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Cronologia di Quattro campagne di Occultamento:
La persecuzione di Padre Gruner
Un passo fatidico
Padre Nicholas Gruner è un sacerdote Cattolico, di origini Canadesi,
che è stato ordinato in Italia nel 1976. Quando ritornò in
Canada, con il permesso del suo vescovo, venne nominato Direttore Esecutivo
del Comitato Nazionale per la Vergine Pellegrina Nazionale del Canada
(NPV), nel 1978. Non poteva certo immaginare che quel passo lo avrebbe
presto messo in contrasto con alcune tra le più alte autorità del
Vaticano.
Un decennio di crescita
Nei successivi dieci anni, Padre Gruner ha rafforzato l’organizzazione
del NPV, portandolo da un piccolo nucleo di sostenitori, fino a farlo
diventare il più grande apostolato del mondo dedito alla promozione
dell’Intero Messaggio di Fatima. Nel corso degli anni, il lavoro
di Padre Gruner è giunto all’attenzione di alcuni funzionari
del Vaticano, i quali consideravano il Messaggio di Fatima “politicamente
scorretto”. La richiesta della Madonna di consacrare la Russia
al Suo Cuore Immacolato, infatti, si scontrava con la loro “Ostpolitik”,
che richiedeva un freno alle critiche verso il comunismo Russo, per motivi “diplomatici”.
I funzionari scontenti iniziarono a piantare semi che avrebbero dato
il via ad un’escalation di persecuzioni.
Una lettera inquietante
Questi semi iniziarono
a dare i loro frutti nel 1989, quando Padre Gruner ricevette una lettera
sorprendente ed inquietante da parte del nuovo Vescovo di Avellino, Gerardo
Pierro. Il Vescovo Pierro era il successore del Vescovo Pasquale Venezia,
il quale aveva ordinato Padre Gruner nel 1976, e dal quale quest’ultimo
aveva ricevuto un permesso scritto per poter lavorare al di fuori della
diocesi Italiana. Il Vescovo Pierro minacciava adesso di ritirare tale
permesso. Affermando che stava rispondendo a delle preoccupazioni espresse
dal Segretario di Stato del Vaticano, il Vescovo Pierro scrisse sia a
Padre Gruner che al Vescovo Thomas Fulton di San Catharines, in Ontario,
Canada – la diocesi dove risiede Padre Gruner. Questo diede luogo
all’offerta di incardinazione da parte del Vescovo Fulton, ma solo
a patto che Padre Gruner abbandonasse il suo apostolato di Fatima, una
condizione chiaramente inaccettabile.
Le intenzioni del vaticano: taci, altrimenti…
Ovviamente, questa
proposta non aveva avuto origine né dal Vescovo Pierro né dal
Vescovo Fulton; essa proveniva invece dall’ufficio del Segretario
di Stato, e rendeva ovvie le vere intenzioni del Vaticano. L’obiettivo
non era solo quello di fare in modo che Padre Gruner venisse incardinato
in una diocesi Canadese, cosa che si sarebbe potuta realizzare benissimo
senza altri termini o condizioni. Né si voleva che Padre Gruner
tornasse ad Avellino perché li potesse essere utile in qualche
maniera. Nel contesto dell’offerta, ritornare ad Avellino non veniva
affatto presentata come un’utile alternativa; anzi, al contrario,
era piuttosto una punizione potenziale per non aver raggiunto il vero
obiettivo, che era quello di abbandonare l’apostolato di Fatima.
Quello, senza dubbi, era l’ordine definitivo: tacere su Fatima,
altrimenti…
Un intervento illecito
Poco dopo, Padre Gruner
ricevette un’altra lettera (scritta, apparentemente, un mese prima),
dal Cardinale Angelo Innocenti, Prefetto della Congregazione per il Clero
in Vaticano. La lettera minacciava Padre Gruner di possibile sospensione,
a meno che non venisse incardinato in Canada, o che tornasse immediatamente
ad Avellino. Padre Gruner rispose con una lettera, evidenziando il fatto
che il Cardinale non aveva alcun diritto di intervenire in tal modo,
dato che il Vescovo di Avellino non aveva dato alcun ordine in tal senso.
Con un passo successivo, Padre Gruner si appellò anche al Papa
contro l’abuso di autorità da parte del Cardinale. Il Cardinale
Innocenti non ha mai risposto né scritto più a Padre Gruner.
Un’accusa illecita
Pochi mesi dopo, Mons.
Allan McCormack, all’epoca cancelliere dell’Arcidiocesi di
Toronto, inviò una nota a tutti i sacerdoti di Toronto, definendo
Padre Gruner come un sacerdote “irregolare”, e scoraggiando
il sostegno al suo apostolato. Come era stato previsto dal cancelliere,
questo portò alla comparsa di articoli su alcuni giornali Cattolico,
che si riferivano a Padre Gruner come ad un sacerdote “vago”,
o rinnegato. Dopo aver tentato, senza riuscirvi, di incontrare personalmente
l’Arcivescovo di Toronto (ora Cardinale) Aloysius Ambrosic, il
superiore di Mons. McCormack, Padre Gruner prese l’unica strada
rimastagli, e cioè quella di citare il Monsignore presso il tribunale
civile di Toronto, in una causa che è ancora oggi pendente.
Un aggressione burocratica
Dopo il proprio fallimento
nel far tacere Padre Gruner, il Vaticano ha aspettato fino al 1992 per
compiere la propria mossa successiva. L’occasione fu trovata quando
il The Fatima Crusader, la rivista quadrimestrale di Padre Gruner, organizzò una
conferenza di vescovi a Fatima. Alcuni funzionari del Vaticano rilasciarono
dichiarazioni false ed ingannevoli a L’Osservatore Romano,
asserendo che la conferenza non aveva ricevuto alcuna autorizzazione,
anche se non è richiesta, né viene data, alcuna autorizzazione
per un tale evento. Ben 35 dei 100 vescovi che avevano accettato l’invito
(e che avevano acconsentito che i loro biglietti aerei per Fatima venissero
pagati dal The Fatima Crusader) furono scoraggiati da queste
dichiarazioni, rinunciando quindi a partecipare.
Un aggressione fisica
Mentre Padre Gruner
si trovava a Fatima, avvenne un incidente assurdo. Venne aggredito fisicamente
da due uomini, uno dei quali ammise, successivamente, di aver agito secondo
gli ordini di Mons. Luciano Guerra, Rettore del santuario di Fatima.
Mons. Guerra, che è tuttora Rettore a Fatima, ha affermato che
l’aggressione fu organizzata da Padre Gruner come una “trovata
pubblicitaria”.
Un incardinazione bloccata
Poco più di
un anno dopo, nell’estate del 1993, Padre Gruner ottenne un’offerta
d’incardinazione dal Vescovo Gilbert Rego, della diocesi di Simla
e Chandigarh, in India, che lo aveva conosciuto alla conferenza di Fatima.
Per questo motivo, Padre Gruner scrisse al Vescovo Antonio Forte, successore
del Vescovo Pierro ad Avellino, richiedendogli il decreto di escardinazione
dalla sua diocesi, in genere una mera formalità. Ci vollero più di
tre mesi prima che il Vescovo Forte rispondesse a questa richiesta, e
quando lo fece, la lettera avvertiva Padre Gruner che il Vescovo aveva
rifiutato di concedere l’escardinazione. Come motivo per questa
straordinaria decisione, egli citò un ordine diretto dell’Arcivescovo
Crescenzio Sepe, all’epoca a capo de facto della Congregazione
per il Clero. Le istruzioni dell’Arcivescovo per il Vescovo Forte,
affinché bloccasse il decreto di escardinazione, erano totalmente
al di fuori della sua giurisdizione, e non avevano validità legale.
Ciò non di meno, il Vescovo Forte gli obbedì, e rifiutò di
agire.
Una visita cordiale – una brutta sorpresa
All’inizio del
1994, Padre Gruner giunse ad Avellino, ed incontrò il Vescovo
Forte, nel tentativo di risolvere la faccenda. Il Vescovo confermò che
Padre Gruner rimaneva un sacerdote di buona reputazione, e gli disse
di tornare in Canada, dove gli sarebbe stato detto cosa fare per mezzo
di una lettera. Quando la lettera promessa giunse, tre settimane dopo,
portava con se una terribile sorpresa. Essa affermava che Padre Gruner
si trovava in Canada senza permesso, e conteneva l’ordine diretto
del Vescovo Forte di lasciare l’apostolato di Fatima, e di tornare
immediatamente ad Avellino, altrimenti avrebbe ricevuto la sospensione
delle facoltà sacerdotali.
Si distorce il Diritto Canonico, si compiono abusi
di potere
La minaccia di sospensione
lasciò senza parole Padre Gruner, dato che essa era assolutamente
contraria al Diritto Canonico. Perché venga comminata tale punizione,
bisogna aver commesso un crimine. Questo non era avvenuto,
eppure adesso ci si trovava di fronte ad una minaccia di imporre la pena
arbitrariamente, senza alcuna giustificazione nel Diritto Canonico. Ancor
più sorprendente, in negativo, fu il fatto che a tessere questi
ordini non era stato altri che la Congregazione per il Clero, che in
teoria è tenuta a difendere i diritti dei sacerdoti. Ma questa
stava facendo esattamente il contrario, compiendo un vero e proprio abuso
di potere. Padre Gruner rispose per mezzo di una difesa dettagliata della
propria posizione, e quando passarono 30 giorni senza risposta da parte
del Vescovo Forte, egli fece regolare appello contro tale ordine, come
richiesto dal Diritto Canonico. L’appello sospese gli effetti dell’ordine
del vescovo, permettendo a Padre Gruner di continuare a lavorare nel
suo apostolato.
Continuano le interferenze
Anche le interferenze
del Vaticano verso il suo lavoro sono andate avanti. Quando venne organizzata
una nuova conferenza di vescovi, che si sarebbe tenuta nell’autunno
del 1994 in Messico, quest’ultima venne immediatamente osteggiata
dal Segretario di Stato del Vaticano, per mezzo della rete dei Nunzi
Apostolici e di altri emissari Vaticani nelle capitali di tutto il mondo.
Essi inviarono lettere a tutti i vescovi Cattolici, ed intervennero persino
nel sabotare il rilascio dei visti per entrare in Messico, cosa che riuscì sostanzialmente
a scoraggiare la partecipazione di molti vescovi, anche se la loro interferenza
fece arrabbiare alcuni dei vescovi che non erano stati intimiditi.
“Non è previsto” un giudizio imparziale
Sempre nel 1994, Padre
Gruner ebbe il suo primo assaggio di “giustizia” amministrata
dai suoi avversari in Vaticano. Il Cardinale Jose Sanchez e l’Arcivescovo
Crescenzio Sepe, allora rispettivamente Prefetto e Segretario della Congregazione
per il Clero, emisero una decisione riguardo all’appello di Padre
Gruner contro l’ordine del Vescovo Forte. Entrambi i prelati erano
personalmente coinvolti nella stesura di lettere illecite, spedite segretamente
ai vescovi, nelle quali si davano istruzioni per contrastare i tentativi
di Padre Gruner tesi ad ottenere l’incardinazione da parte di un
nuovo vescovo. Quando Padre Gruner obiettò all’ovvia e sconveniente
presenza di questi uomini che si ergevano a giudici delle proprie stesse
azioni, ricevette una risposta ufficiale che lo sconvolse, poiché gli
venne detto che il diritto ad un giudizio imparziale “non era previsto
nella legislazione” delle procedure amministrative della Chiesa!
La giustizia negata
Il caso venne allora
portato dinanzi al Supremo Tribunale del Vaticano, la Segnatura Apostolica.
In sua difesa, Padre Gruner venne obbligato a scegliere uno tra i soli
16 avvocati canonici accreditati a patrocinare dinanzi alla Segnatura.
I servizi dell’avvocato che nominò nel 1994, Carlo Tricerri,
si provarono tristemente inefficienti. Tricerri non esaminò tutti
i documenti del caso, e presentò un libello di risposta alla Segnatura,
totalmente pieno di errori ed incompleto, senza l’approvazione
di Padre Gruner. Inoltre, quando la Segnatura pronunciò il suo
giudizio, concedendo solo 10 giorni per l’appello, Tricerri lo
archiviò semplicemente, senza neanche darne notizia a Padre Gruner.
Altri 17 mesi dovevano passare, prima che Padre Gruner avesse una copia
di quel documento, ma a quel punto il suo diritto di appello gli fu negato.
Di male in peggio
I servizi legali del
tutto inadeguati furono solo una parte del problema di ottenere la giustizia
dalla Segnatura. Ancora una volta, il membro più importante del
consiglio giudicante, Il Cardinale Gilberto Agustoni, era stato attivamente
impegnato nella campagna contro Padre Gruner ed il suo apostolato di
Fatima. Egli non si ricusò dal caso, e pertanto il Cardinale Agustoni
presiedette come Prefetto della Segnatura, quando sentenziò contro
Padre Gruner il 15 maggio 1995, sentenza che Padre Gruner ricevette solo
molti mesi dopo.
Una lettera al Papa
A metà del 1995,
Padre Gruner pubblicò una Lettera Aperta al Pontefice su Il Messaggero,
uno dei quotidiani più importanti di Roma. Firmata da due vescovi
e da migliaia di sacerdoti e laici, essa protestava contro l’abuso
di potere dei burocrati anti-Fatima del Vaticano, e chiedeva al Santo
Padre di intervenire al riguardo. Il Papa non prese nessuna iniziativa
diretta, ma il Cardinale Agustoni prese successivamente il passo, senza
precedenti, di auto-ricusazione da qualsiasi successivo intervento nel
caso di Padre Gruner.
Un incardinazione, finalmente
Verso la fine del 1995,
Padre Gruner ricevette un decreto ufficiale di incardinazione da parte
dell’Arcivescovo Saminini Arulappa, di Hyderabad, in India. Egli
non gli chiedeva altri documenti di escardinazione da parte del Vescovo
attuale di Avellino, poiché una lettera del precedente vescovo
del 1989 aveva già dato a Padre Gruner il permesso di essere incardinato
altrove. Secondo il Diritto Canonico, Padre Gruner era ora incardinato
in Hyderabad, e non in Avellino, e aveva avuto il permesso scritto del
suo nuovo vescovo, di continuare come prima il suo apostolato di Fatima,
a Fort Erie, in Ontario.
Viene osteggiata un’altra conferenza
Alla fine del 1996
venne organizzata, a Roma, una terza Conferenza per la Pace del Fatima
Crusader, ed ancora una volta, alcuni funzionari del Vaticano fecero
tutto quanto fosse in loro potere per scoraggiare la partecipazione ad
essa. Una lettera, inviata dalla Congregazione per il Clero a tutti i
vescovi, descriveva le attività di Padre Gruner come “dannose” (senza
spiegare come), e definì la sua difesa del suo apostolato di Fatima “una
situazione spiacevole” (senza dire perché). Poco prima della
conferenza, la Congregazione dei Vescovi inviò un’altra
lettera a tutti i vescovi Cattolici, avvertendoli di non partecipare
ad un evento “assolutamente non autorizzato”, un evento che
comunque non richiedeva alcuna “autorizzazione” per poter
essere organizzato. Fu firmata dal Cardinale Bernard Gantin, uno dei
giudici che aveva esaminato il caso di Padre Gruner dinanzi alla Segnatura.
Ciò non di meno, più di 200 vescovi, sacerdoti e laici,
parteciparono alla conferenza. In quei giorni, durante un evento pubblico,
venne posto direttamente nelle mani del Papa il reclamo canonico di Padre
Gruner contro due funzionari del Vaticano.
E’ negato il diritto di scegliere il proprio
avvocato
Nel 1997, Padre Gruner
scoprì un altro modo con cui i suoi avversari in Vaticano stavano
agendo illecitamente contro di lui. Mentre tentava, tra mille difficoltà,
di trovare un nuovo avvocato che lo rappresentasse dinanzi alla Segnatura,
Padre Gruner scoprì il motivo della riluttanza delle persone che
venivano da lui contattate: gli avvocati venivano privatamente consigliati
dall’Arcivescovo Zenon Grochelewski, di non prendere il patrocinio
di Padre Gruner, e la persona dietro tutto questo era colui che era stato
nominato, in tribunale, al posto dell’auto-ricusatosi Cardinale
Agustoni! Uno degli avvocati riluttanti, Francesco Ligi, riferì di
un’importante ammissione da parte dell’Arcivescovo Grochelewski.
Ligi, un rispettato avvocato della Corte Suprema Italiana, nonché della
Segnatura, disse che l’Arcivescovo gli aveva suggerito di ritirarsi,
perché “questo caso non riguarda l’incardinazione
di Padre Gruner, ma ciò che Padre Gruner dice”. Quest’affermazione
significava ammettere che il problema dell’incardinazione era solo
un pretesto usato per dare una parvenza di legittimità ad un’azione,
concepita con lo scopo di ottenere un altro risultato, anch’esso
piuttosto illegittimo, e cioè: far tacere Padre Gruner.
Un altro avvocato negligente
Quando Padre Gruner
fu finalmente in grado di ingaggiare un altro avvocato approvato dalla
Segnatura, Sandro Gherro, i suoi servizi si dimostrarono inefficaci proprio
come quelli del suo predecessore. Quando Gherro ricevette un documento
della Segnatura, che forniva un presunto (e sostanzialmente erroneo)
sommario dei fatti, e che concedeva 10 giorni per rispondere, egli semplicemente
lo archiviò, facendo scadere i termini previsti per la risposta.
La Segnatura, in tal modo, adottò ufficialmente la propria versione
degli eventi come “fatti”, e sentenziò per la seconda
volta contro Padre Gruner il 20 gennaio 1998.
Un’altra Lettera Aperta
Nella primavera del
1998, Padre Gruner pubblicò una seconda Lettera Aperta al Pontefice,
sul quotidiano romano Il Messaggero. Anche quest’ultima
implorava la cessazione della persecuzione burocratica contro il suo
apostolato, e fu firmata da 27 arcivescovi e vescovi, 1900 sacerdoti
e religiosi e più di 15.000 laici. Ancora una volta, le manovre
riservate ed illecite degli avversari di Gruner venivano esposte alla
luce del sole.
Un altro colpo
Nell’autunno
del 1998, la Segnatura inferse un altro colpo, in forma di un documento
prodotto da un funzionario del Vaticano, conosciuto come “Promotore
della Giustizia”. Avrebbe dovuto essere un sommario dei fatti del
caso e delle posizioni canoniche delle parti, per aiutare il tribunale
nelle sue deliberazioni. In realtà, era una rassegna, palesemente
piena di pregiudizi, di accuse infondate contro Padre Gruner, molte delle
quali citata da lettere che non aveva mai visto. Prima di permettergli
di consultare quest’ultimo documento, il Vaticano cercò di
ottenere da Padre Gruner un voto affinché lo tenesse segreto,
cosa che rifiutò di fare. Il risultato fu che a Padre Gruner non
venne neanche permesso di averne una copia. Il suo avvocato fu costretto
a viaggiare per più di 9000 chilometri, in Canada, per mostrargli
il documento, con l’ordine di non lasciarne alcuna copia a Padre
Gruner.
Si negano i diritti fondamentali
Padre Gruner ha replicato
al documento del Promotore con una dettagliata ricusazione di tutti i
suoi errori di fatto e delle sue affermazioni senza fondamento. Egli
chiese inoltre copia delle 20 lettere citate dal Promotore, secondo i
suoi diritti fondamentali di parte convenuta nel caso. Le copie delle
lettere non sono mai state fornite, e la Segnatura non ha mai più menzionato
il documento del Promotore.
Un altro giudizio, altre pressioni illecite
A metà del 1999,
Padre Gruner inviò al Vescovo di Avellino un nuovo documento,
nel quale affermava che egli era ormai adesso incardinato nella diocesi
di Hyderabad. La Segnatura apostolica ne era a conoscenza, ma aveva semplicemente
ignorato il fatto quando emise la sentenza contro Padre Gruner nel settembre
del 1999. Nel consegnare il suo appello contro questa decisione, Padre
Gruner scoprì che anche il suo terzo avvocato rotale che aveva
assunto, stava adesso ricevendo pressioni affinché abbandonasse
il caso.
Altri Vescovi vengono scoraggiati
Un’altra Conferenza
di Fatima per la Pace, questa volta organizzata a Hamilton, in Ontario,
nell’ottobre del 1999, ricevette lo stesso sabotaggio delle precedenti
conferenze, da parte di funzionari vaticani. Più di 300 persone
parteciparono, ma la maggior parte di queste furono laici.
Un altro Reclamo Canonico
Nel novembre del 1999,
Padre Gruner inoltrò un altro reclamo canonico al Santo Padre,
facendo i nomi dei Cardinali Agustoni, Innocenti e Sanchez, così come
quelli degli Arcivescovi Sepe e Grochelewski, e del Vescovo Forte. Come
il precedente reclamo, anche questo sembrò essere accettato ufficialmente
il seguente maggio, quando il Pontefice non vi fece risposta nei tempi
previsti dal Diritto Canonico.
La minaccia finale
Mentre le cose sembravano
in una posizione di stallo presso la Segnatura Apostolica, Padre Gruner
ricevette un subitaneo attacco da un’altra direzione. All’inizio
di giugno del 2000, gli venne consegnata una lettera del Cardinale Castrillon
Hoyos, Prefetto della Congregazione per il Clero. Con un’incredibile
disprezzo nei confronti del Diritto Canonico, la lettera riportò false
accuse che erano già state confutate da altri documenti inoltrati
presso la Segnatura, e minacciava Padre Gruner di scomunica! Padre Gruner
rispose ancora una volta negando le accuse, e mettendo in dubbio la moralità di
una minaccia di scomunica.
Il Cardinale insiste
Un mese dopo, il Cardinale
Hoyos dette l’ordine a vari Nunzi in tutto il mondo, di far circolare
varie falsità, tra cui quella di falsificazione, contro Padre
Gruner. Quando gli venne rinfacciata questa situazione, il Cardinale
fece ammenda delle sue false accuse, riducendole ad altre più miti,
ed egualmente false, ma non fece le ritrattò né si scusò mai
al riguardo. Non ritrattò neanche la sua illecita minaccia di
scomunica. Nel dicembre del 2000, Padre Gruner ha inoltrato al Papa un
nuovo reclamo canonico riguardo al Cardinale Hoyos, richiedendo la rimozione
dal suo incarico.
Parla una “più alta Autorità”
Le cose sono rimaste
quiete alla Segnatura fino a tutto il 2001, mentre il Papa non prendeva
alcun provvedimento in risposta ai reclami formali di Padre Gruner, malgrado
gli obblighi del Diritto Canonico, ai quali anche Giovanni Paolo II era
costretto a sottostare, che gli imponevano di ascoltare tali questioni.
Finalmente, il giorno dopo l’attacco terroristico dell’11
settembre, l’ufficio stampa del Vaticano rilasciò una nuova
dichiarazione. Citando un “mandato di una più alta autorità”,
esso affermava che Padre Gruner era sospeso, e che nessuno avrebbe dovuto
partecipare alla sua imminente conferenza di Roma, che avrebbe avuto
inizi agli inizi di ottobre. Non venne data alcuna ragione per la presunta
sospensione. Padre Gruner divenne così l’unico sacerdote,
a memoria d’uomo, ad aver avuto l’annuncio della sua sospensione
reso noto a tutto il mondo, da parte di una anonima più alta autorità,
per un crimine non meglio specificato. Padre Gruner ha immediatamente
negato la validità della sospensione, dato che non ha alcun fondamento
nel Diritto Canonico.
Il luogo della Conferenza diventa all’improvviso
indisponibile
Poche settimane dopo,
l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma si tirò fuori
dal suo contratto di fornire i servizi per la conferenza di Padre Gruner,
che si sarebbe tenuta pochi giorni dopo ad ottobre, affermando di dover
condurre una “ispezione strutturale” dell’edificio.
L’agente dell’Università avrebbe ammesso più tardi
di aver ricevuto “una telefonata ecclesiastica” dal Vaticano.
Non è ciò che fa, ma ciò che dice
E’ significativo
che i tentativi del Vaticano di ridurre al silenzio Padre Gruner non
siano mai avvenuti per via di ciò che egli afferma, dato che non
possono contestarne la verità. Quel che hanno fatto, invece, è aver
cercato di screditarlo a livello personale, all’inizio facendo
circolare accuse infondate riguardo alla sua condizione di sacerdote,
ed infine per mezzo di una campagna sempre più violenta, tesa
senza ombra di dubbi a farlo recedere dal suo impegno di direttore dell’apostolato
di Fatima. A questa campagna hanno partecipato attivamente e ripetutamente
i funzionari della Segreteria di Stato del Vaticano, la Congregazione
per il Clero e la Segnatura Apostolica, in violazione delle leggi stesse
che dovrebbero proteggere il diritto dei sacerdoti ad avere un giusto
processo, secondo il Diritto Canonico.
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