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Preghiere e Devozioni: Gesù Eucaristico Amore

III
Gesù In Me


“Chi mangia la mia Carne e beve il mio Sangue, rimane in Me e Io in lui”. (Giov. 6, 57)

• La S. Comunione: Gesù è mio
• La purità di anima per la S. Comunione
• Il ringraziamento alla S. Comunione
• Il Pane dei forti e il Viatico per il cielo
• Ogni giorno con Lui
• La Comunione Spirituale

LA S. COMUNIONE: GESÙ È MIO

Nella S. Comunione Gesù si dona a me e diventa mio, tutto mio in Corpo, Sangue, Anima e Divinità. “Sono padrona di Te”, diceva a Gesù con candore S. Gemma Galgani.

Con la Comunione, Gesù penetra nel mio petto e rimane corporalmente presente in me fin quando durano le specie del pane, ossia per circa un quarto d’ora. Durante questo tempo, insegnano i Santi Padri, gli Angeli mi circondano per continuare ad adorare Gesù e amarLo ininterrottamente. “Quando Gesù è presente corporalmente in noi, attorno a noi fanno la guardia d’amore gli Angeli”, scriveva S. Bernardo.

Forse noi pensiamo tanto poco alla sublimità di ogni S. Comunione. Eppure, S. Pio X diceva che “se gli Angeli potessero invidiare, ci invidierebbero la S. Comunione”. E S. Maddalena Sofia Barat definiva la S. Comunione “il Paradiso sopra la terra”.

Tutti i Santi hanno compreso la divina meraviglia dell’incontro e dell’unione con Gesù Eucaristico, per essere posseduti da Lui e possederLo “Chi mangia la mia Carne e beve il mio Sangue rimane in Me e lo in lui” (Giov. 6, 57). “È notte - scriveva una volta Santa Gemma - mi avvicino a domattina: Gesù possederà me e io possederò Gesù”. Non è possibile unione d’amore più profonda e totale: Lui in me e io in Lui: l’uno nell’altro: che si può voler di più?

“Voi invidiate - diceva S. Giovanni Crisostomo - la sorte della donna che toccò le vesti a Gesù, della peccatrice che bagnò i piedi con le sue lagrime; delle donne di Galilea che ebbero la felicità di seguirlo nelle sue peregrinazioni, degli apostoli e dei discepoli con i quali conversava familiarmente; della popolazione del tempo che ascoltava le parole di grazia e di salveza che uscivano dalle sue labbra. Voi chiamate felici coloro che lo videro... Ma venite all’altare, e voi lo vedrete, lo toccherete, gli donerete baci santi, lo bagnerete con le vostre lagrime, lo porterete dentro di voi come Maria SS.”.

Per questo i Santi hanno desiderato e bramato la S. Comunione con amore struggente. S. Francesco d’Assisi o S. Caterina da Siena, S. Pasquale Baylon o S. Veronica, S. Gerardo o S. Margherita Alacoque, S. Domenico Savio o S. Gemma Galgani...; è inutile continuare, perchè bisognerebbe elencarli proprio tutti!

A S. Caterina da Genova, ad esempio, successe una notte di sognare che il giorno seguente non avrebbe potuto ricevere la S. Comunione. Il dolore che provò fu cosi forte che pianse inconsolabilmente, e quando si svegliò al mattino si trovò con il volto tutto bagnato dalle lacrime versate nel sogno!

S. Teresa del Bambin Gesù ha scritto un piccolo poema eucaristico, “Desideri presso il Tabernacolo”, in cui, tra le altre cose deliziose, dice: “Vorrei essere il calice ove adoro il Sangue divino. Posso però anch’io, nel Santo Sacrificio, raccoglierlo in me ogni mattina. Più cara è perciò a Gesù l’anima mia, che il più prezioso dei vasi d’oro”. E quale non fu la felicità dell’angelica Santa quando, durante un’epidemia, le fu concessa la Comunione quotidiana?

S. Gemma Calgani, una volta venne messa alla prova dal Confessore che le proibì la Comunione. “O Padre, Padre - scriveva ella al suo Direttore spirituale - oggi sono stata a confessarmi, e il Confessore ha detto di levarmi Gesù. O Padre mio, la penna non mi vuole più scrivere, la mano mi trema forte, io piango". Cara Santa! vero serafino tutto fuoco e sangue d’amore a Gesù Eucaristico.

Anche S. Gerardo Maiella, per una calunnia di cui non volle scolparsi, venne punito con la privazione della S. Comunione. La sofferenza del Santo fu tale che un giorno si rifiutò di andare a servire la S. Messa a un sacerdote di passaggio, “perchè - diceva - a vedere Gesù Ostia fra le mani del Sacerdote, non resisterei e glielo strapperei di mano!”. Quale brama consumava questo mirabile Santo! E quale rimprovero per noi che forse possiamo comunicarci con ogni comodità, e non lo facciamo. È segno che ci manca l’essenziale: l’amore. E forse siamo cosi innamorati dei piaceri terreni che non possiamo più gustare le delizie celesti dell’unione con Gesù Ostia. “Figliuolo, come puoi tu sentire le fragranze di Paradiso che si diffondono dal Tabernacolo?”, diceva S. Filippo a un giovane amante dei piaceri di carne, dei balli, dei divertimenti... Le gioie dell’Eucaristia e le soddisfazioni dei sensi sono “cose opposte” (Gal. 5, 17) e “l’uomo carnale non può gustare le cose dello spirito” (1 Cor. 2, 14). Questa è sapienza che viene da Dio.

S. Filippo Neri era cosi amante dell’Eucaristia che, pur gravamente infermo, si comunicava ogni giorno, e se non gli si portava Gesù molto presto al mattino, dava in smanie e non poteva trovar riposo in nessun modo: “Ho un tal desiderio di ricevere Gesù - esclamava - che non posso darmi pace ad attendere”. La stessa cosa avveniva, ai nostri tempi, a P. Pio da Pietrelcina, che soltanto l’ubbidienza poteva placare nell’attesa della celebrazione della S. Messa alle quattro o alle cinque del mattino. Veramente l’amore di Dio è un “fuoco divorante” (Deut. 4, 24).

Quando Gesù è mio, esulta la Chiesa intera, quella dei Cieli, quella del Purgatorio, quella della terra. Chi potrà esprimere il gaudio degli Angeli e dei Santi ad ogni Comunione ben fatta? Una novella corrente d’amore arriva in Paradiso e fa vibrare quegli spiriti beati ogni volta che una creatura si unisce a Gesù per possederLo ed essere posseduta da Lui. Vale molto di più una Comunione che un’estasi, un rapimento, una visione. La S. Comunione trasporta il Paradiso intero nel mio povero cuore!

Per le anime del Purgatorio, poi, la S. Comunione è il dono personale più caro che esse possono ricevere da noi. Chi può dire quanto giovino alla loro liberazione le SS. Comunioni? A S. Maria Maddalena de’ Pazzi un giorno apparve il fratello defunto e le disse che gli erano necessarie centosette Comunioni per poter lasciare il Purgatorio. Difatti, all’ultima delle centosette Comunioni, la Santa rivide il suo papà salire al cielo.

S. Bonaventura si fece apostolo di questa verità, e ne parlava in termini vibranti: “O anime cristiane, volete voi dare le prove del vero amore ai vostri defunti? Volete loro inviare i più preziosi soccorsi e la chiave d’oro del cielo? Fate spesso la S. Comunione per il riposo delle loro anime!”.

Infine, riflettiamo che nella S. Comunione noi ci uniamo non solo a Gesù, ma anche a tutte le membra del Corpo Mistico di Gesù, specialmente alle anime più care a Gesù e più care al nostro cuore. È nella Comunione che ogni volta si realizza pienamente la parola di Gesù: “Io in essi... affinchè siano perfetti nell’unita” (Giov. 17, 23). L’Eucaristia ci rende “uno” anche fra noi sue membra: “uno solo in Gesù”, come dice S. Paolo (Gal. 3, 28). La Comunione è davvero tutto l’amore di Dio e del prossimo. È la vera “festa dell’Amore”, come diceva Santa Gemma Galgani. E in questa “festa dell’Amore” l’anima innamorata può esultare cantando con S. Giovanni della Croce: “Miei sono i cieli e mia la terra, miei sono gli uomini, i giusti sono miei e miei i peccatori. Gli Angeli sono miei e la Madre di Dio, tutte le cose sono mie. Lo stesso Dio è mio e per me, poichè Cristo è mio e tutto per me”.

LA PURITÀ DI ANIMA PER LA S. COMUNIONE

Che dire della grande purità di anima con cui i Santi si accostavano a ricevere il Pane degli Angeli? Sappiamo che erano di una delicatezza veramente angelica. Consapevoli della propria miseria, essi cercavano di presentarsi a Gesù "santi e immacolati" (Ef. 1, 4) ripetendo con il pubblicano: "O Dio, abbi pietà di me che sono peccatore" (Luc. 18, 9), e ricorrendo con grande premura al lavacro della S. Confessione.

Quando a S. Girolamo venne portato il S. Viatico, in fin di vita, si vide il Santo prostrarsi a terra in adorazione, e lo si udì ripetere con profonda umiltà le parole di S. Elisabetta e quelle di S. Pietro: "Donde questo, che viene a me il mio Signore? Allontanati da me, che sono uomo peccatore" (Luc. 1, 43; 5, 10). E quante volte l'angelica e serafica S. Gemma fu tentata di non comunicarsi, ritenendosi nient'altro che un vile "letamaio"?

E P. Pio da Pietrelcina ripeteva con trepidazione ai confratelli "Dio vede le macchie anche negli Angeli, figuriamoci in me!". Per questo egli era molto assiduo alla Confessione sacramentale.

"Oh se potessimo comprendere chi è quel Dio che riceviamo nella Comunione, quale purezza di cuore gli porteremmo!", esclamava S. Maria Maddalena de' Pazzi.

Per questo S. Ugo, S. Tommaso d'Aquino, S. Francesco di Sales, S. Ignazio, S. Carlo Borromeo, S. Francesco Borgia, S. Luigi Bertrando, S. Giuseppe da Copertino, S. Leonardo da Porto Maurizio e tanti altri Santi si confessavano ogni giorno prima di celebrare la S. Messa.

S. Camillo de Lellis non celebrava mai la S. Messa senza prima confessarsi, perchè voleva almeno "spolverare" la sua anima. Una volta in una piazza di Livorno, al tramonto, prima di separarsi da un confratello, il Santo, prevedendo che il mattino seguente non avrebbe avuto un Sacerdote per confessarsi prima di celebrare, si fermò, si levò il cappello, si fece il segno di croce e si confessò li in piazza dal confratello.

Anche S. Alfonso, S. Giuseppe Cafasso, S. Giovanni Bosco, S. Pio X, P. Pio da Pietrelcina, si confessavano molto spesso. E perchè mai S. Pio X volle anticipare a sette anni l'età della Prima Comunione per i piccoli, se non per fare entrare Gesù nei cuori dei fanciulli innocenti che tanto somigliano agli Angeli? E P. Pio da Pietrelcina, perchè esultava quando gli portavano bambini di cinque anni preparati per la Prima Comunione?

I Santi applicavano alla perfezione la direttiva dello Spirito Santo: "Ciascuno esamini prima se stesso, e poi mangi di quel Pane e beva di quel Calice, perchè chi mangia e chi beve indegnamente, mangia e beve la propria condanna" (1 Cor. 11, 28).

Esaminarsi, pentirsi, accusarsi, chiedere perdono approfittando anche ogni giorno del Sacramento della Confessione era cosa naturale per i Santi. Beati loro, capaci di tanto! E i frutti di santificazione erano costanti e abbondanti, perchè l'anima pura che accoglie in sè Gesù, "Frumento degli eletti" (Zac. 9, 17), è come la "terra fertile... che produce frutto con perseveranza" (Luc. 8, 15).

S. Antonio M. Claret illustra molto bene la cosa: "Quando ci comunichiamo, tutti noi riceviamo il medesimo Signore Gesù, ma non tutti riceviamo le medesime grazie, nè produce in tutti gli stessi effetti. Ciò proviene dalla nostra maggiore o minore disposizione. Per spiegare questo fatto, mi serve un paragone naturale: l'innesto. Quanto più le piante si rassomigliano, tanto meglio è per l'innesto. Così, quanta più somiglianza ci sarà tra chi si comunica e Gesù, tanto migliori saranno i frutti della S. Comunione". Il Sacramento della Confessione è appunto il mezzo eccellente di restauro della somiglianza fra l'anima e Gesù.

Per questo S. Francesco di Sales insegnava ai suoi figli spirituali: "Confessatevi con umiltà e devozione... se è possibile ogni volta che vi comunicate, quantunque non vi sentiate nella coscienza alcun rimorso di peccato mortale".

Per questo S. Teresa di Gesù, quando era consapevole della minima colpa veniale, non si comunicava senza prima confessarsi.

A questo proposito, è bene ricordare l'insegnamento della Chiesa. La Comunione deve essere fatta stando in grazia di Dio. Perciò, quando si è commesso un peccato mortale, anche se si è pentiti e si ha un grande desiderio di comunicarsi, è necessario, è indispensabile confessarsi prima della S. Comunione, altrimenti si commette peccato gravissimo di sacrilegio, per il quale, come disse Gesù a S. Brigida,"non esiste sulla terra supplizio che basti a punirlo"!

Invece, la Confessione fatta prima della Comunione, soltanto per rendere più pura e più bella l'anima già in grazia, non è necessaria, ma è preziosa, perchè riveste l'anima del più bell' "abito nuziale" (Matt. 22, 14) con cui assidersi alla mensa degli Angeli. Per questo le anime più delicate hanno sempre cercato con frequenza (almeno ogni settimana) la assoluzione sacramentale anche per le colpe leggere. Se infatti la purità dell'anima deve essere massima per ricevere Gesù, nessuna purità è più fulgente di quella che si ottiene confessandosi, con il bagno nel Sangue di Gesù che rende l'anima pentita divinamente bella e splendente. "L'anima che riceve il Sangue Divino diventa bella, come rivestita dell'abito più prezioso, e così risplendente, che, se poteste vederla, sareste tentati di adorarla" (S. Maria Maddalena de' Pazzi).

Quale conforto per Gesù l'essere ricevuto da una anima purificata e rivestita del suo Divin Sangue! E quale gioia tutta d'amore per Lui se si tratta di un'anima verginale, perchè "l'Eucaristia venne dal cielo della verginità" (S. Alberto Magno) e non trova il suo cielo che nella verginità. Nessuno come la vergine può ripetere con la Sposa dei Cantici ad ogni Comunione: "Il mio Diletto è mio e io sono tutta del mio Diletto che pascola fra i gigli e a me rivolge il suo amore" (Cant. 2, 16).

Un modo delicato di preparamento alla S. Comunione è quello di invocare l'Immacolata e affidarci a Lei perchè ci faccia ricevere Gesù con la sua umiltà, con la sua purezza e con il suo amore, e anzi, venga Ella stessa a riceverLo in noi. Questa pia pratica venne raccomandata molto dai Santi, specialmente da S. Luigi Grignon de Montfort, da S. Pietro G. Eymard, da S. Alfonso de' Liguori e dal B. Massimiliano M. Kolbe. "La migliore preparazione alla S. Comunione è quella che si fa con Maria", scrisse S. Pietro G. Eymard. Una descrizione deliziosa ci è fatta da S. Teresina quando immagina la sua anima come una bimba di tre o quattro anni, tutta in disordine nei capelli e nei vestiti, vergognosa di presentarsi all'altare per ricevere Gesù. Ma fa ricorso alla Madonna e "subito - scrive la Santa - la Vergine Maria si affaccenda attorno a me; mi toglie prestamente il grembiulino sudicio e riannoda i miei capelli con un bel nastro o anche con un semplice fiore... E ciò basta per farmi apparire graziosa e farmi sedere, senza arrossire, al banchetto degli Angeli". Facciamone anche noi la prova. Non ne resteremo delusi. Anzi, potremo anche noi esclamare con S. Gemma estatica: "Quanto è bella la Comunione fatta con la Mamma del Paradiso".

IL RINGRAZIAMENTO ALLA S. COMUNIONE

Il tempo del Ringraziamento alla S. Comunione è il tempo più reale dell'amore intimo con Gesù. Amore di appartenenza totale reciproca: non più due, ma uno, nell'anima e nel corpo. Amore di compenetrazione e fusione: Lui in me e io in Lui, a consumarci nell'unità e nell'unicità dell'amore. “Sei la mia preda amorosa, come io sono preda della tua immensa carità”, diceva S. Gemma a Gesù con tenerezza. “Beati gli invitati alla cena nuziale dell'Agnello”, è detto nell'Apocalisse (c. 19, 9). Ebbene, nella Comunione Eucaristica l'anima realizza veramente, in celeste unione verginale, l'amore nuziale a Gesù Sposo, a cui può dire con il trasporto tenerissimo della Sposa dei Cantici: “Baciami con il bacio della tua bocca” (Cant. 1, 1).

Il Ringraziamento alla S. Comunione è una piccola esperienza dell'amore paradisiaco su questa terra: in Paradiso, infatti, come ameremo Gesù se non essendo eternamente uno con Lui? Gesù caro, Gesù dolce, come dobbiamo ringraziarti di ogni S. Comunione che ci concedi! Non aveva forse ragione S. Gemma di dire che in Paradiso Ti avrebbe ringraziato dell'Eucaristia più che di ogni altra cosa? Quale miracolo di amore quell'essere interamente fusi con Te, Gesù!

S. Cirillo di Alessandria, Padre della Chiesa, si serve di tre immagini per illustrare la fusione d'amore con Gesù nella S. Comunione: “Chi si comunica è santificato, divinizzato nel suo corpo e nella sua anima nel modo con cui l'acqua che è messa sul fuoco diventa bollente... La Comunione opera come il lievito immerso nella farina: fermenta tutta la massa... Nello stesso modo che fondendo insieme due ceri, la cera risulterà l'una nell'altra, così, io credo, chi si ciba della Carne e del Sangue di Gesù è con Lui fuso per tale partecipazione, e si trova a essere egli in Cristo e Cristo in lui”.

Per questo S. Gemma Galgani parlava con stupore dell'unione eucaristica fra “Gesù tutto e Gemma nulla”, ed esclamava estatica: “Quanta dolcezza, Gesù, nella Comunione! Con Te abbracciata voglio vivere, con Te abbracciata voglio morire”. E il B. Contardo Ferrini scriveva: “La Comunione! Oh dolci amplessi del Creatore con la sua creatura! Oh elevazione ineffabile dello spirito umano! Che cosa ha il mondo che si possa paragonare a queste gioie purissime di cielo, a questi saggi della gloria eterna?”.

Si pensi anche al valore trinitario della S. Comunione. Un giorno, S. Maria Maddalena de' Pazzi, dopo la Comunione, inginocchiata fra le novizie, con le braccia in croce, alzò gli occhi al cielo e disse: “Sorelle, se comprendessimo che nel tempo in cui durano in noi le specie eucaristiche, Gesù è presente e opera in noi inseparabilmente con il Padre e con lo Spirito Santo, e quindi c'è tutta la Trinità Santissima...”, e non potè finire di parlare, perchè rapita in sublime estasi.

Per questo i Santi, quando potevano, non mettevano limiti di tempo al ringraziamento, che durava almeno mezz'ora. S. Teresa di Gesù raccomandava alle sue figlie: “Tratteniamoci amorevolmente con Gesù e non perdiamo l'ora che segue la Comunione: è un tempo eccellente per trattare con Dio e per sottoporgli gli interessi dell'anima nostra... Poiché sappiamo che Gesù buono resta in noi fino a quando il calore naturale non ha consumato gli accidenti del pane, dobbiamo avere grande cura di non perdere cosi bella occasione per trattare con Lui e presentargli le nostre necessità”.

S. Francesco d'Assisi, S. Giuliana Falconieri, S. Caterina, S. Pasquale, S. Veronica, S. Giuseppe da Copertino, S. Gemma, e tanti altri, subito dopo la S. Comunione cadevano quasi sempre in estasi d'amore: e il tempo, allora, lo misuravano solo gli Angeli!

S. Giovanni d'Avila, S. Ignazio di Loyola, S. Luigi Gonzaga facevano il ringraziamento in ginocchio per due ore. S. Maria Maddalena de' Pazzi non avrebbe mai voluto interromperlo, e bisognava costringerla, perché si nutrisse un po'. “I minuti che seguono la Comunione - diceva la Santa - sono i più preziosi che noi abbiamo nella vita; i più adatti da parte nostra per trattare con Dio, e da parte di Dio per comunicarci il suo amore”.

S. Teresa di Gesù quasi sempre andava in estasi subito dopo la S. Comunione, e talvolta bisognava toglierla di peso dal comunichino delle Suore!

S. Luigi Grìgnon de Montfort, dopo la S. Messa, si fermava almeno mezz'ora per il ringraziamento, e non c'era preoccupazione o impegno che valesse a farglielo omettere, poiché, diceva, “non darei quest'ora del ringraziamento neppure per un'ora di Paradiso”.

L'Apostolo ha scritto: “Glorificate e portate Dio nel vostro corpo” (1 Cor. 6, 20). Ebbene, non c'è tempo in cui queste parole le realizziamo alla lettera come nel tempo subito dopo la S. Comunione. Che brutto, quindi, il comportamento di chi ha fatto la Comunione ed esce subito di Chiesa non appena finita la Messa, o addirittura subito dopo la Comunione! Ricordiamo l'esempio di S. Filippo Neri che fece accompagnare da due chierichetti con le candele accese quel tale che usciva di Chiesa appena fatta la Comunione... Che bella lezione! Se non altro per educazione, quando si riceve un ospite ci si intrattiene e ci si interessa di lui. Se poi quest'ospite è Gesù, allora dovremmo solo rammaricarci che la Sua presenza corporale in noi dura appena un quarto d'ora o poco più. A questo proposito, S. Giuseppe Cottolengo sorvegliava personalmente la confezione delle ostie per la Messa e per le Comunioni, e alla suora addetta aveva ordinato espressamente: “Le ostie per me fatele grosse, perché ho bisogno di trattenermi a lungo con Gesù, e non voglio che le sacre specie si consumino presto”.

E S. Alfonso de' Liguori perché riempiva di vino il calice quasi fino all'orlo? Solo per possedere più a lungo nel suo corpo Gesù.

Non siamo forse all'opposto dei Santi, noi, quando consideriamo il ringraziamento sempre troppo lungo e forse non vediamo l'ora che finisca? Attenti, però! Perchè se è vero che ad ogni Comunione Gesù “ricambia al centuplo l'accoglienza che gli si fa” (S. Teresa di Gesù), è anche vero che saremo responsabili al centuplo delle nostre mancate accoglienze. Un confratello di P. Pio da Pietrelcina ha raccontato che un giorno andò a confessarsi dal santo Frate, accusando fra l'altro qualche omissione del ringraziamento alla S. Messa per ragioni di ministero. Benevolo nel giudicare le altre mancanze, P. Pio, quando udi questa mancanza divenne serio, dal volto scuro, e disse con voce ferma: “Guardiamo che il non potere non sia il non volere. Il ringraziamento lo devi fare sempre, se no la paghi cara”!

Pensiamoci, riflettiamoci seriamente. Per una cosa tanto preziosa come il ringraziamento, facciamo nostro l'ammonimento dello Spirito Santo: “Non perdere neppure la più piccola parte di un cosi grande bene” (Eccl. 14, 14).

Particolarmente bello è il ringraziamento fatto in intima unione con la Madonna Annunziata. Subito dopo la S. Comunione, anche noi portiamo Gesù nelle nostre anime e nel nostro corpo, a somiglianza di Maria SS. Annunziata; e non potremmo adorare Gesù nè amarLo meglio che unendoci alla Divina Mamma, facendo nostri i sentimenti di adorazione e di amore che Ella nutrì verso Gesù Dio racchiuso nel suo seno immacolato. A questo fine, può essere utile la recita meditata dei misteri gaudiosi del Rosario. Proviamo. Non potremo che guadagnarci a stare uniti alla Madonna per amare Gesù con il suo Cuore di Paradiso!

IL PANE DEI FORTI E IL VIATICO PER IL CIELO

Dovrebbe essere superfluo dire che Gesù Eucaristico è per tutti il vero Pane dei forti, il nutrimento degli eroi, il sostegno dei martiri, il conforto degli agonizzanti.

Nell’Eucaristia Gesù ripete i suoi amorosi richiami a noi travagliati e penanti in questa valle di lagrime: “Venite a Me, voi che siete affaticati e oppressi, e lo vi ristorerò” (Matt. 21, 28). È vero che “la vita dello uomo è un combattimento su questa terra” (Giob. 7, 1); è vero che i seguaci di Gesù “saranno perseguitati” come il loro Signore (Matt. 5, 10; 2 Tim. 3, 12); è vero che “coloro che sono di Cristo hanno crocifisso la loro carne con i suoi vizi e le sue concupiscenze” (Gal. 5, 24), e debbono vivere “morti al mondo” (Gal. 6, 34); ma è anche vero che con Gesù “io posso tutto” (Fil: 4, 13), perché Gesù è “tutto” (Giov. 1, 3; Col. 1, 17) e nella S. Comunione si fa proprio “tutto mio”. E allora “che ho da temere? - posso dire con la Serva di Dio Luisa M. Claret de la Touche - Colui che mantiene il mondo sui suoi poli è in me. Il Sangue di un Dio circola nelle mie vene. Non temere anima mia: Il Signore del mondo ti ha preso fra le sue braccia e vuole che ti riposi in Lui”.

Per questo S. Vincenzo de’ Paoli poteva chiedere ai suoi missionari: “Quando avete ricevuto nei cuori Gesù ci può essere un sacrificio impossibile per voi?”. E S. Vincenzo Ferreri, nei due anni di carcere che dovette patire come perseguitato, “sovrabbondò di gioia fra i travagli” (2 Cor. 7, 4), perché riuscì a ottenere di poter celebrare ogni giorno la S. Messa fra i ceppi, le catene e l’oscurità della galera. La stessa forza ed esultanza invase Santa Giovanna d’Arco quando le fu concesso di ricevere Gesù Eucaristico prima di salire sul rogo. Entrato Gesù nel tetro carcere, la santa si gettò in ginocchio fra le catene, ricevette Gesù e si raccolse in profonda preghiera. Appena chiamata per andare alla morte, si alzò e s’incamminò senza interrompere le preghiere, salì sul rogo e morì tra le fiamme, sempre unita a Gesù che le dimorava nell’anima e nel corpo immolato.

Ma tutta la storia dei martiri, da S. Stefano protomartire, all’angelico martire S. Tarcisio, ai martiri più recenti, attesta la forza sovrumana che l’Eucarestia dona nella lotta contro il demonio e contro tutte le forze demoniache che operano sulla terra (1 Piet. 5, 9).

Per riferire un solo esempio più recente, anni fa, nella Cina comunista, alcune Suore vennero arrestate e messe insieme ad altri prigionieri con la proibizione perfino di pregare. Le guardie sorvegliavano i loro gesti, la posizione del corpo, l’atteggiamento del volto e i movimenti delle labbra, per punire duramente ogni infrazione. Le poverine bramavano soprattutto una cosa: l’Eucaristia. Una vecchia cristiana si offrì al Vescovo per portare a loro segretamente le Ostie consacrate avvolte in un fazzoletto, e usò uno stratagemma ben riuscito. Si presentò alle prigioniere, davanti alle guardie, come stravolta dalla collera, vomitando una valanga di ingiurie contro le Suore; al momento propizio, però, passò lo involtino nella mano di una Suora, e lasciò la prigione, promettendo alle guardie che sarebbe tornata a... insultare le Suore!

Infine, ricordiamo il conforto celeste che la S. Comunione arreca agli infermi, e non solo alle loro anime, ma anche ai corpi, a volte prodigiosamente risanati. A S. Liduina e ad Alexandrina Da Costa, ad esempio, sparivano d’incanto le terribili sofferenze fisiche per tutto il tempo di durata delle sacre Specie nel loro corpo. Lo stesso, a S. Lorenzo da Brindisi e a S. Pietro Claver, quando celebravano la S. Messa, cessavano tutti i dolori delle gravi malattie da cui erano tormentati.

Più consolante di tutte, però, è l’ultima S. Comunione, quella detta Viatico, ossia cibo per il viaggio da questa all’altra vita. Come ci tenevano i Santi a riceverlo per tempo e con le migliori disposizioni!
Quando S. Domenico Savio fu mandato a casa perché gravemente ammalato, il medico del suo paese gli dette buone speranze di guarigione; ma il santo giovanetto chiamò suo papà e gli disse: “Papà, sarà bene fare un consulto con il Medico Celeste. Io desidero confessarmi e ricevere la Comunione”.

Quando la salute di S. Antonio M. Claret cominciò a destare serie apprensioni, furono chiamati due medici per un consulto. Avvertito, il Santo intui la gravità del male, e disse ai suoi: “Ho capito, ma prima pensiamo all’anima, poi al corpo”; e volle ricevere subito i Sacramenti; poi fece entrare i due medici, e disse loro: “Ora fate quello che volete”.

Prima l’anima e poi il corpo. Possibile che non lo comprendiamo? Eppure, spesso noi siamo così incoscienti che ci affanniamo tanto a portare il medico al letto di un ammalato, mentre ci riduciamo a chiamare il Sacerdote solo all’ultimo momento, quando magari l’infermo non è in grado di ricevere i Sacramenti con piena coscienza o addirittura non può neppure riceverli. Stupidi e stolti che siamo! Come non ci rendiamo conto che se non chiamiamo a tempo il Sacerdote mettiamo a rischio l’eterna salvezza del morente e lo priviamo del sostegno e del conforto più grande che si possa ricevere in quegli estremi momenti?

L’Eucaristia è il supremo pegno di vita del cristiano su questa povera terra d’esilio. “Il corpo nostro - scrive S. Gregorio Nisseno - unito al Corpo di Cristo acquista un principio d’immortalità, perché si unisce all’Immortale”. Quando la vita caduca del corpo viene meno, ecco Gesù, ecco Colui che è la Vita eterna. Egli si dona a noi nella Comunione per essere la Vita vera e perenne della nostra anima immortale, per essere la Resurrezione del nostro corpo mortale: “Chi mangia la mia Carne e beve il mio Sangue ha la vita eterna” (Giov. 6, 55), “Chi mangia di questo pane vivrà in eterno” (Giov. 6, 59), perché “lo sono la resurrezione e la vita” (Giov. 11, 25).

Il S. Viatico: che grazia! Quando il S. Curato d’Ars, moribondo, sentì il suono del campanello che annunciava l’arrivo del S. Viatico, si commosse fino alle lagrime, e disse: “Come trattenersi dal piangere quando Gesù viene a noi per l’ultima volta con tanto amore?”.

Si, Gesù Eucaristico è l’Amore divenuto mio cibo, mia forza, mia vita, mio cuore. Ogni volta che Lo ricevo, in vita come in morte, Egli si fa mio per farmi Suo. Si: Lui tutto mio e io tutto Suo. L’uno nell’altro, l’uno dello altro (Giov. 6, 58). Questa è la pienezza dell’Amore per l’anima e per il corpo, sulla terra e nei Cieli.

OGNI GIORNO CON LUI

Gesù sta nel Tabernacolo per me. Lui è il pane della mia vita soprannaturale. Lui è il cibo della mia anima. “La mia carne è veramente cibo, il mio sangue è veramente bevanda” (Giov. 6, 56). Se voglio nutrirmi spiritualmente ed essere pieno di vita debbo ricevere Lui: “Se non mangiate la mia Carne e non bevete il mio Sangue non avrete la vita in voi” (Giov. 6, 54). S. Agostino ci fa sapere che i suoi fedeli della Chiesa d’Africa chiamavano l’Eucaristia con la parola “Vita”; quando decidevano di accostarsi alla mensa eucaristica, dicevano: “Andiamo alla Vita”. Espressione mirabile!.

Per sostenere il mio organismo soprannaturale debbo nutrirlo: e l’Eucaristia è appunto il “Pane di vita” (Giov. 6, 35), il “Pane disceso dal cielo” (Giov. 6, 59) che dona e rinnova, conserva e accresce le energie spirituali della anima. S. Pietro G. Eymard arriva a dire: “La Comunione è così necessaria a noi per sostenere la nostra vita cristiana, come è necessaria agli Angeli la visione di Dio per mantenere la loro vita gloriosa”.

Ogni giorno debbo nutrire la mia anima, come ogni giorno nutro il mio corpo per donargli vigore. S. Agostino insegna: “L’Eucaristia è un pane quotidiano che si prende a rimedio della nostra quotidiana debolezza”. E S. Pietro G. Eymard aggiunge: “Gesù ha preparato non un’Ostia soltanto, ma una per ogni giorno della nostra vita. Le nostre Ostie sono preparate: non perdiamone neppure una”.

Gesù è l’Ostia d’amore così soave e salutare da far esclamare a S. Gemma Galgani: “Sento un gran bisogno di essere rinvigorita da quel cibo tanto dolce che mi dà Gesù. Questo tratto d’amore che Gesù mi fa ogni mattina, mi intenerisce e attira a sé tutti gli affetti del mio cuore”.

Per i Santi, la Comunione quotidiana è un’imperiosa esigenza di Vita e di Amore, corrispondente alla brama divina di Gesù di donarsi per essere la Vita e l’Amore di ogni anima. Non dimentichiamoci che il Giovedì Santo fu il giorno da Gesù “tanto desiderato” (Luc. 22, 15). Perciò il S. Curato d’Ars diceva con passione: “Ogni Ostia consacrata è fatta per struggersi d’amore in un cuore umano”. E S. Teresina scriveva alla sorella: “Non è per restare in una pisside d’oro, che Gesù discende ogni giorno dal cielo, ma per trovare un altro cielo, quello della nostra anima, dove Egli trova le sue delizie”; e quando un’anima, potendolo, non vuole ricevere Gesù nel suo cuore, “Gesù piange”; per questo, continua ancora S. Teresina, “quando il demonio non può entrare col peccato nel santuario di un’anima, vuole almeno che essa sia vuota, senza padrone, e allontana dalla Comunione”. È evidente, infatti, che si tratta di insidia diabolica, perché solo il demonio può avere interesse a tenerci lontani da Gesù. Stiamo all’erta, quindi. Cerchiamo di non cadere negli inganni del demonio: “Fate in modo di non perdere nessuna Comunione - raccomanda S. Margherita M. Alacoque - ; noi non sapremmo dare maggior gioia al nostro nemico, il demonio, che ritirandoci da Gesù, il quale gli toglie il potere che ha sopra di noi”.

La Comunione quotidiana è sorgente quotidiana di amore, di forza, di luce, di gioia, di coraggio, di ogni virtù e di ogni bene. “Chi ha sete venga a Me e beva” (Giov. 7, 37), ha detto Gesù; Egli solo è la “fonte di acqua zampillante per la vita eterna” (Giov. 4, 14). Come è possibile che ci sia chi non voglia o trovi difficoltà ad accostarsi ogni giorno a questa divina “mensa del Signore” (1 Cor. 10, 21)?

S. Tommaso Moro, Gran Cancelliere d’Inghilterra, morto martire per essersi opposto allo scisma, ascoltava ogni mattina la S. Messa e riceveva la S. Comunione. Alcuni amici cercavano di fargli notare che una tale assiduità non era conveniente ad un laico immerso in tanti affari di stato. “Voi mi opponete - rispondeva il Santo - tutte quelle ragioni che invece mi convincono di più a ricevere la S. Comunione ogni giorno. La mia dissipazione è grande, e con Gesù io imparo a raccogliermi. Le occasioni di offendere Dio sono frequenti, e io prendo ogni giorno forza da Lui per fuggirle. Ho bisogno di lumi e di prudenza per sbrigare affari molto difficili, e ogni giorno posso consultare Gesù nella S. Comunione: Egli è il mio grande Maestro”.

Al celebre biologo Banting fu chiesto una volta perché ci tenesse tanto alla Comunione quotidiana. “Avete mai pensato - rispose - che avverrebbe se ogni notte non scendesse la rugiada dal cielo? Nessuna pianta potrebbe svilupparsi; le erbe e i fiori non reggerebbero alla traspirazione che il calore diurno provoca in un modo o nell’altro. Il recupero di forze, il refrigeramento, l’equilibrio degli umori linfatici, e la vita stessa delle piante son dovuti alla rugiada...”. Fatta una pausa, continuò: “Anche la mia anima è come una piantina: qualcosa di delicato su cui vento e calore imperversano ogni giorno. Allora è necessario che ogni mattina io vada a fare il mio rifornimento di rugiada spirituale, accostandomi alla S. Comunione”.

S. Giuseppe Cottolengo raccomandava ai medici della “Casa della Divina Provvidenza” di ascoltare la Messa e fare la Comunione, prima di impegnarsi in difficili operazioni chirurgiche, perché, diceva, “la medicina è una grande scienza, ma il grande medico è Dio”. E il beato Giuseppe Moscati, celebre medico di Napoli, si regolava appunto così: si industriava fino all’incredibile (a costo di sacrifici anche enormi, specie a causa dei frequenti viaggi da fare) per non perdere la Comunione quotidiana; ma se qualche giorno gli era proprio impossibile comunicarsi, quel giorno non aveva coraggio di fare le visite mediche, perché, diceva, “senza Gesù non ho lumi sufficienti per i poveri ammalati”.

Oh! la passione dei Santi per la Comunione quotidiana! Chi può ridirla? S. Giuseppe da Copertino, che non mancò di unirsi ogni giorno al suo Diletto, arrivò a dire una volta ai suoi confratelli: “Sappiate che quel giorno in cui non potrò ricevere lo Pecoriello (così chiamava confidenzialmente l’Agnello Divino) passerò all’altra vita”. Difatti, soltanto un giorno la violenza del male gli impedi di ricevere Gesù Eucaristico: il giorno della morte!

Quando il papà di S. Gemma Galgani, preoccupato per la salute della figlia, la rimproverò perché ogni mattina usciva troppo presto per andare a Messa, sentì rispondersi dalla santa figlia: “Ma papà, a me mi fa male stare lontana da Gesù Sacramentato”.

Quando S. Caterina da Genova seppe dell’interdetto che gravava sulla sua città con la proibizione di celebrare la S. Messa e di distribuire la Comunione, ogni mattina si recava a piedì fuori Genova fino a un lontano Santuario, per potersi comunicare. Le fu detto che esagerava; e la Santa rispose: “Se dovessi percorrere miglia e miglia sui carboni accesi pur di arrivare a ricevere Gesù, direi quella via facile come se camminassi su un tappeto di rose”.

Impariamo la lezione, noi che forse abbiamo la Chiesa a pochi passi, ove recarci a nostro agio per ricevere Gesù nel cuore. E anche se dovesse costarci qualche sacrificio, non ne varrebbe forse la pena?

Ma c’è di più ancora, se pensiamo che i Santi avrebbero desiderato comunicarsi non una volta sola, ma più volte al giorno. A una figlia spirituale che in buona fede vantava il suo eroismo nel comunicarsi tutti i giorni, P. Pio da Pietrelcina una volta disse: “Figlia mia, se si potesse, farei dieci Comunioni al giorno con tutto il cuore!”. E quella volta che un figlio spirituale si accusò in confessione di aver fatto, per pura dimenticanza, due Comunioni nella stessa mattinata, P. Pio illuminandosi disse: “Beata dimenticanza!”.

Avanti! non facciamoci pregare per fare una cosa così santa come la Comunione quotidiana, a cui attingere ogni bene per l’anima e per il corpo.

Per l’anima. S. Cirillo di Gerusalemme. Padre e Dottore della Chiesa, scrive: “Se il veleno dell’orgoglio ti gonfia, ricorri all’Eucaristia, e il Pane, sotto le cui apparenze si è annichilato il tuo Dio, t’insegnerà l’umiltà. Se in te arde la febbre dell’avarizia, cibati di questo pane, e imparerai la generosità. Se ti rattrista il vento gelido dell’avarizia, ricorri al Pane degli Angeli, e nel tuo cuore spunterà rigogliosa la carità. Se ti senti spinto dall’intemperanza, cibati della Carne e del Sangue di Cristo, che nella vita terrena praticò sì eccellentemente la sobrietà, e diverrai temperante. Se sei pigro e indolente nelle cose spirituali, rinforzati con questo cibo celeste, e diverrai fervente. Se, infine, ti senti ardere dalla febbre dell’impurità, accostati al banchetto degli Angeli, e la Carne immacolata di Cristo ti farà puro e casto”.

Quando si volle sapere come avesse fatto S. Carlo Borromeo a conservarsi puro e delicato tra i suoi giovani coetanei dissipati e frivoli, si scoprì il suo segreto: la Comunione frequente. E fu lo stesso S. Carlo a raccomandare la Comunione frequente al ragazzo Luigi Gonzaga, divenuto il santo tutto angelico e liliale. Veramente l’Eucaristia si rivela “frumento degli eletti e vino che fa germogliare i vergini” (Zac. 9, 17). E S. Filippo Neri, conoscitore profondo dei giovani, diceva: “La devozione al SS. Sacramento e la devozione alla Vergine sono, non il migliore, ma l’unico mezzo per conservare la purezza. Non vi è che la Comunione che può conservare puro un cuore a venti anni... Non ci può essere castità senza Eucaristia”. È verissimo.

Per il corpo. Quante volte a Lourdes non si è ripetuto per l’Eucaristia quel che il Vangelo dice di Gesù: “usciva da lui una virtù e guariva tutti” (Luc. 8, 46)? Quanti corpi non sono stati sanati dal dolce Signore racchiuso nei candidi veli? Quanti poveri e sofferenti non hanno ricevuto, con il Pane eucaristico, il pane della salute, del sostentamento, della Provvidenza?... S. Giuseppe Cottolengo un giorno si avvide che parecchi ricoverati della “Casa della Provvidenza” non si erano accostati a ricevere la S. Comunione. La Pisside era rimasta piena. Proprio in quel giorno scarseggiava il pane. Il Santo, deposta la Pisside sull’altare, si voltò e disse con grande animazione queste parole più che espressive: “Pisside piena, sacchi vuoti!”.

Proprio così. Gesù è la pienezza di vita e di amore della mia anima. Senza di Lui resto vuoto e arido. Con Lui, invece, possiedo ogni giorno le riserve infinite di ogni bene, purezza e gioia.

LA COMUNIONE SPIRITUALE

La Comunione Spirituale è la riserva di vita e di amore eucaristico sempre a portata di mano per gli innamorati di Gesù Ostia. Mediante la Comunione Spirituale, infatti, vengono soddisfatti i desideri d’amore dell’anima che vuole unirsi a Gesù suo Diletto Sposo. La Comunione spirituale è unione d’amore fra l’anima e Gesù Ostia. Unione tutta spirituale, ma reale più reale della stessa unione fra l’anima e il corpo, “perché la anima vive più dove ama che dove vive”, dice S. Giovanni della Croce.

La Comunione spirituale suppone, è evidente, la fede nella Presenza Reale di Gesù nei Tabernacoli; comporta il desiderio della Comunione Sacramentale; esige il ringraziamento per il dono ricevuto da Gesù. Tutto questo è espresso con semplicità e brevità nella formula di S. Alfonso de’ Liguori: “Gesù mio, credo che voi siete nel SS. Sacramento. Vi amo sopra ogni cosa. Vi desidero nell’anima mia. Giacché ora non posso ricevervi sacramentalmente, venite almeno spiritualmente nel mio cuore... (pausa). Come già venuto, Vi abbraccio e tutto mi unisco a Voi. Non permettete che io mi abbia mai a separare da voi”.

La Comunione spirituale produce gli stessi effetti della Comunione Sacramentale a seconda delle disposizioni con cui si fa, della maggiore o minore carica di affetto con cui si desidera Gesù, dell’amore più o meno intenso con cui si riceve Gesù e ci si intrattiene con Lui.

Privilegio esclusivo della Comunione spirituale è quello di poter essere fatta quante volte si vuole (anche centinaie di volte al giorno), quando si vuole (anche in piena notte), dove si vuole (anche in un deserto o su... un aereo in volo).

È conveniente fare la Comunione spirituale specialmente quando si assiste alla S. Messa e non si può fare la Comunione sacramentale. All’atto in cui il Sacerdote si comunica, l’anima si comunichi anch’ella chiamando Gesù nel suo cuore. In questo modo ogni Messa ascoltata è completa: offerta, immolazione, comunione.

Quanto sia preziosa la Comunione spirituale lo disse Gesù stesso a S. Caterina da Siena in una visione. La Santa temeva che la Comunione spirituale non avesse nessun valore rispetto alla Comunione sacramentale. Gesù in visione le apparve con due calici in mano, e le disse: “In questo calice d’oro metto le tue Comunioni sacramentali; in questo calice d’argento metto le tue Comunioni spirituali. Questi due calici mi sono tanto gràditi”.

E a S. Margherita Maria Alacoque, molto assidua nel mandare i suoi desideri di fiamma a chiamare Gesù nel Tabernacolo, una volta Gesù disse: “Mi è talmente caro il desiderio di un’anima di ricevermi, che lo mi precipito in essa ogni volta che mi chiama con i suoi desideri”.

Quanto sia stata amata dai Santi la Comunione spirituale non ci vuol molto a intuirlo. La Comunione spirituale soddisfa almeno in parte a quell’ansia ardente di essere sempre “uno” con chi si ama. Gesù stesso ha detto: “Rimanete in Me e io rimarrò in voi” (Giov. 15, 4). E la Comunione spirituale aiuta a restare uniti a Gesù, sebbene lontani dalla sua dimora. Altro mezzo non c’è per placare gli aneliti di amore che consumano i cuori dei Santi. “Come una cerva anela ai corsi delle acque, così la mia anima anela a Te, o Dio” (Salm. 41, 2): è il gemito amoroso dei Santi. “O Sposo mio diletto - esclama S. Caterina da Genova - io desidero talmente la gioia di stare con te, che, mi pare, se fossi morta risusciterei per riceverti nella Comunione”. E la B. Agata della Croce provava così acuto il desiderio di vivere sempre unita a Gesù Eucaristico, che ebbe a dire: “Se il confessore non mi avesse insegnato a fare la Comunione spirituale, non avrei potuto vivere”.

Per S. Maria Francesca delle Cinque Piaghe, ugualmente, la Comunione spirituale era l’unico sollievo al dolore acuto che provava nello stare chiusa in casa, lontana dal suo Amore, specialmente quando non le era concesso di fare la Comunione sacramentale. Allora saliva sul terrazzo della casa e guardando la Chiesa sospirava fra le lagrime: “Beati coloro che oggi ti hanno ricevuto nel Sacramento, Gesù. Fortunate le mura della Chiesa che custodiscono il mio Gesù. Beati i Sacerdoti che sono sempre vicini a Gesù amabilissimo”. E solo la Comunione spirituale poteva placarla un po’.

Ecco uno dei consigli che P. Pio da Pietrelcina dava a una sua figlia spirituale: “Nel corso del giorno, quando non ti è permesso di fare altro, chiama Gesù, anche in mezzo a tutte le tue occupazioni, con gemito rassegnato dell’anima, ed egli verrà e resterà sempre unito con la anima mediante la sua grazia e il suo santo amore. Vola con lo spirito dinanzi al Tabernacolo, quando non ci puoi andare col corpo, e là sfoga le ardenti brame ed abbraccia il Diletto delle anime meglio che se ti fosse dato di riceverlo sacramentalmente”.

Approfittiamo anche noi di questo grande dono. Specialmente nei momenti di prova o di abbandono, che cosa ci può essere di più prezioso dell’unione con Gesù Ostia mediante la Comunione Spirituale? Questo santo esercizio può riempirci le giornate di amore come d’incanto, può farci vivere con Gesù in un abbraccio d’amore che dipende solo da noi rinnovare spesso fino a non interromperlo pressoché mai.

S. Angela Merici aveva la passione amorosa della Comunione Spirituale. Non soltanto la faceva spesso ed esortava a farla, ma arrivò a lasciarla come “eredità” alle sue figlie perche la praticassero perpetuamente.

La vita di S. Francesco di Sales non dovette forse essere tutta una catena di Comunioni spirituali? Era suo proposito fare una Comunione spirituale almeno ogni quarto d’ora. Lo stesso proposito l’aveva fatto il B. Massimiliano M. Kolbe fin da giovane. E il Servo di Dio Andrea Beltrami ci ha lasciato una breve pagina del suo diario intimo che è un piccolo programma di vita vissuta in Comunione spirituale ininterrotta con Gesù Eucaristico. Ecco le sue parole: “Ovunque mi trovi, penserò sovente a Gesù in Sacramento. Fisserò il mio pensiero al S. Tabernacolo anche quando mi svegliassi di notte, adorandolo da dove mi trovo, chiamando Gesù in Sacramento, offrendogli l’azione che sto facendo. Stabilirò un filo telegrafico dallo studio alla Chiesa, un altro dalla camera, un terzo dal refettorio; e manderò più sovente che mi sarà possibile dei dispacci d’amore a Gesù in Sacramento”. Quale continua corrente d’amore divino su quei cari... fili telegrafici!

Di queste e simili sante industrie i Santi sono stati molto attenti a servirsi per dare sfogo alla piena del loro cuore che non si saziava mai d’amare. “Più Ti amo, meno Ti amo - esclamava Santa Francesca Saverio Cabrini - perché di più vorrei amarTi. Non ne posso più... dilata, dilata il cuor mio...”.

Quando S. Rocco da Montpellier passò cinque anni carcerato perché ritenuto un pericoloso vagabondo, nel carcere stava sempre con gli occhi fissi al finestrino, pregando. Il carceriere gli chiese: “Che guardi?”. Il Santo gli rispose: “Guardo il campanile della Parrocchia”. Era il richiamo di una Chiesa, di un Tabernacolo, di Gesù Eucaristico suo indivisibile amore.

Anche il S. Curato d’Ars diceva ai fedeli: “Alla vista di un campanile voi potete dire: là è Gesù, perché là un Sacerdote ha celebrato la Messa”. E il B. Luigi Guanella, quando accompagnava in treno i pellegrinaggi ai Santuari, raccomandava sempre ai pellegrini di rivolgere il pensiero e il cuore a Gesù ogni volta che vedevano un campanile dal finestrino del treno. “Ogni campanile - diceva - ci richiama a una Chiesa, nella quale è un Tabernacolo, si celebra la Messa, sta Gesù”.

Irnpariamo dai Santi anche noi. Vogliano essi comunicarci qualche fiamma dell’incendio di amore che consumava i loro cuori. Ma mettiamoci anche noi all’opera, facendo molte Comunioni spirituali, specialmente nei momenti più impegnativi della giornata. Allora anche in noi avverrà presto l’incendio d’amore, perché è consolantissimo quel che ci assicura S. Leonardo da Porto Maurizio: “Se voi praticate parecchie volte al giorno il santo esercizio della Comunione spirituale, vi dò un mese di tempo per vedere il vostro cuore tutto cambiato”. Appena un mese: inteso?






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