dimostrata, egli sarebbe stato condannato alla deportazione, o comunque avrebbe passato molti anni in prigione. Ella mi chiese insistentemente, in nome di quella povera donna che voleva far contenta, di far ottenere per lei una grazia dalla Madonna. Ricevuto il messaggio, lasciai casa e mi incamminai verso la scuola. Lungo la strada, dissi ai miei cugini cosa era successo. Arrivati a Fatima, Francesco mi disse: ‘Ascolta, mentre tu vai a scuola, io rimarrò qui con il Gesù nascosto, e Gli chiederò quella grazia.’ E dopo essere uscita da scuola, andai da lui e gli chiesi: ‘Hai chiesto a Nostro Signore quella grazia?’ – ‘Sì, Gliel’ho chiesta. Dì a tua sorella Theresa che tra pochi giorni quel ragazzo tornerà a casa.’ Ed accadde veramente: pochi giorni dopo, quel povero ragazzo tornò a casa, ed il 13 si riunì con tutta la famiglia per ringraziare la Madonna per la grazia ricevuta.47

Come faceva Francesco a sapere che la sua preghiera era stata ascoltata? Non lo sappiamo. Ad ogni modo, in quel giorno egli mostrò la sicurezza che hanno i Santi quando compiono una profezia o un miracolo… E da ciò possiamo comprendere che grado di intimità avesse con Nostro Signore.

Francesco si ammala d’influenza

I nostri pastorelli non si erano mai ammalati48 prima dell’ottobre 1918, quando Giacinta, che all’epoca aveva solo 8 anni, e Francesco, che ne aveva 10, furono colpiti entrambi e nello stesso periodo dalla terribile influenza Spagnola. Una volta lasciata la Spagna, l’epidemia si diffuse in molte nazioni d’Europa, e fu particolarmente virulenta e mortale in Portogallo. Molto spesso la malattia si evolveva in polmonite bronchiale, e così avvenne anche per Giacinta e Francesco.

“Durante la sua malattia”, ci dice Lucia, “Francesco soffrì con pazienza eroica, senza farsi sfuggire neanche il più minimo lamento o la più lieve insofferenza.”

Da parte sua, sua madre Olimpia dichiarò a Padre de Marchi: “Il piccolino accettava tutte le medicine che gli venivano date. Non si lamentava. Non potevo mai sapere cosa gli facesse piacere… poverino! Beveva anche le medicine più amare senza battere ciglio. Ad un certo punto pensammo che avrebbe superato la malattia. Macché! Continuava a ripetere che era inutile, che la Madonna sarebbe venuta a portarlo con Sé in Cielo49.”

Egli desiderava offrire tutte le sue preghiere e le sue sofferenze per consolare Nostro Signore e la Madonna:

“Un giorno,” ci riferisce Lucia, “quando, assieme a Giacinta, entrammo nella sua stanza, egli ci disse: ‘Oggi parlate poco! Ho un brutto mal di testa.’ – ‘Non dimenticare di offrirlo per i peccatori’, gli disse Giacinta. ‘Sì, ma prima lo offro per consolare Nostro Signore e la Madonna, e poi lo offrirò per i peccatori e per il Santo Padre.’ Un altro giorno, arrivando, lo trovai assai felice. ‘Stai meglio?’ - ‘No’, disse, ‘sto molto peggio. Mi manca poco prima di andare in Paradiso. Da lì, consolerò tanto Nostro Signore e la Madonna; Giacinta pregherà tanto per i peccatori, per il Santo Padre e per te. Tu invece resterai qui perché la Madonna lo desidera. Ascolta, fa tutto quello che Ella ti dirà di fare.’50

Il suo rimpianto più grande

Il suo rimpianto più grande fu quello di non poter più passare tante ore, come aveva fatto prima, ai piedi del Tabernacolo, per consolare il Gesù nascosto… ci spiega Lucia.

“Dopo essersi ammalato, quando passavo a trovarlo a casa sua mentre mi recavo a scuola, a volte mi diceva: ‘Ascolta, vai in chiesa e porta al Gesù nascosto tutti i miei saluti! Ciò che rimpiango di più è non essere più in grado di passare del tempo con Lui.’ Un giorno arrivai a casa sua insieme ad un gruppo di miei compagni di scuola; dopo averli salutati, entrai a visitare Francesco e sua sorella. Poiché aveva sentito del rumore, mi chiese: ‘Sei venuta con tutti loro?’ – ‘Sì.’ – ‘Non andare con loro! Potresti imparare a commettere dei peccati. Quando lasci la scuola, passa un poco di tempo vicino al Gesù nascosto, e poi torna tutta da sola.’51

In sei mesi, la terribile malattia ebbe la meglio sulla robusta salute di Francesco. Prima di ammalarsi, come ci diceva Olimpia, era in grado di recitare consecutivamente fino a sette o otto rosari al giorno, mentre ora era così debole che prima di sera non era riuscito a recitarne nemmeno uno, cosa che lo affliggeva pesantemente. Non essendo più in grado di pregare, e sentendo che la sua ora era vicina, egli disse a suo padre che avrebbe voluto partecipare alla Santa Comunione. Il 2 aprile 1919, il Parroco di Fatima, Padre Manuel Marques Ferreira,52 si mosse infine a commozione. Venne senza indugi dal piccolo malato. Quel giorno stesso, di mattina presto, Francesco aveva inviato sua sorella Theresa a chiamare Lucia.

“‘Vieni presto! Francesco sta molto male e dice che vuole dirti qualcosa!’ Mi vestii velocemente e mi recai da lui. Chiese a sua madre e ai suoi fratelli di lasciare la stanza, perché ciò che desiderava dirmi era un segreto. Uscirono tutti, ed egli mi disse: ‘Voglio confessarmi prima di ricevere la Comunione, e poi morire. Vorrei che mi dicessi se mi hai visto commettere dei peccati, e vorrei che lo chiedessi anche a Giacinta, se mi ha visto commetterne alcuni.’ – ‘Hai disobbedito talvolta a tua madre,’ gli dissi, ‘quando ti diceva di restare a casa e invece scappavi da me o andavi a nasconderti.’ – ‘È vero, ho commesso questo peccato. Ora vai e chiedi a Giacinta se si ricorda qualcos’altro.’ Mi recai da Giacinta, e dopo averci pensato su ella mi disse: ‘Ascolta, digli che poco prima delle apparizioni della Madonna, ha rubato una moneta (un tostâo) di nostro padre per comprarsi l’armonica di Josè Marto de Casa Velha, e che quando i bambini di Aljustrel lanciarono i sassi contro quelli di Boleiros, anche lui ne lanciò qualcuno.’ Quando riferii a Francesco ciò che aveva detto sua sorella, mi rispose: ‘Quelli, li ho già confessati, ma li confesserò di nuovo. Forse è per questi peccati che ho commesso che Nostro Signore è così triste! Ma anche se non stessi morendo, mai più commetterei quei peccati. Ora sono pentito per essi.’ E unendo le sue mani, pronunciò la preghiera: ‘O Mio Gesù, perdonaci, salvaci dalle fiamme dell’Inferno, e conduci tutte le anime in Paradiso, specialmente quelle più bisognose’…”

La Sua Grande Gioia

«Quella sera era raggiante di felicità: era andato a confessarsi ed il Parroco gli aveva promesso che gli avrebbe portato la Santa Comunione il giorno seguente.53

Si rincuorò. Il momento così ardentemente atteso stava infine giungendo. Per la prima volta sin dalla sua miracolosa Comunione al Cabeço, stava per ricevere il suo “Gesù nascosto”, ai Cui piedi aveva passato così tante ore in silenzio. Per via della sua malattia, avrebbe potuto essere dispensato dal digiuno. Ma no! Voleva offrire quell’ultimo sacrificio. “Ottenne la promessa da sua madre che non gli avrebbe dato niente da mangiare, dopo mezzanotte, così che potesse onorare il digiuno prima della Comunione, come chiunque altro.54

Padre De Marchi ci riferisce i racconti dei genitori Marto: “Giunse infine l’alba del 3 aprile. Era una bella giornata di primavera… quando Francesco udì il tintinnio della campanella, che annunciava l’avvicinarsi del Re del Cielo, volle mettersi seduto sul letto; ma le sue forze erano ormai venute meno, e si accasciò sui cuscini. ‘Puoi rimanere sdraiato, per ricevere Nostro Signore’, gli disse la sua madrina Theresa. Ella era venuta apposta per assistere alla prima ed ultima Comunione del suo figlioccio… Inginocchiati vicino al letto, i due fanciulli piangevano afflitti, ma provavano anche una gelosia quasi santa. Gesù stava infatti per venire a prendere il loro compagno, per portarlo in Cielo. Dopo aver ricevuto l’Ostia consacrata sulla sua lingua riarsa, Francesco chiuse gli occhi, e rimase immobile per un lungo istante… Le prime parole che pronunziò furono per sua madre: ‘Il Parroco non mi porterà il Gesù nascosto ancora una volta?55’ – ‘Non lo so,’ rispose la donna, avendo il presentimento che, senza dubbio, questa sua prima Comunione sarebbe stata per lui anche il Viatico. Ma Francesco, ancora pieno di gioia, disse alla sua sorellina: ‘Oggi sono più felice di te, perché ho il Gesù nascosto nel mio cuore. Sto andando in Cielo, e lì pregherò tanto Nostro Signore e la Madonna affinché portino in Cielo velocemente anche voi due.’56

“La vigilia della sua morte,” scrive Lucia, “egli mi disse: ‘Ascolta, sto molto male, ho solo poco tempo prima di andare in Paradiso…’ – ‘Quindi,’ risposi,‘non ti dimenticare, una volta lassù, di pregare per i peccatori, per il Santo Padre, per me e per Giacinta.’ – ‘Sì, lo farò certamente, ma ascolta, quelle cose, piuttosto chiedile a Giacinta, perché io ho paura di dimenticarmele quando vedrò Nostro Signore! Prima di tutto, vorrò consolare Lui!57

Arrivederci in Paradiso

Quel giovedì 3 aprile, durante la giornata, le condizioni di Francesco peggiorarono ulteriormente. “Era assetato, ma già non era più in grado di tollerare il latte, e nemmeno i cucchiaini d’acqua che sua madre e la sua madrina gli offrivano di tanto in tanto. Se sua madre o la sua madrina gli chiedevano come si sentiva, egli rispondeva: ‘Mi sento bene. Non soffro più.’58

“Era notte quando mi congedai da lui”, dice Lucia: “‘Arrivederci, Francesco! Se vai in Paradiso stanotte, non ti dimenticare di me, lassù, capito?’ – ‘No, non ti dimenticherò, stai sicura.’ E prendendomi la mano destra, la strinse forte per lungo tempo, guardandomi con le lacrime agli occhi. ‘Vuoi qualcos’altro?’ gli chiesi, con le lacrime che riempivano anche i miei, di occhi. ‘No’, mi rispose con voce flebile. La scena divenne troppo straziante, quindi mia zia mi fece uscire dalla stanza. ‘Arrivederci dunque, Francesco! Finchè non ci rivedremo in Paradiso!’ – ‘Arrivederci in Paradiso!’59

Morì Sorridendo

Il giorno seguente, il 4 aprile, il primo venerdì del mese, tutto indicava che la sua fine era vicina. Ebbe ancora la forza di chiedere perdono alla sua madrina per le poche tribolazioni che le aveva causato durante la sua vita, e le chiese la sua benedizione. Quando fu ormai notte completa, chiamò sua madre e le chiese: “O, Mamma, guarda!… Che bella luce, laggiù, vicino alla porta!” E dopo pochi minuti: “Ora, non la vedo più…60” Verso le 10 della sera,61 il suo viso si illuminò di un sorriso angelico e, senza alcun segno di sofferenza, senza agonia, senza lamenti, egli spirò dolcemente. “Volò in Cielo nelle braccia della nostra Madre Celeste”62, scrive Lucia. Giacinta era accanto al letto di suo fratello quand’egli morì. E vedendo che tutti piangevano, esclamò: “Perché piangete, dato che è felice?63” Durante l’inchiesta della Chiesa, sua madre affermò: “Sembrava sorridere, e smise di respirare.” Suo padre affermò: “Morì sorridendo.x64

Francesco non aveva ancora compiuto 11 anni, ed era passato solo un anno e mezzo dall’ultima apparizione alla Cova da Iria. Ricolmo com’era dalle grazie ricevute durante ciascuna delle apparizioni della Madonna, santificato dagli innumerevoli rosari che aveva recitato, dalle sue preghiere solitarie nella campagna e dalle lunghe ore spese dinanzi al Tabernacolo, tutto assorto nel consolare il Gesù nascosto, purificato infine dalle sofferenze della sua malattia, Francesco era già pronto per andare in Paradiso, e la Vergine Maria poté venire a prenderlo con Sé. Yeah.

Il 5 aprile, il primo Sabato del mese, una modesta processione portò il suo corpo al cimitero di Fatima.

NOTE:

  1. Seconde Memorie di Suor Lucia,  pag.  53.


  2. Di domenica, come riporta Lucia nelle sue Quinte Memorie (in Portoghese), recitavano il Rosario la sera, “perchè non era un giorno lavorativo” (pag. 202).


  3. Seconde Memorie di Suor Lucia pagg.  60, 55.


  4. Padre John De Marchi, pag. 53.


  5. Un tipo di canzone popolare, assai melanconico.


  6. Alla fine di questo racconto, Suor Lucia scrive: “Sapevo che era una cosa infantile, ma essa ci insegnò a levare lo sguardo verso il Cielo, dove sapevamo risiedesse il Signore Nostro Padre, la Beata Maria inviata da Dio per proteggerci, gli Angeli creati dal Signore e destinati a guidarci e condurci nel cammino delle nostre vite.”(pag. 207).


  7. Quinte Memorie di Suor Lucia (in Portoghese), pagg.  204-205.


  8. Padre John De Marchi, pag. 52.


  9. Seconde Memorie di Suor Lucia, pag. 55.


  10. Nel 1947, Padre Cruz confermò al Canonico Barthas l’esattezza di tutti questi fatti riguardanti se stesso, riportati da Suor Lucia nelle sue Memorie.


  11. Seconde Memorie di Suor Lucia, pagg.  55-59.


  12. Seconde Memorie di Suor Lucia, pagg.  91-92.


  13. Padre John De Marchi, pag. 249. 

  14. Seconde Memorie di Suor Lucia, pagg.  89-90.


  15. Maria Rosa morì il 16 luglio 1942, all’età di 73 anni, per un problema cardiaco. Vedi Martins dos Reis, “A vidente de Fatima dialoga”, pag. 45.


  16. Seconde Memorie di Suor Lucia, pag. 22.


  17. Padre John De Marchi, pag. 64.


  18. Prime Memorie di Suor Lucia, pagg.  23-24.


  19. Ibid., pagg.  24-25.


  20. Ibid., pagg.  26-27.


  21. Dom Jean-Nesmy, La Vérité de Fatima, SOS éditions, 1980, pag. 47.


  22. Prime Memorie di Suor Lucia, pag. 32.


  23. Terze Memorie di Suor Lucia, pag. 107.


  24. Prime Memorie di Suor Lucia, pag. 41.


  25. Prime Memorie di Suor Lucia, pag. 33.


  26. Prime Memorie di Suor Lucia, pag. 42.


  27. Seconde Memorie di Suor Lucia, pag. 97.


  28. Quarte Memorie di Suor Lucia, pag. 152.


  29. Prime Memorie di Suor Lucia, pag. 46.


  30. Quando operò Giacinta, il Dott. Castro Freire non era ancora a conoscenza che si trattasse della veggente di Fatima. Più tardi, nel 1980, quel dottore rilasciò la seguente testimonianza: “Giacinta mi impressionò per essere una bimba assai coraggiosa, perché per poter aprire una fistola, l’anestesia locale era ben poco efficace nel rimuovere tutto il dolore… Le uniche parole che le sentii pronunciare durante l’operazione furono: “Oh! Gesù! Oh! Signore Mio!” (cfr. “I veggenti di Fatima”, gennaio-aprile 1982; Voz da Fatima, 13 febbraio 1988).


  31. Citazione da A. M. Martins, Fatima et le Corps mystique, ed. Téqui, 1989, pagg.  58-60.


  32. Formigao, Les grandes merveilles, pag. 112.


  33. Se era felice nel ripetere a chi le stava vicino perchè la Madonna sarebbe venuta a prenderla presto, il suo comportamento sorprendente della sera del 20 febbraio prova che ella conosceva esattamente il giorno e l’ora in cui sarebbe andata in Cielo, proprio come aveva detto a Lucia, e come quest’ultima ci ha riportato nelle sue memorie. Cfr. capitolo 5, nel paragrafo “La Passione dolorosa.”


  34. “Mentre stava per andar via, Padre Pereira dos Reis le impartì un’ultima benedizione e, profondamente colpito, esclamò: “Se questa piccolina non va in paradiso per noi è una vera sfortuna!” (Fernando Leite, “A morte de Jacinta”, Voz de Fatima, 13 febbraio 1988).


  35. Rapporto del dott. Lisboa, riportato da Padre John De Marchi, pag. 286.


  36. Quarte Memorie di Suor Lucia, pag. 124.


  37. Ibid., pag. 125.


  38. Padre John De Marchi, pagg.  59-61.


  39. Quarte Memorie di Suor Lucia, pag. 145.


  40. Padre John De Marchi, pag. 61.


  41. Quarte Memorie di Suor Lucia, pagg.  124, 126.


  42. Quarte Memorie di Suor Lucia, pag. 127.


  43. Ibid., pagg.  129 e 136.


  44. Ibid., pag. 129.


  45. Padre John De Marchi, pagg.  241-242.


  46. Quarte Memorie di Suor Lucia, pag. 136. Nel 1946 in una visita a Fatima, Suor Lucia si recò nella parrocchia. Dopo aver pregato dinanzi al Beatissimo Sacramento, si diresse verso l’entrata della chiesa ed entrò nella cappella dove si trova la fonte battesimale. “Nostro Signore era lì”, ella disse, “durante gli ultimi anni passati a Fatima: è lì che venivo a chiamare Francesco quando uscivo da scuola.” (Cfr. Martins dos Reis, A vidente de Fatima dialoga e responde pelas Apariçoes, pag. 126).


  47. Quarte Memorie di Suor Lucia, pag. 138.


  48. Cfr. Ch. Formigao, "Estudo psicologico dos videntes", Novos Documentos, pag. 78. "Studio psicologico dei Veggenti".


  49. Ibid., pag. 252.


  50. Quarte Memorie di Suor Lucia, pag. 137.


  51. Ibid., pag. 137.


  52. Ha davvero a che vedere con il Curato di Fatima, Padre Manuel Marques Ferreira, e non con Padre Moreira, come affermò erroneamente Padre De Marchi (Cfr. “Tutta la verità su Fatima, vol. II.” Pag. 520) .


  53. Quarte Memorie di Suor Lucia, pagg.  143-145.


  54. Padre John De Marchi, pag. 257.


  55. Padre John De Marchi, pag. 257. 

  56. Quarte Memorie di Suor Lucia, pag. 145.


  57. Ibid., pag. 143.


  58. Padre John De Marchi, pag. 258.


  59. Quarte Memorie di Suor Lucia, pag. 145.


  60. Padre John De Marchi, pag. 258.


  61. Diciamo le 10 della sera, e non le 10 della mattina, malgrado l’affermazione di Padre Fernando Leite (Vedi "Francisco de Fatima", pag. 154), perché la rettifica fatta da Padre Kondor sull’ora esatta della morte di Francesco ci appare decisiva (Cfr. "Tutta la Verità su Fatima", vol. II, pagg.  104 and 813).


  62. Quarte Memorie di Suor Lucia, pag. 145.


  63. Cfr. "I Veggenti di Fatima”, gennaio-aprile 1986.


  64. Nell’inchiesta parrocchiale sugli straordinari fenomeni della Cova da Iria, conclusasi il 18 aprile 1919, Padre Manuel Marques Ferreira, Parroco di Fatima dal 1914 al 1919, ricordò la morte di Francesco: “Nel mentre [voleva dire “nel frattempo”], Francesco, il veggente, è morto alle 10 della sera di oggi, 4 aprile… dopo aver ricevuto i sacramenti con molta lucidità e pietà, ha confermato di aver visto la Madonna alla Cova da Iria e a Valinhos.” (“I Veggenti di Fatima”, gennaio-aprile 1986).