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II Gesù Per Me
Gesù “mi ha amato e ha immolato se stesso per me”
(Gal. 2,20)
• La S. Messa è il Sacrificio della Croce
• La S. Messa quotidiana
• La partecipazione attiva e fruttuosa
• La S. Messa e le anime del Purgatorio
LA S. MESSA È IL SACRIFICIO DELLA CROCE
Soltanto in cielo comprenderemo quale divina meraviglia sia la S. Messa. Per quanto ci si sforzi e per quanto si sia santi e ispirati, non si può che balbettare su questa opera divina che trascende gli uomini e gli Angeli.
Un giorno fu chiesto a P. Pio da Pietrelcina: “Padre, spiegateci la S. Messa”. “Figli miei - rispose il Padre - come posso spiegarvela? La Messa è infinita come Gesù... Chiedete ad un Angelo cosa sia una Messa ed egli vi risponderà con verità: capisco che è e perché si fa, ma non comprendo però quanto valore abbia. Un Angelo, mille Angeli, tutto il cielo sanno questo e così pensano”.
S. Alfonso de’ Liguori arriva ad affermare: “Dio stesso non può fare che vi sia un’azione più santa e più grande della celebrazione di una S. Messa”. Perché? Perché la S. Messa è, si può dire, la sintesi dell’Incarnazione e della Redenzione; contiene in sé la Nascita, la Passione e la Morte di Gesù per noi. Il Concilio Vaticano II ci insegna: “Il nostro Salvatore nell’ultima Cena, la notte in cui fu tradito, istituì il Sacrificio eucaristico del suo Corpo e del suo Sangue, onde perpetuare nei secoli, fino al suo ritorno, il Sacrificio della Croce” (Sacrosantum Concilium, n. 47) E. S. Tommaso d’Aquino con frase luminosa scrisse: “Tanto vale la celebrazione della S. Messa quanto vale la morte di Gesù in croce”.
Per questo S. Francesco d’Assisi diceva: “L’uomo deve tremare, il mondo deve fremere, il cielo intero deve essere commosso, quando sull’altare, tra le mani del Sacerdote, appare il Figlio di Dio”.
In realtà, rinnovando il Sacrificio della Passione e Morte di Gesù, la S. Messa è cosa tanto grande da bastare essa sola a trattenere la Giustizia Divina. S. Teresa di Gesù diceva alle sue figlie: “Senza la S. Messa che cosa sarebbe di noi? Tutto perirebbe quaggiù, perché soltanto essa può fermare il braccio di Dio”. Senza di Essa certamente la Chiesa non durerebbe e il mondo andrebbe disperatamente perduto. “Sarebbe più facile che la terra si reggesse senza sole, anziché senza la S. Messa”, affermava P. Pio da Pietrelcina, facendo eco a S. Leonardo da Porto Maurizio, che diceva: “lo credo che se non ci fosse la Messa, a quest’ora il mondo sarebbe già sprofondato sotto il peso delle sue iniquità. È la Messa il poderoso sostegno che lo regge”.
Gli effetti salutari, poi, che ogni Sacrificio della Messa produce nell’anima di chi vi partecipa sono ammirabili: ottiene il pentimento e il perdono delle colpe, diminuisce la pena temporale dovuta ai peccati, indebolisce l’impero di satana e i furori della concupiscenza, rinsalda i vincoli dell’incorporazione a Cristo, preserva da pericoli e disgrazie, abbrevia la durata del Purgatorio, procura un più alto grado di gloria in Cielo. “Nessuna lingua umana - dice S. Lorenzo Giustiniani - può enumerare i favori dei quali è sorgente il sacrificio della Messa; il peccatore si riconcilia con Dio, il giusto diviene più giusto, sono cancellate le colpe, annientati i vizi, alimentati le virtù e i meriti, confuse le insidie diaboliche”. Per questo S. Leonardo da Porto Maurizio non si stancava di esortare le folle che l’ascoltavano: “O popoli ingannati, che fate voi? Perché non correte alle Chiese per ascoltare quante Messe potete? Perché non imitate gli Angeli, che, quando si celebra la S. Messa, scendono a schiere dal Paradiso e stanno attorno ai nostri altari in adorazione, per intercedere per noi?”.
Se è vero che tutti abbiamo bisogno di grazie per questa e per l’altra vita, nulla può ottenercele da Dio come la S. Messa. S. Filippo Neri diceva: “Con l’orazione noi domandiamo a Dio le grazie; nella S. Messa costringiamo Dio a darcele”. La preghiera fatta durante la S. Messa impegna tutto il nostro sacerdozio, sia quello ministeriale (esclusivo del celebrante) sia quello comune a tutti i fedeli. Nella S. Messa la nostra preghiera è unita alla sofferta preghiera di Gesù che si immola per noi. Specialmente durante il Canone, che è il cuore della Messa, la preghiera di tutti noi diventa anche preghiera di Gesù presente fra noi. I due momenti del Canone Romano in cui si possono ricordare i vivi e i defunti sono i momenti d’oro della nostra supplica: possiamo pregare per i nostri bisogni, possiamo raccomandare le persone a noi care, vive e defunte, proprio negli attimi supremi della Passione e Morte di Gesù fra le mani del Sacerdote. Approfittiamone con cura; i Santi ci tenevano molto, e quando si raccomandavano alle preghiere dei Sacerdoti chiedevano loro di ricordarli soprattutto durante il Canone.
In particolare, nell’ora della morte le Messe devotamente ascoltate formeranno la nostra più grande consolazione e speranza, e una Messa ascoltata durante la vita sarà più salutare di molte Messe ascoltate da altri per noi dopo la nostra morte. “Assicurati - disse Gesù a S. Gertrude - che a chi ascolta devotamente la S. Messa, io manderò, negli ultimi istanti della sua vita, tanti dei miei Santi per confortarlo e proteggerlo, quante saranno state le Messe da lui bene ascoltate”. Quanto è consolante ciò! Aveva ragione il S. Curato d’Ars di dire: “Se conoscessimo il valore del S. Sacrificio della Messa, quanto maggiore zelo porremmo per ascoltarla!”. E S. Pietro G. Eymard esortava: “Sappi, o cristiano, che la Messa è l’atto più santo della Religione: tu non potresti far niente di più glorioso a Dio, né di più vantaggioso alla tua anima che di ascoltarla piamente e il più sovente possibile”.
Per questo dobbiamo stimarci fortunati ogni volta che ci è offerta la possibilità di ascoltare una S. Messa, né tirarci mai indietro di fronte a qualche sacrificio per non perderla, specialmente nei giorni di precetto (domenica e feste). Pensiamo a S. Maria Goretti che per andare a Messa la domenica percorreva a piedi, tra andata e ritorno, 24 chilometri! Pensiamo a Santina Campana che si recava a Messa con la febbre altissima addosso. Pensiamo al B. Massimiliano M. Kolbe che celebrava la S. Messa anche quando era in condizioni di salute così pietose che un confratello doveva sostenerlo all’altare perché non cadesse. E quante volte P. Pio da Pietrelcina celebrò la Messa febbricitante e sanguinante?
Nella nostra vita di ogni giorno, dobbiamo preferire la S. Messa ad ogni altra cosa buona, perché, come dice S. Bernardo: “Si merita di più ascoltando devotamente una S. Messa, che col distribuire ai poveri tutte le proprie sostanze e col girare pellegrinando su tutta la terra”. E non può essere diversamente, perché nessuna cosa al mondo può avere il valore infinito di una S. Messa.
Tanto più dobbiamo preferire la S. Messa ai divertimenti in cui si sciupa il tempo senza nessun vantaggio per l’anima. S. Luigi IX, re di Francia, ascoltava ogni giorno diverse Messe. Qualche ministro se ne lamentò dicendo che poteva dedicare quel tempo agli affari del regno. Il santo re disse: “Se impiegassi doppio tempo nei divertimenti, nella caccia, nessuno avrebbe da ridire”.
Siamo generosi, e facciamo volentieri qualche sacrificio per non perdere un bene così grande. S. Agostino diceva ai suoi cristiani: “Tutti i passi che uno fa per recarsi ad ascoltare la S. Messa sono da un Angelo numerati, e sarà concesso da Dio un sommo premio in questa vita e nell’eternità”. E il S. Curato d’Ars aggiunge: “Com’è felice quell’Angelo Custode che accompagna un’anima alla S. Messa”.
LA S. MESSA QUOTIDIANA
Quando si è compreso che la S. Messa ha un valore infinito, non fa più meraviglia l’amore e la premura dei Santi nell’ascoltarla ogni giorno, anzi nell’ascoltarne ogni giorno più che potevano.
S. Agostino ci ha lasciato questo elogio di sua madre Santa Monica: “Non lasciava passar giorno senza esser presente al Divin Sacrificio davanti al tuo altare, o Signore”.
S. Francesco di Assisi ascoltava di solito due Messe ogni giorno; e quando era ammalato pregava qualche confratello sacerdote di celebrargli la Messa in cella, pur di non restare senza Messa!
S. Tommaso d’Aquino, ogni mattina, dopo aver celebrato la sua Messa, serviva un’altra Messa per ringraziamento.
S. Pasquale Baylon, piccolo pastorello, non poteva recarsi in Chiesa ad ascoltare tutte le Messe che avrebbe desiderato, perché doveva portare le pecore al pascolo. E allora, ogni volta che udiva la campana dare il segnale della S. Messa, si inginocchiava sull’erba fra le pecorelle, davanti a una croce di legno fatta da lui stesso, e seguiva così, da lontano, il Sacerdote che stava offrendo il Divin Sacrificio. Caro Santo, vero serafino d’amore eucaristico! Anche sul letto di morte egli udì la campana della Messa, ed ebbe la forza di sussurrare ai confratelli: “Sono contento di unire al Sacrificio di Gesù quello della mia povera vita”. E morì, alla Consacrazione!
Una mamma di otto figli, S. Margherita, regina di Scozia, si recava e conduceva con sé i figli a Messa tutti i giorni; e con materna premura insegnava loro a considerare come tesoro il messalino, che ella volle adornare di pietre preziose.
Ordiniamo bene le nostre cose, in modo da non farci mancare il tempo per la S. Messa. Non diciamo di essere troppo impegnati in faccende, perché Gesù potrebbe ricordarci: “Marta, Marta..., tu ti affanni in troppe cose, invece di pensare all’unica cosa necessaria!” (Lc. 10, 41). Quando si vuole veramente, il tempo per andare a Messa si trova, senza venir meno ai propri doveri. S. Giuseppe Cottolengo raccomandava a tutti la S. Messa quotidiana: agli insegnanti, alle infermiere, agli operai, ai medici, ai genitori... E a chi gli opponeva di non avere il tempo per andarci, rispondeva deciso: “Cattiva economia del tempo! "Cattiva economia del tempo!”. È così. Se veramente pensassimo al valore infinito della S. Messa, brameremmo parteciparvi e cercheremmo in tutti i modi di trovare il tempo necessario.
S. Carlo da Sezze, andando per la questua a Roma, faceva le sue soste presso qualche Chiesa per ascoltarvi altre Messe, e proprio durante una di queste Messe in più, ebbe il dardo d’amore al cuore al momento dell’elevazione dell’Ostia.
S. Francesco di Paola ogni mattina si recava in Chiesa e si tratteneva là dentro ad ascoltare tutte le Messe che si celebravano. S. Giovanni Berchmans, S. Alfonso Rodriguez, S. Gerardo Maiella ogni mattina servivano più Messe che potevano, e con un contegno così devoto da attirare molti fedeli in Chiesa.
Il venerabile Francesco del Bambin Gesù, carmelitano, serviva ogni giorno dieci Messe. Se gli capitava di servirne qualcuna in meno, diceva. “Oggi non ho fatto intera la mia colazione”... Che dire infine di P. Pio da Pietrelcina? Quante Messe non ascoltava egli ogni giorno, partecipandovi con la recita di tanti Rosari? Non sbagliava davvero il S. Curato d’Ars a dire che “la Messa è la devozione dei Santi”.
Lo stesso bisogna dire dell’amore dei Santi Sacerdoti alla celebrazione della Messa. Non poter celebrare era per loro una sofferenza terribile. “Quando sentirai che non posso più celebrare, tienimi per morto”, arrivò a dire a un confratello S. Francesco Saverio Bianchi.
S. Giovanni della Croce fece capire che lo strazio più grande patito durante il periodo delle persecuzioni fu quello di non poter celebrare la Messa né ricevere la S. Comunione per nove mesi continui.
Ostacoli o difficoltà non contavano per i Santi, quando si trattava di non perdere un bene così eccelso. Dalla vita di S. Alfonso M. de’ Liguori sappiamo che, un giorno, in una via di Napoli, il Santo fu assalito da violenti dolori viscerali. Il confratello che l’accompagnava lo esortò a fermarsi per prendere un calmante. Ma il Santo non aveva ancora celebrato, e rispose di scatto al confratello: “Caro mio, camminerei così dieci miglia, per non perdere la S. Messa”. E non ci fu verso di fargli rompere il digiuno (allora obbligatorio dalla mezzanotte). Aspettò che i dolori si calmassero un po’, e riprese poi il cammino fino in Chiesa.
S. Lorenzo da Brindisi, cappuccino, trovandosi in un paese di eretici senza Chiesa cattolica, fece quaranta miglia a piedi per raggiungere una Cappella tenuta da cattolici, in cui poter celebrare la S. Messa.
Anche S. Francesco di Sales si trovò in paese protestante e per celebrare la S. Messa doveva recarsi ogni mattina, prima dell’alba, in una parrocchia cattolica, che si trovava al di là di un grosso torrente. Nell’autunno piovoso il torrente si ingrossò più del solito e travolse il piccolo ponte su cui passava il Santo. Ma S. Francesco non si scoraggiò. Gettò una grossa trave là dov’era il ponte, e continuò a passare ogni mattina. D’inverno, però, con il gelo e con la neve c’era serio pericolo di sdrucciolare e cadere nell’acqua. Allora il Santo si ingegnò mettendosi a cavalcioni sulla trave, strisciando carponi, andata e ritorno, pur di non restare senza la celebrazione della S. Messa!
Noi non rifletteremo mai abbastanza sul mistero ineffabile della S. Messa che riproduce sui nostri altari il sacrificio del Calvario. Né ameremo mai troppo questa suprema meraviglia dell’amore divino.
“La S. Messa - scrive S. Bonaventura - è l’opera in cui Dio ci mette sotto gli occhi tutto l’amore che ci ha portato; è in certo modo la sintesi di tutti i benefici elargitici”.
LA PARTECIPAZIONE ATTIVA E FRUTTUOSA
La grandezza infinita della S. Messa ci deve far comprendere l’esigenza di una partecipazione attenta e devota al Sacrificio di Gesù. Adorazione, amore e dolore dovrebbero dominarci incontrastati.
Il Sommo Pontefice Pio XII ha scolpito in pensieri stupendi (ripetuti con forza dal Concilio Vaticano II) lo stato d’animo con cui bisogna partecipare alla S. Messa, ossia con “lo stato d’animo che aveva il Divin Redentore quando faceva sacrificio di sé: l’umile sottomissione dello spirito, cio'è l’adorazione, l’amore, la lode e il ringraziamento alla Somma Maestà di Dio..., riprodurre in se stessi le condizioni della vittima, l’abnegazione di sé secondo i precetti del Vangelo, il volontario e spontaneo sacrificio della penitenza, il dolore e l’espiazione dei propri peccati”.
La vera partecipazione attiva alla S. Messa è quella che ci rende vittime immolate come Gesù, che ottiene lo scopo di “riprodurre in noi i lineamenti dolorosi di Gesù” (Pio XII), dandoci “la comunanza dei patimenti di Cristo e la conformità alla Sua Morte” (Fil. 3, 10). Tutto il resto è soltanto rito liturgico, veste esterna. S. Gregorio Magno insegnava: “Il Sacrificio dell’altare sarà per noi un’Ostia veramente accetta a Dio, quando noi stessi ci faremo Ostia”. Per questo, nelle antiche comunità cristiane i fedeli, per la celebrazione della S. Messa, con alla testa il Papa, si recavano in processione all’altare, in abiti di penitenza, cantando le litanie dei Santi. Effettivamente, nell’andare a Messa, noi dovremmo ripetere con S. Tommaso Apostolo: “Andiamo anche noi a morire con Lui” (Giov. 11, 16).
Quando Santa Margherita Alacoque ascoltava la S. Messa, guardando l’altare, non mancava mai di dare un’occhiata al Crocifisso e alle candele accese. Perché? Per imprimersi bene due cose nella mente e nel cuore: il Crocifisso le ricordava quel che Gesù aveva fatto per lei; le candele accese le ricordavano quel che lei doveva fare per Gesù, ossia: sacrificarsi e consumarsi per Lui e per le anime.
Il modello più alto di partecipazione al S. Sacrificio, ci è offerto da Maria SS., da S. Giovanni Evangelista e dalla Maddalena con le pie Donne ai piedi della croce (Giov. 19, 25). Assistere alla Messa, infatti, è come trovarsi sul Calvario.
“Non si può separare la Santissima Eucaristia dalla Passione di Gesù”, gemeva fra le lagrime S. Andrea Avellino.
Un giorno un figlio spirituale chiese a P. Pio da Pietrelcina: “Padre, come dobbiamo partecipare alla S. Messa?”. Il Padre rispose: “Come la Madonna, S. Giovanni e le pie Donne sul Calvario, amando e compatendo”. E sul messalino di un suo figlio spirituale, P. Pio scrisse: “Nell’assistere alla S. Messa accentra tutto te stesso al tremendo mistero che si sta svolgendo sotto i tuoi occhi: ‘La Redenzione della tua anima e la riconciliazione con Dio’.” Un’altra volta gli venne chiesto: “Padre, come mai lei piange tanto durante la Messa?”. “Figlia mia - rispose il Padre - che cosa sono quelle poche lacrime di fronte a ciò che avviene sull’altare? Torrenti di lagrime ci vorrebbero!”. E un’altra volta ancora, gli fu detto: “Padre, quanto le tocca soffrire a stare per tutta la Messa in piedi, poggiato sulle piaghe sanguinanti dei piedi!”. Il Padre rispose: “Durante la Messa non sto in piedi: sto appeso”. Che risposta! Le due parole “sto appeso” esprimono fortemente al vivo quell’essere “concrocifisso con Cristo” di cui parla S. Paolo (Gal. 2, 19) e che distingue la vera e piena partecipazione alla Messa dalla partecipazione vana, accademica, magari chiassaiola. Diceva bene Santa Bernardetta Soubirous a un Sacerdote novello: “Ricordati che il Sacerdote all’altare è sempre Gesù Cristo in croce”. E S. Pietro d’Alcantara si vestiva per la S. Messa come per salire sul Calvario, perché tutti gli indumenti sacerdotali hanno un riferimento alla Passione e Morte di Gesù: il camice ricorda la tunica bianca di cui Erode fece vestire Gesù come pazzo; il cingolo ricorda i flagelli; la stola ricorda i legacci; la chierica ricordava la corona di spine; la pianeta, segnata a croce, ricorda la croce sulle spalle di Gesù.
Chi ha assistito alla Messa di P. Pio ricorda quelle sue lagrime brucianti, ricorda quella sua imperiosa richiesta ai presenti di seguire la S. Messa in ginocchio, ricorda il silenzio impressionante in cui si svolgeva il sacro rito, ricorda la sofferenza crudele che si sprigionava dal volto di P. Pio quando sillabava a strappi violenti le parole della Consacrazione, ricorda il fervore della preghiera silenziosa dei fedeli che riempivano la Chiesa mentre le dita sgranavano Rosari per più di un’ora.
Ma la sofferta partecipazione di P. Pio alla S. Messa è quella stessa di tutti i Santi. Le lagrime di P. Pio erano come quelle di S. Francesco d’Assisi (che a volte diventavano sanguigne), come quelle di S. Vincenzo Ferreri, di S. Ignazio, di S. Filippo Neri, di S. Lorenzo da Brindisi (che arrivava a inzuppare di lagrime sette fazzoletti), di S. Veronica Giuliani, di S. Giuseppe da Copertino, di S. Alfonso, di S. Gemma... Ma, del resto, come rimanere indifferenti di fronte alla Crocifissione e Morte di Gesù? Non saremo mica come gli Apostoli addormentati nel Getsemani, e tanto meno come i soldati che, ai piedi della Croce, pensavano al gioco dei dadi, incuranti degli spasimi atroci di Gesù morente! (Eppure, questa è l’impressione angosciosa che si prova oggi assistendo alle Messe cosiddette beat celebrate al ritmo delle chitarre e delle tarantole, con donne in abiti sconci e giovani dalle fogge più stravaganti... “Signore, perdona loro!”).
Guardiamo alla Madonna e ai Santi. Imitiamoli. Soltanto seguendo loro siamo sulla via giusta che “è piaciuta a Dio”" (1 Cor. 1, 21).
LA S. MESSA E LE ANIME DEL PURGATORIO
Una volta lasciato questo mondo, nulla dobbiamo desiderare tanto come la celebrazione di SS. Messe per la nostra anima. Il S. Sacrificio dell’altare, infatti, è il più grande suffragio che sorpassa ogni preghiera, ogni penitenza, ogni opera buona. Né deve esserci difficile comprendere ciò, se pensiamo che la S. Messa è lo stesso Sacrificio di Gesù offerto sull’altare con il suo infinito valore espiatorio. Gesù immolato è la vera vittima di “espiazione per i nostri peccati” (1 Giov. 2, 2), e il suo Divin Sangue viene effuso “in remissione dei peccati” (Matt. 26, 28). Assolutamente nulla può stare alla pari con la S. Messa, e i frutti salutari del Sacrificio possono estendersi a un numero illimitato di anime.
Una volta, durante la celebrazione della S. Messa nella Chiesa di S. Paolo alle tre Fontane, a Roma, S. Bernardo vide una scala interminabile che saliva fino al Cielo. Moltissimi Angeli andavano su e giù per essa, portando dal Purgatorio al Paradiso le anime liberate dal Sacrificio di Gesù, rinnovato dai Sacerdoti sugli altari di tutta la terra.
Alla morte di un nostro parente, quindi, preoccupiamoci molto più della celebrazione e dell’ascolto di SS. Messe, che delle corone di fiori, degli abiti neri, del corteo funebre...
Quando il B. Giovanni d’Avila si trovò sul letto di morte, i confratelli gli chiesero che cosa desiderasse maggiormente dopo la sua morte. Il Beato subito rispose: “Messe!... Messe!... Nient’altro che Messe!...”.
Di P. Pio da Pietrelcina si raccontano molte apparizioni di anime purganti che andavano a chiedere il suffragio della sua S. Messa per poter lasciare il Purgatorio. Un giorno egli celebrò la S. Messa in suffragio del papà di un suo confratello. Al termine del S. Sacrificio, P. Pio disse al confratello: “Stamattina l’anima di tuo papà è entrata in Paradiso”. Il confratello ne fu felicissimo, e tuttavia disse a P. Pio: “Ma, Padre, il mio buon papà è morto trentadue anni fa!”. “Figlio mio - gli rispose il Padre - davanti a Dio tutto si paga!”. Ed è la S. Messa che ci procura un prezzo di infinito valore: il Corpo e il Sangue di Gesù “Agnello immolato” (Apoc. 5, 12).
In una predica, un giorno, il S. Curato d’Ars portò l’esempio di un sacerdote che, celebrando la Messa per un suo amico defunto, dopo la Consacrazione così pregò: “Padre Santo ed Eterno, facciamo un cambio. Voi possedete l’anima del mio amico nel Purgatorio: io ho il corpo del vostro Figlio nelle mie mani. Voi liberatemi l’amico, e io vi offro il vostro Figliolo, con tutti i meriti della sua Passione e morte”.
Ricordiamolo: tutti i suffragi sono cosa buona e raccomandabile, ma quando possiamo, anzitutto facciamo celebrare SS. Messe (magari le 30 SS. Messe gregoriane) per le anime defunte a noi care.
Nella vita del B. Enrico Susone leggiamo che da giovane egli aveva fatto questo patto con un confratello: “Chi di noi due sopravvivrà all’altro, affretterà la gloria di chi è passato nell’eternità con la celebrazione di una S. Messa ogni settimana”. Il compagno del Beato Enrico morì per primo in terra di missione. Il Beato si ricordò della promessa per un po’ di tempo; poi, impegnato in obblighi di Messe, sostituì la Messa settimanale con preghiere e penitenze. Ma l’amico gli comparve e lo rimproverò tutto afflitto: “Non mi bastano le tue preghiere e le tue penitenze; ho bisogno del Sangue di Gesù”: perché è con il Sangue di Gesù che noi paghiamo i debiti delle nostre colpe (Col. 1, 14).
Anche il grande S. Girolamo ha lasciato scritto che “per ogni Messa devotamente celebrata molte anime escono dal Purgatorio per volarsene al Cielo”. Lo stesso si deve dire per le SS. Messe devotamente ascoltate. S. Maria Maddalena de’ Pazzi, la celebre mistica carmelitana, era solita offrire il Sangue di Gesù per suffragare le anime del Purgatorio, e in un’estasi Gesù le fece vedere come realmente molte anime purganti venivano liberate dall’offerta del Divin Sangue. Né può essere diversamente, perché, come insegna S. Tommaso d’Aquino, una sola goccia del Sangue di Gesù, per il suo valore infinito, può salvare tutto l’universo da ogni delitto.
Preghiamo per le anime del Purgatorio, quindi, e liberiamole dalle loro pene facendo celebrare e ascoltando molte sante Messe. “Tutte le opere buone riunite insieme - diceva il S. Curato d’Ars - non possono valere una S. Messa, perché esse sono opere degli uomini, mentre la S. Messa è opera di Dio”.
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